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Col suo negozio solidale Sabrina migliora la vita dei bambini del posto (VIDEO)

"Vesti il progetto" nasce con queste finalità: "I bambini possono autofinanziarsi un mondo più bello"

Sabrina Balma

Sabrina Balma

Dentro un piccolo edificio in via Banna, alle porte di Balangero, c’è un mondo di vestiti, giochi per bambini e oggetti per lo svezzamento. Eppure non si tratta di un negozio. O perlomeno non di un negozio per come siamo abituati a intenderlo. Tutti i prodotti accuratamente stipati negli scaffali, infatti, arrivano da donazioni fatte dai cittadini.

Dopo averle ricevute ci pensa Sabrina Balma, 34 anni e ideatrice dell’iniziativa, a controllarle e a selezionarle per poi metterle in vendita. Ad aiutarla ci sono altre sei donne. Dopo la selezione, agli oggetti vengono assegnati dei prezzi simbolici. Tutto il ricavato delle vendite viene re-investito sul territorio per migliorare la vita dei bambini del ciriacese e delle Valli di Lanzo.

“Ho avuto quest’idea un po’ particolare - ci dice Sabrina mentre la aiutiamo a portare qualche busta contenente oggetti utili alle iniziative che vengono tenute nei locali del negozio - dopo un viaggio in Inghilterra”. Lì era entrata in contatto con i cosiddetti charity shop, cioè negozi a cui le persone donano oggetti che non vengono più usati.

Gli oggetti vengono poi rivenduti a prezzi calmierati a beneficio di chi ne ha bisogno. “Abbiamo deciso di replicare quell’esempio dandoci un tema, in questo caso il vestiario per bambini”. Era il 2020, in piena pandemia. Sabrina racconta di aver sentito qualcosa dentro di sé dopo quel viaggio in Regno Unito.

Qualcosa che l’ha convinta della necessità di un progetto di questo tipo: “Non avevo nessun dubbio sul realizzare o meno il progetto, mi sono semplicemente chiesta: ‘Come lo faccio’? Un credente potrebbe identificarla come una chiamata”. Già, perché il compito che s’è dato Sabrina ha i contorni di una piccola vocazione.

La filosofia dietro al progetto è semplice: “È come se il bambino si autofinanziasse un mondo più bello”. Dai loro vestiti, infatti, viene prodotto denaro e da quel denaro nascono tantissime cose. E i risultati si vedono. In tre anni, “Vesti il progetto” (questo il nome dell’iniziativa) è riuscito a finanziare un defibrillatore, un’attrezzatura ospedaliera utile durante il parto, una festa con la presenza dei pony, una rete per una palestra, dei gommoni per il rafting adatti alle persone con disabilità e un gazebo.

Lo spazio di Vesti il progetto

Ma c’è di più:  il prezzo di vendita finale dei prodotti è molto basso, e questo permette al negozio di essere accessibile anche a chi ha delle difficoltà economiche. “Ma c’è anche chi - aggiunge Sabrina - viene qui perché magari ha un’idea molto ‘green’ del riuso”.

I vestiti che vengono venduti sono tutti in ottime condizioni, e quelli che si presentano meno bene ma che sono ancora funzionali vengono spediti alla Caritas. Insomma, qui non si butta via niente e la sostenibilità del progetto è assicurata. Sia dal punto di vista ambientale (chi compra usato inquina di meno) sia economico.

E infatti le spese, per l’associazione che sta dietro a Vesti il progetto, sono pochissime, anche grazie all’aiuto della parrocchia. “Abbiamo chiesto a Don Luigi Magnano di Balangero una mano, e lui ci ha dato il locale dove oggi operiamo chiavi in mano” spiega Sabrina.

Sabrina e Patrizia

A fornire grande supporto logistico è anche l’associazione Nida di Torino, attiva nel contrasto alle malattie rare e nel volontariato dentro all’Ospedale Regina Margherita di Torino. E così, negli anni, il progetto è cresciuto. “Vengono a donare da Moncalieri, da Cuneo, dal ciriacese o dalle Valli di Lanzo” spiega invece Patrizia Donninelli, 58 anni, una delle volontarie che affianca Sabrina.

Intanto nel negozio entrano due clienti. “Per me che ho sei figli - ci dice una di loro - un posto come questo è davvero una manna dal cielo”. “Un altro punto di forza del progetto - continua Patrizia - è che le persone vedono che i soldi che danno a Vesti il progetto finiscono reinvestiti in cose concrete”.

Se dovesse raccontare i motivi per cui Patrizia si è unita al progetto, li definirebbe così: “È molto difficile fare del bene, me è anche estremamente gratificante. E poi noi abbiamo un punto forte: abbiamo in squadra delle mamme molto giovani con tante idee innovative, che sono molto pratiche dei social network e che hanno bimbi molto piccoli”.

Infine c’è la soddisfazione più grande, quella di vedere il lavoro concretizzarsi in oggetti che migliorano la vita dei bambini. Mentre lo spiega, a Sabrina si riempiono gli occhi di entusiamo: “Soprattutto l’acquisto del cardiotocografo per l’ospedale di Cirié, che consente alla mamma che sta partorendo di essere monitorata costantemente senza fili e con tecnologia wireless, mi è davvero rimasto nel cuore”. 

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