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19 Febbraio 2024 - 09:35
All'inaugurazione di Castellamonte hanno partecipato diverse autorità del territorio, compreso il governatore del Piemonte Alberto Cirio
La Centrale Operativa Territoriale (C.O.T. nella denominazione burocratica) è stata inaugurata a Castellamonte nel pomeriggio di venerdì 16 febbraio. E’ il primo tassello del nuovo sistema di assistenza sanitaria diffusa, che sarà completato con Casa di Comunità ed Ospedale di Comunità.
Alla cerimonia hanno partecipato in tanti: oltre al presidente della Regione Alberto Cirio, al direttore generale dell’ASL TO 4 Stefano Scarpetta ed al sindaco della città Pasquale Mazza, erano presenti numerosi primi cittadini con i loro assessori e consiglieri delegati, i consiglieri regionali del Canavese, il deputato Giglio Vigna, esponenti sindacali e persino il vescovo di Ivrea monsignor Edoardo Cerrato, che ha benedetto i locali rimessi a nuovo.

Il taglio del nastro
La valenza di questo come degli interventi previsti in futuro è doppia: la prima è ovviamente quella assistenziale; la seconda riguarda il riutilizzo di una grossa parte di un edificio pubblico – quello che ospitava l’ospedale castellamontese – da anni abbandonata a sé stessa. Non si può che essere soddisfatti di veder rivivere una struttura lasciata troppo a lungo nel degrado. A parte l’aspetto esterno di quello che viene definito “vecchio ospedale” per distinguerlo dall’ala più recente ma che tanto vecchio non è visto che venne costruito alla fine degli Anni Settanta, all’interno colpiva la differenza tra la parte utilizzata per gli ambulatori e quella inutilizzata. Proprio al confine tra le due aree si collocano i locali del C.O.T. e la differenza rispetto a prima già si nota. Il PNRR però finanzia le strutture e, una volta predisposti i locali, gli arredi, le strumentazioni, serve il personale per far funzionare il tutto. E’ questa la parte parte più critica: non solo per le note carenze ma perché mancano al momento le regole in base alle quali assegnare i medici a questo nuovo servizio.
Visto che uno dei problemi più seri in Italia è quello di riuscire a trasformare gli intenti in realtà a causa dell’assenza di protocolli operativi, sarebbe bene che la politica tenesse presente tale rischio ed operasse per scongiurarlo.
Fra le persone intervenute all’inaugurazione, poche sono riuscite ad entrare nel locale in cui il C.O.T. è stato presentato, trattandosi di un ufficio di dimensioni contenute. Chi ce l’ha fatta ha trovato un’atmosfera distesa e di generale soddisfazione, caratterizzata da scambi reciproci di complimenti e di battute scherzose fra Cirio e Scarpetta da un lato e Mazza dall’altro.
“Ho il piacere di tagliare questo nastro – ha esordito il presidente della Regione – che testimonia come, nonostante i tanti problemi, la nostra sanità va avanti. Quando si fanno le cose bene; ognuno ci mette del suo; ci si aiuta fra maggioranza ed opposizione e si ottengono dei risultati c’è motivo di essere profondamente soddisfatti, soprattutto in un territorio come questo e su un tema importante come quello della salute. Avevamo trovato una situazione complicata al Pronto Soccorso di Cuorgnè ed abbiamo affrontato le cose come fanno le persone normali: per gradi. Abbiamo iniziato con l’apertura diurna ed ora funziona 24 ore su 24”.
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Tra le autorità anche il Vescovo di Ivrea
Ha quindi proseguito: “Per Case ed Ospedali di Comunità i soldi vanno spesi entro il 2026 e ci stiamo riuscendo. E’ stato difficile recuperare in pochi anni i mancati investimenti nella Sanità Pubblica che avevano caratterizzato gli ultimi decenni ma sono soddisfatto perché abbiamo chiuso il 2023 con il segno +: più posti letto e più personale. E’ sufficiente? No. Questi dati indicano però un’inversione di tendenza e ci dicono che siamo sulla strada giusta per ridare il diritto alla salute a tutti i cittadini, indipendentemente dai soldi che hanno: è inaccettabile che uno possa fare una visita solo se può pagarsela (è una cosa che non mi lascia dormire la notte) ma anche che chi sceglie di vivere in montagna non abbia lo stesso diritto alle cure di chi abita in città”.
Nel ringraziare a sua volta tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della Centrale Operativa (dall’Ufficio Tecnico ai responsabili sanitari, ai consiglieri regionali) Scarpetta ha aggiunto ridendo: “Mi duole dover ringraziare anche il sindaco Mazza, che è sempre stato di sprone”.
Battuta accolta con soddisfazione dal destinatario che - dopo aver azzardato un “Noi canavesani siamo così: abbiamo la testa dura” in un dialetto dalla pronuncia non propriamente ineccepibile che ha suscitato l’ilarità generale - ha dichiarato: “L’ospedale di Castellamonte da oggi riparte verso una nuova vita. Già prima di diventare sindaco avevo cercato di spronare a fare qualcosa poi ne avevo parlato con Vercellino (che però è rimasto pochissimo alla direzione dell’ASL) e quindi con Scarpetta. La mia amministrazione ha rotto le scatole – posso ben dirlo! – perché non si poteva vedere una struttura così baricentrica rimanere vuota mentre altrove l’ASL pagava per prendere in affitto dei locali. Ho trovato ascolto e, fra Centrale Operativa Territoriale, Casa di Comunità ed Ospedale di Comunità con 20 posti letto, faremo rivivere questo pezzo dell’edificio e quindi una parte di Castellamonte. Poi ci sono altri progetti, a fine lavori solo una porzione minimale del fabbricato resterà inutilizzata e vedremo di studiare qualcosa per sistemare anche quella. Ringrazio l’ASL ed il presidente Cirio per aver dato ascolto alle istanze della città, cosa che prima non era avvenuta”.
