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Ivrea

I 5 laghi stanno morendo... Ecco il piano ...

Ecco il Piano per lo sviluppo sostenibile proposto da Coldiretti

Eutrofizzazione

Eutrofizzazione

«Il bando di riqualificazione di fiumi e laghi 2024, che sarà emanato in questi giorni dalla Regione, è un primo esempio di fonte di finanziamento per i progetti a favore del Sito di importanza comunitaria-Zona a protezione speciale dell’area dei 5 Laghi di Ivrea».

A spiegarlo è il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici dopo la presentazione ai sindaci dei comuni di Ivrea e Cascinette di Ivrea del Piano per lo sviluppo sostenibile in favore dei comuni dell’attuale area protetta dei 5 Laghi di Ivrea predisposto dalla stessa organizzazione agricola in alternativa alla creazione di un nuovo Parco.

Il Piano prevede ben 18 punti che corrispondono ad altrettanti Piani specifici con idee progettuali su gestione del patrimonio naturale, promozione delle colture innovative del territorio, prodotti tipici e turismo culturale, escursionistico e di benessere.

I progetti proposti mettono a disposizione dello sviluppo sostenibile eporediese la centralità delle aziende agricole con la loro multifunzionalità: dalla gestione del patrimonio boschivo alla diffusione di nuove colture come l’ulivo, dallo sviluppo della viticoltura alla realizzazione di filiere produttive agricole, dal miglioramento della qualità delle acque dei 5 laghi alla manutenzione dei sentieri, fino alle attività di agriturismo, fattoria didattica e agricoltura sociale a sostegno del turismo di qualità e dell’educazione ambientale.

«Tra le nostre idee progettuali per fare dell’area eporediese dei 5 Laghi un vero e proprio laboratorio di sviluppo sostenibile attraverso la competenza e l’operatività delle aziende agricole canavesane ci sono anche Piani specifici per i singoli laghi», continua Mecca Cici.

In particolare, Coldiretti Torino propone azioni per il miglioramento della qualità delle acque dei 5 laghi e fermarne l’eutrofizzazione che sta ricoprendo di alghe soprattutto i laghi Campagna e San Michele.

Inoltre, è proposto un Piano per la creazione di piccoli invasi sagomati e inverditi per non perdere l’acqua in eccesso scaricata dei temporali e garantire acqua ai laghi e all’agricoltura in periodi di siccità.

Ma viene anche proposta la realizzazione di un incubatoio ittico per la ripresa delle specie ittiche autoctone nei laghi e negli affluenti e defluenti. Inoltre, viene proposto un Piano per la manutenzione e la fruizione naturalistica delle tante aree umide a palude, bosco palustre e torbiera come la torbiera di Chiaverano.

«Il nostro è un Piano di interventi puntuali che intende individuare fonti di finanziamento diversificate e che è una risposta concreta a chi propone un Parco che rischia di rimanere una scatola vuota che peserà sulle finanze dei Comuni e della Città Metropolitana che già dovrebbe gestire l’area a SIC che invece è priva di una presenza gestionale evidente. A dicembre la pubblicazione del bando 2024 da 3 milioni di euro rappresenta una di queste ipotesi di finanziamento dei Piani che proponiamo».

Intanto, sono 9 i progetti finanziati con l’edizione 2023 di questo bando dell’Assessorato ambiente della Regione Piemonte per la riqualificazione dei fiumi e laghi piemontesi per un importo complessivo di oltre 2 milioni e 700mila euro destinati a progetti gestiti proprio da Comuni e enti di area vasta. Tra questi non figura nessun progetto dell’area canavesana.

 

PIANO PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

DELL’AREA DEI 5 LAGHI DI IVREA 

 

5 laghi 

I 5 laghi di Ivrea laboratorio di sviluppo sostenibile

Coldiretti Torino chiede che sia affidata una progettazione per un Piano per lo sviluppo sostenibile del territorio del 5 Laghi di Ivrea.

