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Balconi a rischio e silenzi colpevoli: in via Armando Diaz Caluso chiude gli occhi

Segnalazioni ignorate da mesi, strutture pericolanti sopra il passaggio dei pedoni e un anziano lasciato solo: la sicurezza pubblica resta sospesa, come quel balcone

Balconi a rischio e silenzi colpevoli: in via Armando Diaz Caluso chiude gli occhi

Balconi a rischio e silenzi colpevoli: in via Armando Diaz Caluso chiude gli occhi

Ci sono silenzi che gridano più di mille parole. In via Armando Diaz, a Caluso, quel silenzio è ormai un boato: è il silenzio ostinato di chi dovrebbe vigilare, intervenire, assumersi responsabilità e invece continua a far finta di niente. Torniamo su questa vicenda non per accanimento, ma perché qui non si parla più di semplice incuria: si parla di sicurezza pubblica ignorata e di una comunità lasciata sola.

La Voce aveva già segnalato mesi fa lo stato fatiscente di alcuni stabili lungo la via. Una denuncia documentata, precisa, corredata da immagini. Sei mesi dopo, il tempo è passato, il degrado è avanzato e l’inerzia delle istituzioni è rimasta identica. Nessun intervento, nessuna transenna, nessuna ordinanza visibile. Nulla. Solo un pericolo che continua a incombere sulle teste di chi passa.

Le nuove fotografie parlano chiaro. Il supporto del balcone al primo piano è spezzato, consumato, chiaramente compromesso. Resta lì, sospeso sopra il passaggio di pedoni e automobili, come una lama pronta a cadere. Non serve essere tecnici o ingegneri per capire che quel pezzo di muratura non è più decorazione, ma una minaccia concreta. Basta guardarlo per rendersi conto che è solo questione di tempo.

Sotto, la scena è persino peggiore. La nicchia dei contatori è sventrata, lo sportello metallico abbandonato a terra come un rottame, le tubature completamente esposte. Sporcizia, degrado, escrementi di piccione ovunque. Un angolo di strada trasformato in discarica urbana, nel pieno centro abitato, sotto gli occhi di tutti. Compresi quelli di chi dovrebbe controllare.

A questo punto non sono più solo le immagini a parlare, ma i residenti. «Qui non si tratta più di decoro, ma di rischio reale», raccontano. «Ogni giorno passiamo sotto quel balcone sperando che non venga giù. È normale?». La rabbia è evidente, ma accanto alla rabbia emerge anche un dato che rende questa storia ancora più grave. «Il proprietario dell’immobile ha 91 anni ed è infermo», spiegano. «Non è menefreghismo. È impossibilità».

Il contatore in via Armando Diaz, divenuto la dimora dei piccioni

Ed è qui che la vicenda smette di essere solo una questione edilizia e diventa una cartina di tornasole del senso di comunità – o della sua assenza. «Il Comune dovrebbe intervenire», dicono ancora i residenti, «ma non solo per sanzionare. Servirebbe un sopralluogo serio, per capire come mettere in sicurezza l’edificio e per aiutare una persona che, evidentemente, non ce la fa da sola». Non multe automatiche, ma responsabilità. Non carte, ma soluzioni.

La domanda, ormai, non è più soltanto dove siano finiti i controlli. La domanda è più scomoda: dov’è finita l’amministrazione? Dov’è finita la rete di protezione che dovrebbe evitare situazioni come questa? È accettabile che una segnalazione pubblica resti lettera morta per mesi, lasciando da un lato cittadini esposti al rischio di crolli e dall’altro un anziano abbandonato al proprio destino?

A chi vive in via Armando Diaz non interessa il rimpallo di competenze, non interessano le giustificazioni burocratiche. Interessa poter camminare sul marciapiede senza guardare in alto con paura. Interessa vivere in un paese che non scarica tutto sulle spalle dei più fragili. Noi continueremo a raccontare questa storia e a pubblicare quelle immagini finché non vedremo un intervento concreto. Perché la sicurezza non può aspettare. E l’indifferenza, a Caluso, ha già fatto fin troppo rumore.

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