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Il sottopasso di via Torino torna al centro del dibattito: il progetto è pronto, ma la città aspetta ancora

Quello che manca è il completamento dei finanziamenti da parte di Regione e Ministero dei Trasporti. La speranza è che nel 2026 qualcosa si muova

La sindaca Loredana Devietti

La sindaca Loredana Devietti

A Ciriè il sottopasso ferroviario di via Torino non è mai stato soltanto un’opera pubblica. È diventato, negli anni, una linea di confine simbolica tra annunci e realtà, tra promesse e attese, tra una città che vorrebbe ricucirsi e una che continua a fermarsi davanti alle sbarre abbassate. Oggi, 4 gennaio, a poche settimane dall’ultimo Consiglio comunale del 2025, quel progetto torna al centro del dibattito con una novità politica rilevante: per la prima volta l’amministrazione rivendica ufficialmente di aver completato tutto ciò che era nelle proprie competenze, indicando nel nodo dei finanziamenti sovraordinati l’ultimo ostacolo da sciogliere.

È un passaggio che pesa, perché arriva dopo anni di silenzi, rinvii e polemiche. E perché riguarda un’infrastruttura che, più di altre, incide sulla vita quotidiana dei cittadini. Il passaggio a livello di via Torino è da tempo uno dei punti più critici della viabilità cittadina: divide fisicamente Ciriè, rallenta il traffico verso il centro e l’ospedale, blocca ambulanze, lavoratori, studenti, residenti. Ogni chiusura delle sbarre è una pausa forzata che si ripete decine di volte al giorno, trasformando pochi minuti in un accumulo di disagio quotidiano.

Nel Consiglio del 18 dicembre, durante l’approvazione del Bilancio di previsione 2026/2028, l’amministrazione ha inserito il sottopasso all’interno di una strategia più ampia sulla mobilità, chiarendo un punto rimasto finora opaco: il progetto, dal punto di vista tecnico e autorizzativo, è pronto. Il Comune, in qualità di soggetto attuatore, ha completato l’intero iter progettuale. Questo significa che l’opera è, di fatto, già appaltabile. Non è un dettaglio. È la prima volta che questa affermazione viene messa a verbale in modo così netto.

Il sottopasso, infatti, non vive da solo. È legato a doppio filo al futuro Movicentro, infrastruttura prevista nel 2026 e pensata per riorganizzare l’area della stazione, i flussi di traffico, i parcheggi e l’interscambio tra ferrovia e mobilità urbana. Un progetto che, nelle intenzioni, dovrebbe trasformare una zona oggi caotica e frammentata in un nodo più funzionale e accessibile. Senza il sottopasso, però, il Movicentro rischierebbe di nascere zoppo. Con il sottopasso, diventerebbe invece il perno di una ricucitura urbana attesa da decenni.

Il punto critico resta quello delle risorse. Secondo quanto spiegato in Consiglio, il tassello mancante è il completamento dei finanziamenti da parte di Regione Piemonte e Ministero dei Trasporti. Ma anche qui emerge un elemento nuovo: la Regione ha recentemente inserito il sottopasso di Ciriè tra gli interventi prioritari. Un riconoscimento politico che, nelle parole dell’amministrazione, avvicina l’apertura del cantiere e rafforza la fiducia su uno sblocco definitivo dei fondi.

Il costo complessivo dell’opera – secondo quanto emerso dal progetto di fattibilità approvato dalla Giunta a ottobre 2024 – sfiora i 19 milioni e 833mila euro. Una cifra importante, per una cittadina come Ciriè. Una parte dei fondi, all’inizio, era stata promessa dalla Regione. Ma oggi quella disponibilità si è ridimensionata drasticamente: i fondi sono stati destinati ad altri interventi, lasciando scoperta metà della cifra necessaria. E soprattutto: non c’è un piano dettagliato su dove si troveranno i soldi mancanti, né un cronoprogramma aggiornato che dica quando i lavori inizieranno davvero.

Dal 2018 in poi, il sottopasso di via Torino è stato raccontato come un’opera già finanziata, già pronta, già inserita nelle agende istituzionali. Regione Piemonte, GTT, Infra.To, RFI e Comune avevano condiviso una conferenza stampa dal sapore di svolta storica: tempi certi, progettazione avviata. La promessa di una città finalmente “ricucita”.

Da allora, però, di cantieri non se ne sono visti. Nessun cartello lavori, nessuna data ufficiale, nessun aggiornamento pubblico strutturato. Il progetto è rimasto confinato nelle slide di quella presentazione, mentre la città continuava a fermarsi davanti alle sbarre. È in questo vuoto informativo che si è inserita, con forza, la polemica sollevata da Matteo Maino, che da settimane denuncia una mancanza di trasparenza definita “totale”. Per Maino, il problema non è solo il ritardo, ma l’assenza di un racconto pubblico chiaro su cosa sia successo dopo il 2018: che fine hanno fatto i fondi, a che punto è la progettazione, quali atti sono stati firmati, quali no.

In foto, Matteo Maino

Le sue richieste – pubblicazione degli atti, cronoprogramma verificabile, coinvolgimento di residenti, pendolari e ospedale – hanno riportato il tema al centro della discussione cittadina, trasformando il sottopasso da questione tecnica a questione politica e di fiducia. Una fiducia che, negli anni, si è incrinata proprio perché la distanza tra parole e realtà si è fatta sempre più ampia.

Le risposte arrivate in Consiglio comunale non chiudono la partita, ma cambiano il quadro. Per la prima volta l’amministrazione afferma che il Comune ha fatto la sua parte fino in fondo e indica all’esterno – Regione e Ministero – il punto su cui si gioca la fase decisiva. È una presa di posizione che sposta il confronto dal “se” al “quando”, ma che allo stesso tempo alza l’asticella delle aspettative. Perché ora la città sa che, tecnicamente, il sottopasso è pronto. E sa anche che la Regione lo considera prioritario.

Resta però un elemento cruciale: la comunicazione. Dopo anni di silenzio, i cittadini chiedono di essere informati passo dopo passo. Non bastano più gli annunci. Serve chiarezza sui tempi, sugli atti, sui finanziamenti, sui prossimi passaggi. Serve sapere se e quando il cantiere partirà davvero, e cosa cambierà concretamente nella vita quotidiana di chi ogni giorno resta fermo davanti alle sbarre.

Il sottopasso di via Torino è diventato, nel tempo, qualcosa di più di un’opera infrastrutturale. È il metro con cui si misura la capacità delle istituzioni di mantenere le promesse, di spiegare i ritardi, di assumersi le responsabilità. Oggi, con le dichiarazioni messe a verbale nel Consiglio del 18 dicembre, una nuova fase sembra aprirsi. Ma è una fase che chiede fatti, non solo fiducia.

Perché a Ciriè le sbarre continuano ad abbassarsi ogni giorno. E finché resteranno chiuse, la domanda resterà la stessa: quando quella promessa smetterà di essere una parola e diventerà finalmente un cantiere.

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