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02 Gennaio 2026 - 15:28
George Clooney
Una villa nel Var, tra ulivi e vigneti, un telefono che vibra con le notifiche di Truth Social e una battuta che attraversa l’Atlantico. È qui, nella quiete del Domaine du Canadel, acquistato nel 2021, che la famiglia Clooney trascorre parte dell’anno, mentre negli Stati Uniti un post dell’ex presidente Donald Trump trasforma una procedura amministrativa – la naturalizzazione francese di George Clooney, Amal Clooney e dei loro gemelli – in un caso politico internazionale. L’attore risponde con ironia: “Sono d’accordo con il presidente: dobbiamo rendere l’America di nuovo grande. Cominciamo a novembre”, con un riferimento diretto alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026. Da Parigi, il governo difende la scelta parlando di un’opportunità per il Paese, mentre i dati ufficiali smentiscono il legame automatico tra immigrazione e criminalità evocato dal tycoon.
Il 31 dicembre 2025, Donald Trump pubblica su Truth Social un messaggio in cui attacca i Clooney, definendoli “due dei peggiori pronosticatori politici di tutti i tempi”. Nel testo collega, senza fornire elementi verificabili, la presunta “gestione disastrosa dell’immigrazione” francese a un “grave problema di criminalità”, cogliendo l’occasione per colpire ancora una volta il presidente Joe Biden. La risposta di George Clooney arriva poche ore dopo e ribalta lo slogan trumpiano: “Rendiamo l’America di nuovo grande. Si parte a novembre”. Il botta e risposta viene ripreso da testate internazionali e rimbalza sui social network. Il quotidiano Le Monde ricostruisce la sequenza e sottolinea come l’allusione dell’attore punti chiaramente alle prossime elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026, quando verranno rinnovati tutti i seggi della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato, un passaggio decisivo per gli equilibri dell’Amministrazione in carica.
La naturalizzazione di George Clooney e Amal Clooney viene formalizzata con un decreto pubblicato sul Journal Officiel alla fine di dicembre 2025. L’attore, 64 anni, ha spiegato più volte le ragioni della scelta: garantire ai figli una maggiore tutela della privacy e una qualità della vita distante dall’esposizione costante di Los Angeles. Le leggi francesi, più severe nella protezione dei minori dall’assedio dei paparazzi, sono state considerate dalla coppia una risposta coerente. Amal Clooney, avvocata specializzata in diritti umani, compare nel decreto con il cognome da nubile Alamuddin e parla correntemente francese; George Clooney ha ammesso con autoironia che la lingua resta per lui “una sfida”.
Dal Ministero dell’Interno francese arriva una difesa esplicita della decisione, motivata con il contributo della famiglia al rayonnement culturel, cioè alla proiezione culturale internazionale della Francia. Esponenti governativi confermano che l’iter è stato quello previsto dalla legge, con verifiche e colloqui analoghi a quelli richiesti in ogni procedura di naturalizzazione. Le critiche politiche su possibili trattamenti di favore verso personaggi famosi non mancano, ma la linea ufficiale resta invariata: il provvedimento è legittimo e regolare.
Un elemento temporale pesa sullo sfondo. La naturalizzazione dei Clooney avviene a ridosso di un cambiamento normativo che, dal 1 gennaio 2026, rende più stringenti alcuni requisiti linguistici e civici per ottenere la cittadinanza. Un decreto del 15 luglio 2025 modifica il quadro applicativo delle decisioni di naturalizzazione e reintegrazione. In termini pratici, la famiglia completa l’iter poco prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.
A junior minister on Wednesday said the French citizenship granted to Hollywood star George Clooney despite his poor level of French suggested a "double standard".
— FRANCE 24 English (@France24_en) January 2, 2026
➡️https://t.co/kNjZhUAkC5 pic.twitter.com/uYPJfn9l3X
Nel suo messaggio, Donald Trump descrive la Francia come un Paese “nel mezzo di un grande problema di criminalità” causato dall’immigrazione, paragonando la situazione a quella che, secondo lui, si sarebbe verificata negli Stati Uniti sotto Joe Biden. È uno schema ricorrente: ridurre fenomeni complessi a una causa unica e politicamente sensibile. Ma i dati raccontano altro. Il rapporto statistico 2024 del Service statistique ministériel de la sécurité intérieure (SSMSI, Servizio statistico ministeriale della sicurezza interna), diffuso dal Ministero dell’Interno, restituisce un quadro articolato. Gli omicidi registrati sono 976, in calo del 2% rispetto all’anno precedente, mentre le tentate uccisioni aumentano del 7%. Le violenze fisiche crescono dell’1% e i reati sessuali del 7%. Per i furti il bilancio è misto: molte tipologie sono in diminuzione o stabili, con i furti d’auto in calo del 2%, mentre aumentano in modo significativo le frodi digitali, in un contesto segnato dall’espansione della criminalità informatica. La distribuzione territoriale mostra una concentrazione della delinquenza in un numero limitato di comuni, soprattutto grandi città e aree metropolitane. In nessun passaggio del rapporto emerge un nesso causale diretto e lineare tra immigrazione e criminalità come quello evocato da Trump.
