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Trasporti
05 Gennaio 2026 - 09:20
Caselle sotto pressione, voli dirottati e valigie bloccate: il weekend che ha mandato in crisi l’aeroporto torinese
È stato un weekend complicato quello appena trascorso all’aeroporto di Torino Caselle, messo a dura prova da una combinazione di eventi che ha fatto emergere fragilità operative e tensioni latenti. Quattro voli dirottati da Bergamo Orio al Serio, centinaia di passeggeri in attesa e 1.550 bagagli rimasti a terra: numeri che raccontano una giornata nera per lo scalo torinese, già impegnato a gestire l’intenso traffico tipico dei fine settimana invernali.
Tutto inizia sabato sera, quando a Orio al Serio si verifica un blocco del sistema che consente l’atterraggio degli aerei in condizioni di bassa visibilità. Una criticità tecnica che costringe quattro voli a cambiare destinazione e a puntare su Caselle. Un’operazione che, sulla carta, rientra nelle procedure di emergenza, ma che nella pratica si innesta su un aeroporto già vicino al limite per carichi di lavoro e programmazione.
I quattro aeromobili, una volta atterrati, restano fermi sulle piazzole dello scalo torinese fino al pomeriggio di domenica. Le compagnie aeree, infatti, non dispongono di equipaggi pronti a subentrare, lasciando gli aerei parcheggiati più a lungo del previsto. Una presenza ingombrante che sottrae spazi operativi e innesca una catena di ritardi sui voli in partenza, con attese che in alcuni casi arrivano a un’ora e mezza.

A complicare ulteriormente il quadro arriva la gestione dei bagagli. Gli addetti al carico e scarico si trovano improvvisamente a dover lavorare su quattro voli aggiuntivi, in un contesto già appesantito dal traffico stagionale. L’inverno, infatti, porta con sé un aumento significativo delle valigie, spesso voluminose, legate al turismo della neve e alle attrezzature da sci. Come se non bastasse, uno dei nastri del sistema di imbarco si rompe, rallentando ulteriormente le operazioni.
Una vera e propria tempesta perfetta, che porta al blocco di 1.550 bagagli su un totale stimato tra i 15 e i 20 mila da movimentare nel corso del fine settimana. Da Sagat, la società che gestisce l’aeroporto, arriva una spiegazione improntata alla prudenza. «La concomitanza di diversi fattori negativi ha causato una serie di disagi. La situazione si è normalizzata in serata», fanno sapere, sottolineando come l’emergenza sia rientrata nel giro di alcune ore.
Ma la lettura dei sindacati è ben diversa e decisamente più dura. Per loro, quanto accaduto non è un episodio isolato, ma l’ennesima dimostrazione di carenze strutturali che emergono puntualmente nei momenti di massimo afflusso. «Nei confronti di Sagat Handling è in corso una procedura di sciopero aperta da tutte le organizzazioni sindacali — spiega Giuseppe Santomauro, segretario regionale della Filt-Cgil — ma il problema è più ampio e riguarda tutte le aziende che operano nello scalo di Caselle».
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il nodo centrale resta la mancanza di personale, accompagnata da una gestione dei picchi stagionali giudicata inadeguata. «C’è un comune denominatore fatto di carenze di organico e di inaccettabili condizioni di programmazione dei carichi di lavoro, sia nei mesi invernali sia in quelli estivi», prosegue Santomauro, annunciando la possibilità di estendere la procedura di sciopero a tutte le realtà operative presenti in aeroporto.
Un segnale che apre uno scenario delicato per il futuro prossimo di Caselle, soprattutto in vista di altri weekend ad alta intensità di traffico. L’episodio dei voli dirottati e dei bagagli bloccati diventa così il simbolo di una tensione più profonda, dove la gestione delle emergenze si intreccia con scelte organizzative e risorse umane. Una criticità che, per passeggeri e operatori, rischia di ripresentarsi se non affrontata alla radice.
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