Un Piano esteso all’intero territorio dei Comuni che comprendono l’attuale Sito di importanza comunitaria dei Cinque Laghi di Ivrea ma che abbia al centro la gestione ambientalmente compatibile del territorio protetto.

Proponiamo che il territorio dei comuni dei 5 laghi diventi la grande area agronaturale eporediese e cavanesana di sperimentazione di modelli di sviluppo sostenibile con coinvolgimento delle aziende agricole.

Non accettiamo l’idea che il territorio già tutelato, in varie forme, da 20 anni sia assoggettato a un’idea novecentesca della tutela ambientale: la protezione vincolistica fine a se stessa. Pensiamo invece che il compito moderno delle aree protette sia quello di rappresentare modelli: modelli di sviluppo compatibile con gli elementi di pregio e di particolare vulnerabilità. Pensiamo a piani sperimentali i cui risultati possano essere presi da esempio per altre aree protette del territorio provinciale. Ribadiamo che, negli anni ’80, le emergenze naturalistiche e paesaggistiche avrebbero suggerito con la loro esistenza la semplice protezione attraverso l’istituzione di un’Area protetta e del relativo ente di gestione, una gestione finalizzata quasi esclusivamente alla vigilanza e al rispetto dei vincoli istituiti.

Al contrario proponiamo l’area protetta come “laboratorio” attivo, come luogo aperto alla sperimentazione di “vie allo sviluppo sostenibile” integrate nel territorio che circonda il parco che vedano un ruolo da protagonisti delle aziende agricole che contribuiscono a preservare quel territorio. 

Punti per un Piano o Progetto specifico per la gestione. Il “laboratorio” dell’area dei 5 Laghi di Ivrea

La nostra proposta di Piano di sviluppo sostenibile prevede la manutenzione forestale, ambientale e idraulica, uno sviluppo del turismo dolce, uno sviluppo delle produzioni tipiche e la promozione del territorio.

La proposta è articolata in “Piani” o “Progetti” pluriennali, ciascuno con finalità specifiche da progettare con precisi cronoprogrammi e adeguate dotazioni finanziarie.

Tutti i “Piani” o “Progetti”, per la stesura, dovranno vedere il coinvolgimento di professionalità ed enti diversi nella logica della creazione di reti per lo Sviluppo sostenibile: Università, Politecnico, Arpa, Regione, Unioni di Comuni, Comuni, Soprintendenze, associazioni di categoria, ATC, Consorzi, ATO acque, Associazioni etc. Il coordinamento dei Piani può essere affidato alla Città Metropolitana che è l’ente cui è affidata la gestione dell’attuale area protetta. Pensiamo che anche il metodo di messa in campo delle progettualità che suggeriamo possa rappresentare un modello anche inedito di progettazione partecipata ma che garantisca una rapida attuazione degli interventi.

Per la realizzazione dei Piani, a nostro avviso, devono essere coinvolte principalmente le aziende agricole, agrituristiche, di agricoltura sociale del territorio che, a parte le opere edilizie, infrastrutturali e tecnologiche, hanno già la competenze, le dotazioni strumentali e le autorizzazioni per svolgere le attività di realizzazione, manutenzione nel tempo, conduzione previste dai Piani.

5 laghi 

Manutenzione ambientale

Un Piano per la selvicoltura sostenibile

Il territorio oggi a Sic è caratterizzato da una preponderanza di boschi abbandonati dove da tempo non viene attuata una reale gestione globale e integrata anche nelle aree di proprietà pubblica.

Va realizzato un vero

  • Piano forestale integrato per tutti i Comuni dell’Area protetta. Il Piano deve essere mosso anche da motivazioni di “somma urgenza” e di protezione dell’incolumità pubblica da schianti e incendi.

Il Piano deve mirare all’evoluzione forestale che garantisca uno sfruttamento economico nella futura prevalenza delle essenze originarie nei vari microambienti (querceti, bosco misto planiziale e collinare, ontaneti, aree palustri e di torbiera)

  • Le aziende agricole e forestali vanno coinvolte in questa gestione pluriennale una gestione che sperimenti anche nuove forme di microselvicoltura. Per la piantumazione di essenze originarie il Piano deve prevedere la creazione di uno specifico vivaio forestale gestito dalle aziende agricole locali.