Ricambiando i complimenti, il presidente della Regione ha commentato: “Mazza è una persona corretta e dice le cose come stanno: è così che bisogna fare, sia quando funzionano che quando non funzionano. Noi cerchiamo di mantenere un buon rapporto con tutti ma per ottenere qualcosa in un Paese complicato come il nostro, bisogna essere molto determinati. E’ questo il ruolo dei sindaci e loro lo sanno”. Anch’egli in vena di scherzi e di complimenti, ha esclamato: “Vedo sindaci di località importanti del Canavese, altri tumefatti come quello di Ivrea (Chiantore si era procurato un occhio nero durante la Battaglia delle Arance), tutti i consiglieri regionali del territorio e l’assessore Ricca. Con lui abbiamo visitato la sede della Filarmonica e, mentre guardavo i ragazzi suonare e danzare, alle pareti vedevo stendardi con duecento anni di storia. In situazioni simili ci si rende conto di come Castellamonte sia un luogo reale e non inventato e di come nulla si improvvisi e nulla avvenga per caso”.
Scarpetta ha spiegato le caratteristiche del nuovo presidio: “Si tratta di 5 locali per un totale di 150 metri quadrati, con 30 addetti e 2 impiegati amministrativi. La C.O.T. ha la funzione strategica di gestire i rapporti fra ospedale e territorio, di prendere in carico i pazienti per facilitare sia la fase di dimissione e reingresso che la continuità delle cure. E’ uno dei tasselli che verranno attivati nei prossimi mesi nell’ASL TO 4, finanziati con fondi del PNRR e regionali. Sono previsti 3 Ospedali di Comunità, 11 Case di Comunità e 5 Centrali Operative Territoriali, una per ogni distretto. In questo edificio troveranno posto, oltre alla COT, una Casa di Comunità ed un Ospedale di Comunità per un ulteriore investimento - oltre 4 milioni di euro - che riuscirà anche a riqualificare una parte della struttura: la facciata, le stanze di degenza, gli ambulatori. Gli interventi successivi, più corposi, riguarderanno l’altra manica dell’edificio e riporteranno ai vecchi fasti una parte importante dell’ospedale. Si tratta di un primo passo, che va ad aggiungersi all’altra casa di Comunità (quella di Rivarolo) e al Pronto Soccorso di Cuorgnè, riportato di recente alla piena funzionalità con apertura 24 ore su 24. Sta lavorando piuttosto bene, con 45 accessi al giorno dei quali 7 od 8 nelle ore notturne”.

I locali
Importante l’anticipazione fornita da Cirio e che riguarda il reperimento del personale medico: “Stiamo lavorando con l’Università ed entro fine mese presenteremo l’accordo per far sì che gli specializzandi possano effettuare parte del periodo di specializzazione negli ospedali delle aree periferiche (la definizione ”marginali” non mi piace proprio). Daremo un premio a chi di loro farà questa scelta”.
Giglio Vigna ha precisato a sua volta: “Il settore sanitario è quello in cui l’Italia è riuscita a spendere meno i fondi del PNRR. Il Piemonte è in controtendenza ed è avanti rispetto alle altre regioni”.
Al di là della soddisfazione per questo primo passo verso una medicina del territorio, non si possono tacere i rischi che la struttura inaugurata venerdì rimanga una scatola vuota.
Il COT di Castellamonte
Il perché lo spiega un rappresentante dei medici di famiglia. “Nel C.O.T. ci sono persone che coordinano le attività ed affrontano i bisogni: se ho un bisogno (ovviamente non parlo del privato cittadino ma del medico che ha in carico il paziente) chiamo qui. Prima si risolveva il problema in mezza giornata, ora i tempi dovrebbero essere più brevi. Ci sono tuttavia dei passaggi da fare perché il servizio diventi operativo: questo della struttura era il primo ed anche il più semplice. Stiamo lavorando per dire alle Regioni cosa serve. Il fatto è che mancano gli strumenti contrattuali: il dipendente ospedaliero ha un contratto che gli permette di lavorare qui; il medico di famiglia no. Proprio il contratto che va alla firma in questi giorni rappresenta un primo passo per consentire questo avvicinamento. Oltretutto non si tratta di una cosa nuova per Castellamonte, che negli anni prima del Covid aveva già una sorta di Casa di Comunità, anche se il nome era differente. Venne chiusa con l’esplodere della pandemia… e poi ci siamo sentiti dire dallo Stato che, se ci fossero state le case di comunità, le cose sarebbero andate diversamente!”.
Sono affermazioni che inducono a riflettere: visto che uno dei problemi più seri in Italia è quello di riuscire a trasformare gli intenti in realtà a causa dell’assenza di protocolli operativi, sarebbe bene che la politica tenesse presente tale rischio ed operasse per scongiurarlo.
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