La polemica si inserisce in una storia politica lunga. George Clooney è da anni vicino al campo democratico, organizza raccolte fondi e interviene su temi civili. Nel giugno 2024 ha co-ospitato a Los Angeles un evento da oltre 30 milioni di dollari a sostegno della campagna di Joe Biden, insieme a Barack Obama, Julia Roberts e altri nomi di Hollywood. Poche settimane dopo firma un intervento pubblico in cui invita Biden a farsi da parte, contribuendo al dibattito interno che precede il ritiro del presidente dalla corsa e la successiva investitura della vicepresidente. Questo precedente alimenta oggi il sarcasmo di Trump. Negli ultimi mesi l’attore ha anche preso posizione sulla libertà di stampa, criticando le pressioni legali dell’ex presidente sui media e invitando le grandi reti a non chiudere contenziosi con accordi transattivi ma a difendersi in tribunale. È una linea coerente con l’attività della Clooney Foundation for Justice, impegnata nell’assistenza legale a giornalisti e difensori dei diritti in numerosi Paesi.
A Parigi, oltre all’immagine pubblica di George Clooney, pesa il profilo professionale di Amal Clooney. Avvocata di diritto internazionale e diritti umani, con rapporti consolidati con istituzioni europee e francesi, rappresenta un elemento che il Ministero dell’Interno non ha mancato di sottolineare, ricordando i “forti legami personali, professionali e familiari con la Francia” della coppia e il carattere pienamente legale della naturalizzazione.
Nelle interviste rilasciate ai media francesi, George Clooney è stato diretto: “Qui non si fotografano i bambini. Non ci sono paparazzi appostati all’uscita delle scuole”. Dalla villa nei pressi di Brignoles, la famiglia conduce una vita che l’attore definisce più normale rispetto alla pressione costante di Los Angeles. L’attaccamento all’Europa, tra il Lago di Como, il Berkshire e la Provenza, precede di anni le polemiche politiche americane.
La naturalizzazione di figure di alto profilo rientra in una strategia di soft power già sperimentata in Europa. In questo caso, la Francia rivendica la sovranità delle proprie scelte in materia di cittadinanza, incardinate in regole e valutazioni di interesse nazionale. Chi parla di privilegi trova come contrappeso procedure documentate e decreti firmati. Chi legge la vicenda come un messaggio agli Stati Uniti trascura le motivazioni dichiarate dai diretti interessati: tutela della privacy dei minori, qualità della vita, radici europee.
L’insistenza di Donald Trump nel collegare immigrazione e criminalità trova nei dati del SSMSI una risposta fatta di sfumature. Il 2024 mostra un calo degli omicidi, una stabilità o diminuzione per vari reati contro il patrimonio e aumenti in altri ambiti, in particolare i reati sessuali e quelli digitali. Il bilancio governativo include analisi per età, genere e cittadinanza di vittime e indagati senza avallare letture monocausali. Gli stranieri risultano più spesso coinvolti in alcuni reati contro i beni rispetto alla loro quota nella popolazione, pari all’8%, un dato che richiede politiche mirate e interpretazioni caute, non slogan.
Il confronto a distanza tra Trump e Clooney conta perché anticipa il clima che accompagnerà l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato del 2026. L’ex presidente usa la cittadinanza dei Clooney come pretesto per rilanciare temi identitari su immigrazione e sicurezza e per colpire il fronte democratico. L’attore risponde ribaltando il linguaggio politico e indicando il voto come terreno decisivo. Sullo sfondo, una Francia che difende le proprie decisioni e, numeri alla mano, non conferma le equazioni semplicistiche tra flussi migratori e criminalità. Al di là delle battute, restano i fatti: un decreto ufficiale, regole scritte e dati pubblici che, ancora una volta, raccontano una realtà più complessa della propaganda.
Fonti
Journal Officiel de la République Française
Ministero dell’Interno francese
Service statistique ministériel de la sécurité intérieure (SSMSI)
Le Monde
Truth Social
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