Il Piano deve prevedere forme di monitoraggio e sperimentazione con manutenzioni affidate alle aziende agricole.

Le biomasse ricavate dalla gestione devono essere immesse sul mercato dalle aziende agricole anche attraverso accordi di filiera per utilizzi specifici.

 

Un grande intervento manutentivo per il castagneto

Va realizzato un

  • Piano forestale per la ripresa economica del castagneto attraverso il coinvolgimento dei proprietari individuando gli utilizzi del prodotto legnoso, del frutto e dell’estrazione del tannino per usi innovativi.
  • La gestione del Piano va affidata alle aziende agricole e deve avere la priorità strategica di rimettere in produzione i castagneti oggi quasi tutti dismessi anche attraverso strumenti eccezionali (e dunque sperimentali) di intervento sui fondi privati. È necessario rimettere in condizioni di sicurezza e di efficienza produttiva castagneti oggi caratterizzati da piante morte, piante pericolanti, crescita di sottobosco incompatibile con la castanicoltura.

La presenza del Parco può essere da stimolo anche per interventi legislativi innovativi che possano favorire interventi di riqualificazione del bosco, anche in aree private abbandonate da generazioni, nell’interesse della collettività locale.

 

 

Piano di eradicazione delle specie botaniche alloctone

La flora del territorio è fortemente caratterizzata dalla presenza di specie botaniche aliene infestanti che minano la biodiversità. Non si tratta solo di specie dal portamento arboreo (p.es. Robinia, Ailanto, Pino Strobo etc.) ma anche cespuglioso (p.es. Fitolacca, Buddleja etc.) ed erboso.

Serve un

  • Piano di eradicazione delle specie botaniche aliene la cui operatività può essere affidata alle aziende agricole operanti nei comuni dell’area.

 

Piano di ripristino e manutenzione delle aree umide

L’area dei 5 laghi morenici di Ivrea è caratterizzata da ambienti misti bosco-aree umide-coltivi. Le aree umide, esclusi i laghi, sono rappresentate da zone di torbiera, boschi umidi di ontani e zone palustri a fragmiteto o tifeto. In alcuni casi le zone umide sono estensioni delle zone perilacuali e di corona lacustre, in altri, si tratta di ambienti a sé stanti, relitti di altri laghi progressivamente invecchiati per eutrofizzazione e successivo riempimento e trasformati in aree umide. Tra queste ci sono non solo le “Terre Ballerine” e il relitto del “Lago Coniglio” ma molti altri angoli che custodiscono una flora e un’entomofauna di grande interesse. Anche per questi spazi l’intera area è giù tutelata da 20 anni con l’istituzione di un Sito di importanza comunitari in Rete Natura 2000. Ma nel Sic è sempre mancata la manutenzione ambientale. Senza una capillare manutenzione sono a rischio le aree umide.

Per questo, proponiamo un

  • Piano di manutenzione delle zone umide del Sic che mantenga l’apporto idrico necessario al mantenimento delle caratteristiche “palustri”, che protegga le aree dal progressivo prosciugamento e interramento e dall’invasione di essenze forestali alloctone.

Un Piano che preveda piccoli

  • interventi funzionali accanto a interventi forestali veri e propri.

Il Piano dovrebbe anche prevedere la realizzazione di

  • percorsi specifici per la fruizione delle zone umide, oggi percorribili senza alcun criterio di salvaguardia con affidamento della
  • relativa manutenzione pluriennale.

