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Dall’Italia a Las Vegas, l’innovazione tricolore si misura con il mondo al CES 2026

Cinquantuno startup italiane, una piemontese nella sanità digitale e il Consumer Electronics Show, che da quasi sessant’anni anticipa il futuro tecnologico globale

Dall’Italia a Las Vegas, l’innovazione tricolore si misura con il mondo al CES 2026

Dall’Italia a Las Vegas, l’innovazione tricolore si misura con il mondo al CES 2026

Dal 6 al 9 gennaio 2026 Las Vegas torna a essere la capitale mondiale dell’innovazione. Qui si svolge il CES – Consumer Electronics Show, la più grande fiera tecnologica internazionale, un appuntamento che da decenni non si limita a esporre prodotti ma definisce traiettorie, orienta investimenti e segnala con largo anticipo dove sta andando l’economia globale della tecnologia. In questo scenario ad altissima competizione, l’Italia è presente con una delegazione strutturata e numerosa: 51 startup, enti di ricerca, acceleratori, cluster regionali e attori istituzionali coordinati dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Il Padiglione Italia è ospitato all’Eureka Park, l’area del CES dedicata alle giovani imprese tecnologiche più promettenti. Qui si concentrano venture capitalist, grandi gruppi industriali, decision maker pubblici e osservatori internazionali. Non è una vetrina qualsiasi: per molte startup, essere selezionati per il CES significa entrare nel radar globale dell’innovazione.

Cos’è il CES e qual è l'impatto italiano

Il CES nasce nel 1967 a New York, quando l’elettronica di consumo muoveva i primi passi verso la diffusione di massa. Da allora è diventato il principale evento mondiale per la tecnologia applicata. Al CES sono stati presentati per la prima volta prodotti che hanno cambiato la vita quotidiana: dal videoregistratore al CD player, dal DVD all’alta definizione, fino alle più recenti rivoluzioni legate a intelligenza artificiale, guida autonoma, robotica, cloud computing e digital health.

A differenza di molte fiere settoriali, il CES non è limitato a un comparto. È un ecosistema che mette insieme industria, ricerca, finanza e politica industriale, anticipando tendenze che nei mesi successivi entreranno nei mercati globali. Per questo la presenza di un Paese al CES non è solo simbolica: è una dichiarazione di competitività.

La missione italiana al CES 2026 coinvolge oltre 60 organizzazioni e startup provenienti da 13 regioni, a testimonianza di un ecosistema sempre più diffuso. I settori rappresentati spaziano dalla gestione dell’energia green al monitoraggio di infrastrutture e aree a rischio, dalla blockchain per la certificazione di documenti e filiere ai software per l’autenticità dei media, fino a soluzioni avanzate per la sicurezza, la robotica e la sanità.

A guidare la delegazione è ICE, che punta a trasformare la presenza in fiera in opportunità concrete di business. Lo ha spiegato chiaramente il presidente Matteo Zoppas, sottolineando come l’Italia non possa permettersi di arretrare su sfide cruciali come guida autonoma e robot umanoidi, già realtà operative negli Stati Uniti e in Asia. I numeri raccontano un trend significativo: l’interscambio hi-tech tra Italia e Stati Uniti ha raggiunto 10,23 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita del 53,8% in un solo anno. L’export italiano di elettronica di consumo ha superato i 3 miliardi di euro, mentre comparti come biotecnologie, life science e aerospace registrano aumenti a tre cifre.

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Il Piemonte al CES: la sanità digitale protagonista

Dentro questo quadro nazionale, c’è anche un pezzo di Piemonte. Tra le 51 startup selezionate figura Salute360, realtà con sede a Bruino, alle porte di Torino. Non una presenza simbolica, ma una proposta che intercetta uno dei nodi più concreti dei sistemi sanitari contemporanei: la difficoltà per cittadini e pazienti di orientarsi tra servizi, strutture, documenti e professionisti.

Al CES 2026 Salute360 presenta Salute360 AI, un chatbot di navigazione sanitaria basato sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è rendere leggibile e continuo un percorso di cura spesso frammentato, accompagnando l’utente dalla prevenzione alla diagnosi, dall’accesso ai servizi territoriali fino alla gestione della documentazione clinica. Non si tratta di un progetto sperimentale: in Italia la piattaforma conta già oltre 200.000 pazienti e 8.000 provider sanitari coinvolti.

In un contesto come quello statunitense, dove la sanità è altamente complessa e disomogenea, soluzioni capaci di semplificare l’esperienza del paziente sono osservate con grande attenzione. La digital health è uno dei segmenti più competitivi del CES, e la presenza piemontese dimostra come l’innovazione possa nascere da bisogni quotidiani, trasformandosi in prodotti scalabili a livello globale.

Non solo una fiera, ma un sistema

La partecipazione italiana al CES non si esaurisce nei giorni dell’evento. Il lavoro di Area Science Park, che ha curato la preparazione delle startup, e di Innovit, l’hub dell’innovazione italiana a San Francisco, costruisce una filiera che accompagna le imprese anche dopo la fiera, sul terreno delle relazioni industriali e degli investimenti.

Il CES resta dunque molto più di una vetrina. È un banco di prova durissimo, dove la tecnologia viene valutata non per le promesse, ma per la capacità di reggere il confronto globale. Per l’Italia, e per il Piemonte, esserci con soluzioni mature significa giocare una partita che va oltre l’orgoglio nazionale: riguarda competitività, attrazione di capitali e futuro industriale.

Da Bruino a Las Vegas il salto geografico è netto. Quello tecnologico è il risultato di un lavoro che parte dal territorio e prova a parlare al mondo. In un evento che ogni anno anticipa il futuro, l’Italia arriva con un messaggio chiaro: l’innovazione non è solo hardware e algoritmi, ma soluzioni concrete a problemi reali.

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