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Caselle in affanno, Giachino all’attacco: “Così l’aeroporto di Torino frena lo sviluppo della città e della Regione”

Lo scalo viaggia sotto le sue potenzialità, bastano pochi voli dirottati per mandarlo in crisi e riaccendere lo scontro politico

l’aeroporto di Torino

L’aeroporto di Torino con Giachino

Serve un cambio di passo deciso per l’aeroporto di Torino-Caselle, perché nelle condizioni attuali non è in grado di sostenere lo sviluppo del territorio. A lanciare l’allarme è Mino Giachino, responsabile torinese dell’Udc, che torna a puntare il dito contro una situazione definita ormai strutturale, emersa con forza nel corso dell’ultimo fine settimana.

Alcuni voli dirottati su Torino da Bergamo Orio al Serio, uniti al pienone delle festività e all’arrivo di passeggeri con bagagli da sci, hanno provocato attese prolungate e disagi significativi. A peggiorare il quadro, la rottura di un nastro trasportatore ha lasciato a terra oltre un migliaio di bagagli, evidenziando le difficoltà operative dello scalo nel gestire picchi improvvisi di traffico.

Secondo Giachino, il problema non è episodico ma affonda le radici in anni di mancata valorizzazione dell’infrastruttura. «Serve rilanciare l’aeroporto di Torino perché aiuti il rilancio della Città e della Regione. Da anni viaggia al disotto delle sue potenzialità», afferma l’esponente dell’Udc, sottolineando come Caselle proceda a ritmi inferiori rispetto agli altri aeroporti nazionali e fatichi ad assorbire aumenti improvvisi della domanda.

Nel suo intervento, Giachino respinge l’idea che lo scalo sia in una fase di crescita significativa. «Non è vero che l’aeroporto è in una fase di forte sviluppo. Da almeno dieci anni l’aeroporto di Torino, una delle strutture, o asset come si dice oggi, più importanti per lo sviluppo e la crescita della nostra economia cittadina e regionale, viaggia al di sotto delle sue potenzialità, quindi non dà alla nostra economia il contributo di Pil di cui avremmo bisogno», sostiene, collegando direttamente la debolezza dell’infrastruttura ai ritardi economici del territorio.

Per Giachino, una crescita più sostenuta dello scalo avrebbe ricadute dirette sull’occupazione e sull’indotto. «Crescere di più vorrebbe dire creare nuovi posti di lavoro, vorrebbe dire dare una spinta a tutte le nostre attività commerciali, dagli alberghi ai negozi, ai taxi. Un aeroporto efficiente attira investimenti di nuove aziende. Bologna ha il doppio di passeggeri», rimarca, chiamando in causa il confronto con altri scali del Nord Italia.

Nel mirino finisce anche la gestione politica del passato. «Che l’aeroporto sia tra i più importanti motori di sviluppo della Città lo dimostra il fatto che una volta il Comune e la Regione erano azionisti nell’aeroporto», ricorda Giachino, aggiungendo che «solo la limitata visione della sinistra portò a intitolare a Pertini invece di intitolarlo al più grande statista italiano nato e morto a Torino, Camillo Benso Conte di Cavour». Secondo l’esponente centrista, la successiva vendita delle quote da parte di Comune e Regione, dettata da bilanci difficili, ha privato gli enti locali della possibilità di incidere sulla gestione strategica dello scalo.

Il risultato, conclude Giachino, è sotto gli occhi di tutti. «È bastato che venissero dirottati cinque voli da Bergamo e il nostro aeroporto è andato in tilt. Ora finalmente si sono mossi i sindacati, ma il compito più importante spetta a Comune e Regione, che debbono avere una visione politica globale». Un appello che riapre il dibattito sul futuro di Caselle e sul ruolo che lo scalo dovrebbe giocare nello sviluppo economico del Piemonte.

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