 

  

Funzionalità idraulica del sistema dei 5 laghi e piccoli invasi ad uso plurimo

I Cinque laghi dell’Anfiteatro morenico di Ivrea, originati dall’esarazione e dal ritiro dell’immenso ghiacciaio balteo, sono caratterizzati da bacini scavati nelle rocce dioritiche, poco profondi e alimentati da piccoli immissari. Con il cambiamento climatico va previsto un forte deficit idrico nell’intera area Sic, inframezzato da eccessivi apporti piovosi e di scolo di bombe d’acqua. In questo mutato quadro climatico serve un

  • Piano di manufatti e interventi che garantisca un costante livello idrico dei laghi sia con opere di ritenzione delle acque (in parte già presenti) sia con interventi per migliorare l’apporto idrico e ridurre la dispersione idrica per garantire il massimo apporto ai laghi.

Un Piano che preveda anche una

  • regolare manutenzione e pulizia delle opere da affidare alle aziende agricole.

Il Piano potrà prevedere anche lo scavo di

  • piccoli invasi con funzione di riserve idriche con caratteristiche di nuovi specchi d’acqua, sagomati, naturalizzati e inseriti nel paesaggio con la multifunzione di riserva idrica per garantire il livello dei laghi, di nuove aree umide per la fauna e la flora e di riserve per le esigenze irrigue a disposizione dell’agricoltura in caso di forti deficit di piovosità.

Anche questi microinvasi sarebbero di per sé un “laboratorio”, in questo caso di piccole opere contro la dispersione idrica e per l’uso plurimo delle acque.

 

  

 

Miglioramento qualità delle acque dei laghi

La qualità delle acque dei 5 Laghi deve raggiungere i livelli stabiliti dall’Unione Europea, pena una procedura di infrazione. Non bastano interventi di collettazione e depurazione degli scarichi fognari. Servono azioni per frenare l’eutrofizzazione che sta accelerando con i cambiamenti climatici. I laghi più colpiti sono il San Michele e il Campagna dove le alghe creano patine sul fondo o inverdiscono le acque a fine estate. L’eutrofizzazione è anche un processo naturale ma va rallentata con interventi mirati e una costante manutenzione ambientale.

Serve un

  • Piano contro l’eutrofizzazione che preveda anche interventi innovativi la cui applicazione nel tempo va affidata alle aziende agricole.

 

Ripristino della fauna ittica autoctona

Negli anni i 5 laghi sono stati interessati dallo sfruttamento alieutico ricreativo. La pesca ricreativa risulta infatti vincolata all’affiliazione ai soggetti gestori a partire dalla Federazione Italiana Pesca Sportiva e attività subacquee. Come tutti i corpi idrici italiani anche i 5 laghi sono stati interessati in passato da immissioni di fauna ittica per finalità di pesca ricreativa. Al momento non è permessa la pesca professionale non essendo inseriti tra le cosiddette “acque principali” della Città Metropolitana.

In realtà, la pesca professionale sostenibile e l’acquacoltura di acqua dolce vengono riscoperte in molte zone lacustri e fluviali italiane mentre il pesce di acqua dolce viene riscoperto dalla cucina anche stellata.

Intanto, nei 5 laghi si assiste a un impoverimento delle specie ittiche autoctone e alla riduzione delle biomasse ittiche sia per l’introduzione di specie alloctone nel tempo, sia per l’incipiente eutrofizzazione.

Nei corsi d’acqua torrentizi del reticolo idrografico dell’area è stato segnalato il gambero di fiume autoctono, specie che oggi si può riprodurre anche in incubatoio.

Per questo proponiamo la creazione di un Piano per il pieno recupero della fauna acquatica autoctonache preveda:

  • incubatoio ittico per l’area dei 5 laghi, utilizzabile per tutto il bacino canavesano della Dora Baltea e dei suoi affluenti e defluenti. Un incubatoio gestito dalle aziende agricole in convenzione con la Città Metropolitana sul modello 30ennale degli “incubatoi di valle” gestiti dalle associazioni di pescatori.

Nell’incubatoio sarebbero schiuse uova e svezzati avannotti da soggetti di specie autoctone prelevati dai laghi e dai torrenti del territorio. A titolo di esempio potrebbero essere riprodotte specie in forte declino come il Luccio ecotipo padano, l’Alborella, ma anche il Gambero di fiume.

