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Cronaca
06 Gennaio 2026 - 11:19
Trattative in corso per Alberto Trentini, gli avvocati di Burlò alzano la voce: «Stessa cella, stessi diritti»
In queste ore, secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, sarebbe in corso un’azione diplomatica articolata che coinvolge il governo italiano, il Vaticano, la Cei e la Comunità di Sant’Egidio, con l’obiettivo di ottenere al più presto la liberazione di Alberto Trentini, detenuto in Venezuela. Un’iniziativa che, stando alle ricostruzioni, vedrebbe impegnata in prima persona anche la Presidente del Consiglio, intenzionata a portare un risultato concreto già in vista della conferenza stampa fissata per il 9 gennaio.
Un segnale che viene accolto con sollievo da chi segue da mesi la vicenda dei cittadini italiani arrestati e trattenuti nel Paese sudamericano. Ma accanto al nome di Trentini ce n’è un altro che, secondo i suoi legali, non può e non deve essere dimenticato: Mario Burlò, imprenditore torinese, fermato pochi giorni prima e tuttora detenuto nel carcere di El Rodeo, in una condizione che viene definita priva di qualsiasi contestazione formale di reato e senza l’avvio di un regolare procedimento giudiziario.

L'imprenditore torinese Mario Burlò
A richiamare l’attenzione su questa seconda, parallela detenzione sono gli avvocati Maurizio Basile e Benedetto Marzocchi Buratti, che in una nota diffusa nelle ultime ore sottolineano come ogni sforzo diplomatico in corso rappresenti un elemento di conforto, ma ricordano a tutti i soggetti coinvolti nelle trattative che la situazione di Burlò è sovrapponibile a quella di Trentini. Due cittadini italiani, arrestati a distanza di pochi giorni, rinchiusi nella stessa struttura carceraria e accomunati dall’assenza di accuse formalizzate e di un processo.

L'avvocato Maurizio Basile

L'avvocato Benedetto Marzocchi Buratti
Per i familiari di Mario Burlò, spiegano i legali, non è il tempo delle dichiarazioni simboliche o delle telefonate di solidarietà. Quello che viene chiesto con forza è la prosecuzione, senza rallentamenti, di un lavoro diplomatico capace di riportare in Italia entrambi i connazionali nel più breve tempo possibile. Un appello che punta a evitare gerarchie o priorità mediatiche, rivendicando pari attenzione istituzionale per due vicende che, sul piano giuridico e umano, presentano gli stessi profili di gravità.
La posizione di Burlò è resa ancora più delicata da una circostanza che i suoi avvocati non eludono: a Torino l’imprenditore è imputato in un procedimento per reati fiscali e per fatti legati al fallimento della società di basket Auxilium. Un contesto che, tuttavia, secondo la difesa, non può in alcun modo giustificare una detenzione all’estero senza garanzie, né attenuare il dovere dello Stato italiano di tutelare un proprio cittadino sottoposto a una misura ritenuta arbitraria.
I legali si dicono certi che il governo, al di là di quanto filtra sui giornali, sia impegnato per ottenere il rientro rapido in Italia di entrambi i detenuti. Un lavoro che, nel caso di Burlò, dura ormai da 14 mesi, durante i quali la famiglia ha scelto una linea di assoluta istituzionalità. I parenti si sono rivolti esclusivamente alle autorità dello Stato, contattando l’ambasciata e il consolato italiani a Caracas e presentando una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma, senza mai percorrere strade parallele o iniziative pubbliche eclatanti.
In questo percorso, viene riconosciuto l’impegno del console italiano, con il quale, spiegano gli avvocati, si è instaurata in questi mesi un’interlocuzione costante e proficua. Un dialogo che ha permesso ai figli di Mario Burlò, Gianna e Corrado, di percepire concretamente la vicinanza dello Stato italiano. Un ringraziamento viene rivolto anche all’ambasciatore, che ha fatto visita in due occasioni a Trentini e Burlò, recandosi personalmente nel luogo di detenzione.
Il quadro che emerge è quello di una diplomazia chiamata ora a compiere un salto decisivo. Le trattative, se confermate, rappresentano un passaggio cruciale non solo per il destino individuale dei due detenuti, ma anche per la credibilità dell’azione italiana in un contesto internazionale complesso come quello venezuelano. Le famiglie attendono risposte, consapevoli che dietro ogni giorno di attesa ci sono mesi di incertezza, di silenzi e di speranze sospese.
In questo scenario, la richiesta è chiara: nessuna liberazione parziale, nessun nome lasciato indietro. Alberto Trentini e Mario Burlò sono due facce della stessa vicenda e, per chi li attende in Italia, il traguardo resta uno solo: rivederli entrambi a casa.
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