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Viverone, il gelo non ferma il Capodanno: in trenta si tuffano nel lago per il cimento

Tra risate, brividi e acqua ghiacciata, il tradizionale bagno di Capodanno anima la zona della Masseria: un rito spontaneo che segna l’inizio dell’anno nuovo

Viverone, il gelo non ferma il Capodanno: in trenta si tuffano nel lago per il cimento

Viverone, il gelo non ferma il Capodanno: in trenta si tuffano nel lago per il cimento (foto archivio 2025)

Erano una trentina di persone, ma sufficienti a trasformare una fredda mattina di gennaio in un piccolo rito collettivo carico di significato. Questa mattina, come da tradizione, il Lago di Viverone si è trasformato in un palcoscenico surreale e coraggioso. L’aria pungente, la riva avvolta da una luce invernale limpida e tagliente, l’acqua immobile e scura, di quel nero profondo che solo gennaio sa regalare. Ed è proprio lì, nella zona della Masseria, che è andato in scena il cimento invernale di Capodanno, un appuntamento che da anni segna l’inizio dell’anno per chi decide di sfidare il freddo senza troppe esitazioni.

Poco dopo le undici, tra applausi, risate e qualche brivido di troppo, uomini e donne di tutte le età si sono liberati degli ultimi strati di abiti pesanti, restando in costume. Qualcuno con cappelli buffi, altri con accessori improbabili, a ricordare che il cimento è sì una prova di resistenza fisica, ma anche un momento di leggerezza e goliardia. Poi un conto alla rovescia improvvisato, uno sguardo complice tra i partecipanti e via: il tuffo nelle acque gelide del lago. Urla istintive, risate nervose e smorfie di puro shock termico hanno accompagnato l’ingresso in acqua.

Il bagno è durato pochi istanti, il tempo necessario per entrare, immergersi e riaffiorare con il fiato corto e gli occhi sgranati. Ma tanto è bastato per sentirsi parte di qualcosa di più grande: una tradizione che resiste, che si ripete anno dopo anno e che continua a richiamare non solo i “veterani” del cimento, ma anche nuovi partecipanti e semplici curiosi. Sulla riva, amici, familiari e spettatori hanno seguito la scena tra applausi e incoraggiamenti, smartphone alla mano per immortalare il momento.

Una volta fuori dall’acqua, il freddo si è fatto sentire ancora di più, subito combattuto con accappatoi, asciugamani, abbracci e bevande calde. Cioccolata, tè e vin brulé sono diventati parte integrante del rito, insieme alle battute su chi ha resistito di più e su chi, invece, ha preferito battere in ritirata dopo pochi secondi. Il cimento si è chiuso così, tra sorrisi arrossati dal gelo e la sensazione condivisa di aver iniziato l’anno con una sfida vinta contro se stessi.

Il cimento di Viverone non è un evento ufficiale, non ha palchi né discorsi istituzionali. È un appuntamento spontaneo, popolare, che vive grazie alla voglia di stare insieme e di affrontare il freddo con uno spirito leggero. Un tuffo simbolico nel nuovo anno, tra tradizione, coraggio e quella sana follia che, almeno per una mattina, riesce a scaldare più di qualsiasi cappotto. Insomma, a Viverone il 1° gennaio non si entra nel 2026 in punta di piedi: ci si butta dentro, senza esitazioni.

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