Accanto alla gestione dell’incubatoio deve essere prevista l’attività di

  • prelievo dei riproduttori e di immissione in natura degli avannotti anche in convenzione con la Fipsas, sempre nella logica della creazione di reti di progetto.

  

Produzioni agricole locali.

Un progetto di filiera per i cereali locali

L’agricoltura dei comuni dell’area dei 5 Laghi è caratterizzata da una forte produzione cerealicole, in particolare di mais. Oggi prevalgono le varietà ibride da mangime animale ma in passato si coltivavano i mais da polenta. Accanto al mais esiste una significativa produzione di grano da panificazione ma può essere incrementata anche la produzione di orzo per malto da birra (così come può essere coltivato il luppolo da birra, visto che il luppolo selvatico è ben presente nell’ambiente locale). Possono essere avviate anche colture di segale.

Sia la produzione di mais da mangimi che la produzione di mais antichi così come quella degli altri cereali possono essere inserite in un:

  • Progetto di filiera dei cereali eporediesi e canavesani che coinvolga le aziende agricole, i mulini, le aziende alimentari del territorio.
  • Anche la produzione di orzi e luppoli da birra potrebbero rientrare in progetti per una filiera brassicola eporediese.

  

 

Un Piano per la Viticoltura

La viticoltura è sempre stata molto praticata nel territorio. I versanti rocciosi esposti a sud sono ancora costellati di vigne a pergola tipicamente sostenute anche dai “pilun” i pilastri a secco o ancora presenti soprattutto come elementi decorativi. Oggi, però, nei versanti vocati del territorio le vigne sono in grave abbandono e, in molti casi, sono state addirittura espiantate lasciando soltanto i pilun a scopo decorativo.

Proponiamo un

  • Piano per la ripresa della viticoltura nei territori dei comuni dell’area Sic esteso ai territori esterni all’area protetta.

Un Piano che preveda incentivi per il reimpianto di vitigni, con scelte varietali che guardino alla tradizione baltea e canavesana ma anche al cambiamento climatico in atto.

Un Piano che preveda anche il ripristino delle tradizionali forme di allevamento con un alto valore paesaggistico

 

 

 

Un Piano per l’Olivicoltura

Con il clima che cambia si sta diffondendo anche la coltivazione dell’Ulivo anche in questi territori dove la coltura era scomparsa da secoli. La presenza dell’Ulivo di osserva anche nel territorio protetto e nei versanti a Sud della Serra e dell’imbocco della valle della Dora Baltea.

Pensiamo che l’olivicoltura rappresenti una nuova opportunità per l’agricoltura del territorio. Per questo proponiamo un

  • Piano per l’Olivicoltura che preveda il reperimento delle cultivar più adatte a una produzione di olio EVO di alta qualità anche alla luce delle esperienze di olivicoltura già in atto in Canavese e nelle fasce pedemontane piemontesi.

Il Piano dovrà promuovere l’associazione dei produttori e prevedere la realizzazione di un frantoio locale.

L’olio del territorio potrà essere promosso attraverso campagne specifiche di comunicazione e attraverso eventi locali, regionali e nazionali.

 

 

 

Un Piano per la produzione e valorizzazione dei Prodotti agricoli tipici

Nel territorio dei comuni dell’area protetta esistono già produzioni agricole tipiche valorizzate da tempo. In particolare il Comune di Montalto Dora ha il Cavolo Verza inserito tra i Prodotti del Paniere della Provincia di Torino e ospita una Fiera per promuovere il prodotto. Sono però presenti diverse produzioni di orticole (a partire dai cipollotti fino agli zucchini ed altri ortaggi), e frutticole (in particolare, meli, peri, ciliegi antichi) che possono essere valorizzati.

Pensiamo, per questo, a un

  • Piano che individui i prodotti agricoli che possono vantare una tradizione di coltivazione e una “tipicità” anche in seguito a caratterizzazioni chimiche e organolettiche (influenza delle componenti minerali dei terreni, del clima, delle associazioni agronomiche); prodotti tipici che non rientrano nelle categorie vini, birre, cereali, già trattate sopra in precedenti punti specifici.

