Cerca

Attualità

Oggi riprendono le lezioni per i 7 milioni di studenti italiani: ma si parla sottovoce...

Sette milioni di studenti riprendono le lezioni tra lutto condiviso e un esame di Stato che cambia volto e regole

Oggi riprendono le lezioni

Oggi riprendono le lezioni per i 7 milioni di studenti italiani: ma si parla sottovoce...

Dopo la pausa per le festività natalizie, le scuole italiane hanno riaperto oggi le porte a circa sette milioni di studenti, segnando l’avvio di una fase dell’anno scolastico tradizionalmente densa di aspettative, verifiche e decisioni cruciali. Il rientro in classe non è stato però un semplice ritorno alla routine. A pesare sull’inizio delle lezioni è stato un clima duplice, fatto da un lato di attenzione per le novità sulla Maturità 2026, dall’altro da un momento di raccoglimento collettivo che ha attraversato tutte le aule del Paese.

In tutte le scuole italiane, alla prima campanella dopo le vacanze, è stato infatti osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’incendio avvenuto a Crans Montana. L’indicazione è arrivata direttamente dal ministero dell’Istruzione, che ha invitato dirigenti, docenti e studenti a fermarsi per ricordare una tragedia che ha colpito giovani vite. «Un minuto di raccoglimento rappresenta un momento di condivisione del dolore delle famiglie colpite ed una occasione di riflessione per tutta la comunità scolastica sui valori della vita e della responsabilità civile», si legge nella circolare inviata alle scuole. Parole che hanno dato il tono a una ripartenza segnata non solo dalla didattica, ma anche dal senso di comunità.

Sul piano istituzionale, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha voluto affidare a un messaggio scritto il pensiero del dicastero. «In questo momento di profondo dolore il pensiero della comunità scolastica è rivolto ai giovani che hanno perso la vita in circostanze che avrebbero dovuto essere di spensieratezza e condivisione», ha scritto. «Con un minuto di silenzio nelle scuole vogliamo ricordare le giovani vittime ed esprimere vicinanza alle loro famiglie, alle quali va il mio pensiero commosso e il più sentito cordoglio». Il messaggio, letto in molti istituti, ha accompagnato l’avvio delle lezioni, trasformando l’inizio dell’anno in un momento di riflessione collettiva.

Accanto al raccoglimento, però, la scuola italiana si trova ad affrontare un passaggio cruciale sul fronte degli esami di Stato. L’anno scolastico in corso è infatti quello che condurrà alla Maturità 2026, destinata a segnare una svolta rispetto agli anni precedenti. Entro la fine di gennaio, il ministero dovrà rendere note una serie di decisioni attese da studenti, famiglie e docenti: le discipline oggetto della seconda prova scritta tra le materie caratterizzanti i diversi percorsi di studio, l’eventuale terza prova scritta prevista per specifici indirizzi e le quattro materie che costituiranno la base del colloquio orale.

È proprio il colloquio a rappresentare uno dei punti più rilevanti della riforma. A partire dalla Maturità 2026, la prova orale non sarà più costruita su un impianto generico o su un numero variabile di discipline, ma si svolgerà su quattro materie scelte annualmente dal ministero. Una scelta che mira a rendere il colloquio più strutturato e meno affidato all’improvvisazione, introducendo criteri di maggiore omogeneità su scala nazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di valorizzare la preparazione complessiva dello studente, evitando squilibri tra istituti e indirizzi.

La riforma prevede anche un principio destinato a incidere in modo significativo sull’esito finale dell’esame: l’esame di Stato sarà considerato valido solo se il candidato svolgerà regolarmente tutte le prove previste. Una norma che rafforza l’idea di un percorso unitario e indivisibile, in cui ogni prova concorre in modo essenziale alla valutazione complessiva. Non sarà dunque possibile ottenere la maturità in presenza di prove mancanti o non sostenute, rafforzando il valore legale e simbolico del diploma.

Sul fronte dell’organizzazione, il nuovo impianto dell’esame introduce una commissione unica ogni due classi, composta da cinque membri. La struttura prevede un presidente esterno, due commissari esterni e due interni, con l’obiettivo di bilanciare conoscenza del percorso scolastico degli studenti e garanzia di imparzialità. A questa novità si affianca l’introduzione di una formazione specifica per i commissari, pensata per uniformare criteri di valutazione e modalità di conduzione delle prove, riducendo le differenze interpretative che negli anni hanno spesso alimentato polemiche e ricorsi.

Un altro tassello della riforma riguarda i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, noti come Pcto. A partire da quest’anno, questi percorsi sono stati ridenominati “formazione scuola-lavoro”, una scelta lessicale che non è solo formale. L’intento del ministero è quello di sottolineare la stretta relazione tra formazione scolastica e mondo del lavoro, rafforzando il legame tra ciò che si apprende in aula e le competenze richieste fuori dalla scuola. Un cambiamento che si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’istruzione secondaria nel preparare gli studenti alle sfide professionali e universitarie.

Sul piano della valutazione finale, resta centrale il meccanismo dei crediti scolastici, che si sommano ai punteggi ottenuti nelle prove d’esame. Per i candidati che raggiungano almeno 90 punti complessivi, la commissione potrà integrare il punteggio fino a un massimo di tre punti aggiuntivi. Una possibilità che punta a premiare i percorsi di eccellenza e a valorizzare risultati particolarmente brillanti, lasciando però alla commissione un margine di discrezionalità che dovrà essere esercitato con criteri chiari e motivati.

Il ritorno in classe di oggi, dunque, segna molto più di una semplice ripresa delle lezioni. Per gli studenti degli ultimi anni delle superiori rappresenta l’inizio del conto alla rovescia verso un esame che si annuncia più strutturato, più esigente e più regolato rispetto al passato. Per i docenti, significa confrontarsi con un quadro normativo in evoluzione, che richiede aggiornamento e adattamento. Per le famiglie, è il momento in cui le scelte ministeriali iniziano a tradursi in preoccupazioni concrete e aspettative sul futuro dei figli.

In questo contesto, il minuto di silenzio osservato nelle scuole ha assunto un valore che va oltre il gesto simbolico. Ha ricordato che la scuola non è soltanto un luogo di apprendimento, ma anche uno spazio di educazione civica, di condivisione del dolore e di costruzione di una memoria collettiva. Un inizio d’anno che, tra riforme annunciate e lutti condivisi, restituisce l’immagine di un sistema scolastico chiamato a tenere insieme rigore, responsabilità e umanità.

Mentre il ministero si prepara a sciogliere entro poche settimane i nodi sulle prove d’esame, le aule tornano a riempirsi di voci, interrogazioni e programmi da portare a termine. La Maturità 2026, ancora lontana nel calendario, è già presente nelle agende delle scuole e nelle preoccupazioni degli studenti. E la giornata di oggi, con il suo carico di silenzio e di attese, segna l’inizio di un percorso che accompagnerà l’intero Paese fino alla prossima estate.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori