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06 Gennaio 2026 - 15:28
Jean Marie Guehenno, President and Chief Executive Officer, International Crisis Group ICG
Dall’aula di un tribunale di Manhattan alle acque fredde del Mar Baltico, fino ai ghiacci della Groenlandia, si compone un quadro che parla dell’Europa, della sua esposizione strategica e della difficoltà crescente di difendere autonomia e interessi in un contesto di pressione simultanea. Il 5 gennaio 2026, davanti a un giudice statunitense, Nicolás Maduro pronuncia una frase destinata a pesare nel dibattito internazionale: sono un prigioniero di guerra, sono stato rapito. Nello stesso periodo, unità navali della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) pattugliano il Baltico dopo una sequenza di danneggiamenti a cavi sottomarini e infrastrutture energetiche considerate strategiche. Più a nord, la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, torna al centro di dichiarazioni e ipotesi di controllo diretto da parte degli Stati Uniti, riemerse con forza dopo l’operazione che ha portato all’arresto del leader venezuelano. Episodi diversi, ma legati da un filo comune: l’Europa come spazio contendibile, sottoposto a pressioni militari, economiche, tecnologiche e giuridiche da tre attori che agiscono con logiche differenti ma convergenti nei loro effetti.
L’analisi proposta da Jean-Marie Guéhenno (diplomatico e politologo) su Le Monde ha posto una domanda semplice e difficile da eludere: se Washington decidesse di forzare la mano su un territorio europeo strategico come la Groenlandia, l’Unione Europea e Copenaghen avrebbero davvero gli strumenti per opporsi in modo credibile? Non è un esercizio teorico. Negli ultimi mesi, decisioni politiche, operazioni militari e scelte normative hanno modificato in profondità il contesto di sicurezza del continente, rendendo evidente una fragilità strutturale che va oltre le singole crisi.
La Russia continua a condurre una guerra ibrida estesa, che combina l’invasione dell’Ucraina con azioni di sabotaggio, cyberattacchi e campagne di disinformazione rivolte alle società europee. Nel Baltico, dall’autunno 2024, si sono moltiplicati gli episodi di danneggiamento a cavi sottomarini per telecomunicazioni e interconnessioni elettriche. Nel 2025 la NATO ha attivato l’operazione Baltic Sentry, impiegando navi, velivoli e droni subacquei per la sorveglianza delle infrastrutture critiche. Finlandia, Estonia e Svezia hanno aperto indagini su singoli episodi, mentre esercitazioni come Freezing Winds hanno rafforzato la preparazione contro minacce sotto la soglia del conflitto armato tradizionale. Sul piano politico, l’Unione Europea ha costruito un quadro di risposta che include pacchetti successivi di sanzioni, arrivati nel 2025 al diciassettesimo, e nuovi strumenti giuridici contro la manipolazione dell’informazione e le ingerenze straniere. L’applicazione del Digital Services Act (Regolamento sui servizi digitali) e il lavoro delle strutture di EEAS StratCom (European External Action Service Strategic Communications) mostrano come il fronte interno sia ormai parte integrante del campo di confronto.
Accanto alla pressione russa, la Cina esercita una forma di influenza più silenziosa ma non meno incisiva, basata sulla coercizione economica e sul controllo delle catene di approvvigionamento. Il caso della Lituania, colpita da restrizioni commerciali informali dopo l’apertura a Vilnius di un ufficio di rappresentanza con riferimento a Taiwan, ha rappresentato un punto di svolta. La risposta europea si è concretizzata con l’entrata in vigore dello Strumento anti-coercizione (Regolamento (UE) 2023/2675), pensato per consentire reazioni rapide e proporzionate a pressioni economiche esercitate da Stati terzi. La strategia del cosiddetto de-risking mira a ridurre dipendenze critiche senza interrompere i rapporti commerciali, intervenendo su settori come terre rare, magneti permanenti, batterie e semiconduttori. In questo quadro, la Groenlandia assume un rilievo particolare per le sue risorse minerarie, come il progetto Malmbjerg, e per la possibilità di approvvigionamenti considerati politicamente affidabili in un mercato dominato in larga parte da Pechino.