Un Piano che preveda una successiva diffusione di questi prodotti tra gli agricoltori del territorio e una conseguente valorizzazione nella gastronomia (sperimentazione di ricette) e una promozione attraverso un Piano di comunicazione

Il Piano dovrà prevedere anche innovativi sistemi di agricoltura di precisione, di protezione dalle avversità, di lotta integrata e risparmio idrico.

Il Piano dovrà incentivare la vendita diretta dei prodotti da parte delle Aziende Agricole.

       

 

 

Un Piano per il depopolamento del cinghiale

L’area del Parco dei 5 Laghi è caratterizzata da una presenza di zone di rimessa e rifugio per la fauna ungulata, in particolare per il Cinghiale. In queste zone vocate la specie Cinghiale e nettamente in esubero, ben oltre i limiti di un corretto rapporto fauna-ambiente naturale e fauna-attività agricole. Allo stato attuale, l’area protetta rappresenta un punto di irradiamento del Cinghiale verso i campi coltivati dei territori circostanti dove i cinghiali risultano essere un vero flagello per le produzioni, in particolare mais e prati stabili, ma anche orticole e frutteti.

Il cinghiale è anche il veicolo selvatico della Peste suina africana.

Sul depopolamento del cinghiale si misurerà la reale capacità di gestione dell’area protetta e va considerata come attività che mira a creare le condizioni minime per la protezione delle altre specie animali e delle specie vegetali, oltre che del lancio di progetti per l’agricoltura sostenibile.

Con l’ausilio delle moderne tecnologie le aziende agricole vanno coinvolte nella stima della presenza della specie nel territorio protetto e nei territori comunali che la circondano.

Sulla base di questa stima specifica da realizzare con metodiche validate dall’Università, deve essere attuato un

  • Piano pluriennale per il depopolamento del cinghiale con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di individui presenti per arrivare a un territorio dove si sperimenti una presenza del cinghiale compatibile con la salvaguardia delle risorse naturali e delle attività umane. Un modello da seguire anche in altri territori vocati per la specie.

Per attuare il Piano di depopolamento vanno coinvolte le associazioni dei selecontrollori e bioregolatori ma soprattutto occorre promuovere l’autodifesa da parte degli agricoltori formati con appositi corsi locali.

Le metodiche per attuare il depopolamento devono riprendere le Linee Guida regionali ma devono anche sperimentare interventi innovativi mirati alla massima efficacia. All’interno del Piano consideriamo anche l’utilizzo sperimentale dell’Esercito per testare metodiche che prevedano questo soggetto al altissima professionalizzazione e organizzazione. L’utilizzo dell’Esercito e di altre metodiche drastiche non vanno considerate come incompatibili con l’area Sic e il futuro Parco ma come bonifica (anno zero) prima di avviare una reale gestione ambientale del territorio di lunga durata.

  turismo dolce

 

Turismo dolce

Manutenzione ed efficientamento della rete sentieristica

Il territorio protetto “Sic dei 5 Laghi di Ivrea” è interessato dall’itinerario europea della Via Francigena. Inoltre, da tempo, è attrezzato con itinerari ad anello (i più ricercati dagli escursionisti) che permettono di toccare i perimetri dei laghi, le emergenze naturalistiche (p.es. le Terre Ballerine) e quelle archeologiche (p.es Villaggio neolitico, acquedotto romano di Eporedia).

Le rete sentieristica dei 5 Laghi è ben “segnata” e sfrutta strade interpoderali storiche a selciato di acciottolato, mulattiere con muretti, sentieri, stradine di accesso ai fondi e piste di esbosco: una viabilità che può essere percorsa sia a piedi che con mountain bike.

La rete sentieristica dei 5 Laghi è ben promossa e ben rappresentata nei siti di escursionismo.

