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14 Dicembre 2025 - 09:24
Cassonetti degli abiti scomparsi tra Vercellese e Chivassese? Un vuoto silenzioso che lascia cittadini e ambiente senza risposte
Hanno cominciato a sparire senza annunci, uno alla volta, quasi senza lasciare traccia. A Cigliano e nel vicino comune di Saluggia i cassonetti per la raccolta degli abiti usati non ci sono più. Dove fino a pochi mesi fa famiglie intere trovavano una valvola di sfogo per armadi pieni e coscienze tranquille, oggi resta solo un vuoto. Un vuoto che non è soltanto logistico, ma anche ambientale e sociale, e che rischia di produrre effetti a catena difficili da ignorare.
La rimozione dei contenitori, secondo quanto segnalano residenti e amministratori locali, non sarebbe un episodio isolato ma parte di un fenomeno più ampio che coinvolge diverse realtà tra Vercellese e Chivassese. Il problema è immediato e concreto: la raccolta degli abiti non rientra nel sistema porta a porta e, per decoro e buon senso, non può essere riversata nell’indifferenziata. Il risultato è una zona grigia che lascia i cittadini senza alternative chiare e apre la porta a comportamenti scorretti, spesso dettati più dalla mancanza di soluzioni che da cattiva volontà.
A sollevare formalmente la questione è Diego Marchetti, ex sindaco e oggi capogruppo di opposizione per RinnoviAmo Cigliano, che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta. Le domande sono dirette e difficili da eludere: perché i cassonetti sono stati ritirati, se la scelta sia temporanea o definitiva, se dietro ci siano problemi di vandalismo, di gestione o di inadempienze da parte dei soggetti incaricati. Ma soprattutto: quali soluzioni alternative sono state pensate per garantire un conferimento corretto e sostenibile degli abiti usati.

Nel ragionamento dell’opposizione c’è un punto che va oltre la semplice logistica. La raccolta degli abiti ha un doppio valore. Ambientale, perché intercetta una frazione di rifiuto che altrimenti finirebbe in discarica, aggravando costi e impatto. Sociale, perché spesso è legata ad associazioni e realtà del terzo settore che, attraverso il riuso e la selezione, finanziano progetti solidali e interventi sul territorio. Interrompere il servizio senza una soluzione pronta significa interrompere anche queste filiere silenziose di aiuto e inclusione.
C’è però anche l’altra faccia della medaglia, che nessuno ignora. In molti quartieri la presenza dei cassonetti è stata accompagnata negli anni da criticità evidenti: svuotamenti irregolari, sacchi lasciati all’esterno per giorni, aree trasformate in piccoli punti di degrado. Una gestione inefficiente che ha logorato la fiducia dei cittadini e alimentato polemiche. Ma proprio per questo, sottolinea Marchetti, il tema non è solo se ripristinare i contenitori, bensì come farlo: con regole chiare, controlli puntuali, frequenze di raccolta adeguate e responsabilità ben definite.
Intanto, sul territorio, cresce l’insofferenza. Le famiglie chiedono risposte semplici: dove portare gli abiti oggi e quando sarà disponibile un servizio alternativo o ripristinato. Chiedono anche un piano credibile per evitare che l’assenza di contenitori si traduca in nuovi abbandoni, peggiorando il decoro urbano. La sensazione diffusa è che si sia creato un vuoto di servizio senza una comunicazione altrettanto rapida e trasparente.
L’interrogazione mette ora la Giunta davanti a un bivio politico e amministrativo. Trasformare un’emergenza silenziosa in un’occasione per migliorare il servizio, correggendone le distorsioni storiche, oppure lasciare che l’assenza di alternative produca nuove criticità. In mezzo ci sono cittadini che vorrebbero continuare a fare la cosa giusta, ma non sanno più come.
Perché la gestione dei rifiuti, soprattutto quelli che parlano di riuso e solidarietà, non è solo una questione tecnica. È una misura concreta della qualità dell’amministrazione e del rapporto di fiducia con la comunità. E oggi, tra Cigliano e Saluggia, quella misura è sospesa.
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