Il terzo elemento di pressione è rappresentato dagli Stati Uniti, alleato centrale per la sicurezza europea ma sempre più inclini a un uso unilaterale della propria potenza. L’operazione Absolute Resolve, che ha portato il 3 gennaio 2026 alla cattura di Nicolás Maduro e Cilia Flores e alla loro comparizione davanti a un tribunale di New York, va letta non solo come iniziativa giudiziaria ma come segnale politico. Quando Washington ritiene in gioco interessi vitali, agisce anche al di fuori di una cornice multilaterale condivisa. Nel 2025, le sanzioni statunitensi contro giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale e il rafforzamento di misure extraterritoriali hanno mostrato come l’accesso a servizi finanziari, circuiti di pagamento, infrastrutture digitali e cloud, in gran parte controllati da aziende americane, possa diventare uno strumento di pressione indiretta anche verso soggetti europei. Non si tratta di trasformare gli USAin un avversario, ma di riconoscere un’asimmetria che espone l’Europa a decisioni prese altrove.
Negli ultimi due anni, tuttavia, il continente non è rimasto immobile. Tutti i 32 membri della NATO hanno raggiunto o stanno raggiungendo il target del 2% del PIL per la spesa militare, con alcuni Paesi dell’est che lo superano ampiamente. In ambito industriale, iniziative come ASAP (Atto per il sostegno alla produzione di munizioni) puntano a una capacità annua di due milioni di colpi d’artiglieria, mentre EDIP (European Defence Industry Programme) e il Fondo Europeo per la Difesa (EDF, European Defence Fund) sostengono ricerca, sviluppo e cooperazione tra industrie di diversi Stati membri. Sul piano economico, lo Strumento anti-coercizione e le politiche sulle materie prime critiche cercano di rafforzare la resilienza delle filiere. Nel campo della sicurezza infrastrutturale, operazioni come Baltic Sentry e la cooperazione con l’industria privata stanno costruendo una rete di sorveglianza e risposta più articolata.
Resta però un dato di fondo: il tempo gioca contro l’Europa. La guerra in Ucraina continua a consumare risorse e attenzione politica, mentre le pressioni esterne si accumulano. La questione della Groenlandia, con le sue basi strategiche come Pituffik Space Base (ex Thule Air Base), le rotte artiche e le risorse minerarie, sintetizza il problema. Il solo fatto che leader europei e istituzioni danesi abbiano dovuto ribadire pubblicamente che qualsiasi azione militare su quel territorio sarebbe incompatibile con l’Alleanza Atlantica indica quanto sia fragile l’equilibrio.
Le immagini che arrivano da New York, dai fondali del Baltico e dall’Artico raccontano la stessa storia. Il diritto internazionale rimane una risorsa centrale per l’Europa, ma senza capacità di deterrenza rischia di ridursi a dichiarazione di principio. Allo stesso tempo, la potenza esercitata senza regole produce instabilità e sfiducia. L’Unione Europea dispone ancora di margini per rafforzare la propria posizione, ma solo se saprà trasformare strumenti normativi e investimenti industriali in capacità operative reali. La vulnerabilità attuale non è inevitabile. È il risultato di scelte passate e può essere corretta solo con decisioni coerenti, rapide e misurabili, prima che le pressioni esterne rendano ogni margine di manovra ancora più stretto.
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Jean-Marie Guéhenno è uno di quei diplomatici che hanno conosciuto il mondo non dalle mappe, ma dalle sue ferite aperte. Francese, formato nelle scuole d’élite dello Stato, ha trascorso anni al vertice delle Nazioni Unite guidando le missioni di pace nei luoghi dove la parola “pace” è spesso solo un auspicio. Ha visto da vicino guerre civili, Stati fragili, compromessi impossibili e l’enorme distanza tra le dichiarazioni solenni della comunità internazionale e la realtà sul terreno.
Oggi, da studioso e analista, continua a raccontare ciò che ha imparato: che il multilateralismo è necessario, ma fragile; che la pace non si impone, si costruisce lentamente; e che senza responsabilità politica e memoria degli errori, anche le migliori intenzioni rischiano di restare vuote formule.
Fonti: Le Monde, NATO, Commissione Europea, Consiglio dell’Unione Europea, Corte Penale Internazionale, Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, EEAS StratCom, Digital Services Act, Regolamento (UE) 2023/2675.
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