Ma anche una rete escursionistica efficiente come questa deve essere mantenuta nel tempo. Serve quindi

  • Un Piano per la manutenzione della viabilità escursionistica con adeguati finanziamenti per manutenzioni costanti pluriennali che preveda anche un pronto intervento per ripristinarne la funzionalità in caso di frane, cadute di alberi, allagamenti, erosioni
  • Un Piano per la manutenzione pluriennale degli scavi, dei siti archeologici e archeologico-sperimentali in accordo con la Soprintendenza e con le associazioni che li hanno in gestione.

 Turismo 5 laghi

Piano per lo sviluppo dell’ospitalità agrituristica

L’utenza che pratica il turismo escursionistico e di benessere, ma anche la più consueta utenza del turismo culturale cercano sempre più strutture “dentro” i territori visitati, strutture che soddisfino esse stesse il bisogno di evasione e di immersione nello spirito dei luoghi. Le strutture per la ristorazione e per il pernottamento che meglio soddisfano questo avvicinamento al genius loci dei territori sono certamente gli agriturismi.

Il territorio dei comuni dei 5 Laghi deve aumentare l’offerta di ristorazione e di posti letto in agriturismi in modo da completare con la formula agrituristica la disponibilità di strutture ricettive adatte al turista camminatore e ciclista. Con la cucina che utilizza materie prime prodotte in loco e  e con la capacità dei “cuochi contadini” la formula agrituristica rappresenta anche una necessaria integrazione all’offerta per il turismo enogastronomico presente sul territorio, non sempre all’altezza delle attesa di questo segmento del mercato turistico che per il Canavese rappresenta il futuro.

Per queste ragioni serve:

  • Un Piano di incentivi per l’apertura di nuovi agriturismi, per la formazione dei gestori contadini e per l’adeguamento alle richieste del mercato del turismo dolce.

Rendere operativa un’area protetta significa rendere anche strutturali le attività educative ambientali. Troppo spesso si è assistito in passato alla creazione di centri di educazione ambientale che si reggevano sull’affidamento ad associazioni le cui attività erano sostenute dall’intervento pubblico. Questi centri devono rimanere ma accanto a questi deve entrare nel territorio l’attività di educazione ambientale condotta da aziende agricole, quindi da professionisti privati, che ricercano la propria clientela scolastica e sociale come parte della propria attività imprenditoriale.

Per questo accanto al Piano per gli agriturismi deve essere progettato anche un

  • Piano per le Fattorie didattiche e un Piano per lo sviluppo dell’Agricoltura sociale creando nuove aziende agricole (o trasformando aziende agricole già presenti) vocate a queste funzioni secondo la recente normativa sull’agricoltura sociale.

Le aziende agricole autorizzate a svolgere attività di fattorie didattiche e di agricoltura sociale possono così offrire programmi di educazione ambientale (ma anche alimentare etc.) in collaborazione con le Amministrazioni comunali, gli enti di area vasta, gli istituti scolastici e i consorzi socioassistenziali secondo modelli ben consolidati nel mondo agricolo del territorio torinese e canavesano.

 

 

La promozione del territorio

Riteniamo che lo sviluppo sostenibile dell’area protetta dei 5 Laghi non possa prescindere da un’adeguata promozione e da un altrettanto adeguata comunicazione.

Sarà importante definire un’immagine del territorio non banale, non consueta e concorrenziale rispetto ad altre aree protette. Un’immagine che sfrutti la proposta di fare di questo territorio un “laboratorio di sviluppo sostenibile”. L’area protetta dei 5 Laghi deve essere comunicata non soltanto per le sue caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche, per le sue opportunità di fitness e di cultura e benessere, ma anche perché si dovrà trattare di un territorio dove si saranno in corso sperimentazioni di innovazione per la sostenibilità e di coinvolgimento delle realtà agricole in grado di attrarre giovani imprenditori agricoli con visioni multifunzionali.

La promozione dovrà passare anche per l’organizzazione di Corsi di aggiornamento per le figure professionali turistiche specifici sul territorio dei 5 Laghi

 

 

 

 

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