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Il caso

Un playboy? La pagina Facebook dell'assessore invasa dai commenti "hot"

Uomini e donne gli scrivono per poter fare amicizia

Un playboy? La pagina Facebook dell'assessore invasa dai commenti "hot"

Una delle "ragazze" che ha scritto all'assessore

Commenti da parte di ragazze che chiedono all'assessore Giuseppe Di Bella di fare amicizia, di conoscersi. Siamo a Venaria e, su Facebook, alcuni degli ultimi post dell'esponente della giunta del Sindaco, Fabio Giulivi, sono pieni di apprezzamenti.

L'assessore di Fratelli d'Italia, Giuseppe Di Bella

Vediamone alcuni...

"Buonasera - scrive Melanchon Rosette - vale sempre la pena vedere i tuoi post, ma non siamo amici su Facebook, ti ​​ho inviato una richiesta di amicizia, ma non ha mai funzionato. Puoi inviarmi una richiesta di amicizia dal tuo profilo così possiamo diventare amici se non ti dispiace e spero che darai seguito alla mia richiesta?"

"Ciao come stai stasera? - scrive Cynthia Morrison - Spero che tu stia bene e che tu stia passando una bella giornata. Mi piace molto il tuo contributo. Perché non parliamo come un freno? Ma volevo che tu potessi farmi la domanda come amico, così posso fare una chiacchierata e conoscerti meglio. Soprattutto, spero di non gravare su di te. Grazie molto".

"Le tue foto - scrive Alessandro Carl Daniele - e i tuoi messaggi sono meravigliosi. I post della tua pagina Facebook sono molto carini e belli. I post e le foto che condividi hanno attirato la mia attenzione e sono fantastici. Voglio che diventiamo amici su Facebook. Ho provato ad aggiungerti come amico ma non ci sono riuscito. Se non ti dispiace aggiungermi come amico o mandarmi un messaggio su Messenger, lo apprezzerei davvero. Se ci conosceremo di più come amici, sarò molto felice di ricevere il tuo invito. Grazie e stai al sicuro".

Questi (QUI SOPRA) sono solo alcuni dei messaggi presenti, commenti che si ripetono, di tanto in tanto, sotto i post dell'assessore Giuseppe Di Bella. Ad una prima lettura si capisce subito che c'è qualcosa che non va: la maggior parte dei commenti, infatti, sono sgrammaticati e scritti in un italiano piuttosto stentato. Perché? Si tratta di una truffa e quindi l'assessore fa benissimo a non rispondere.

La truffa delle ragazze che chiedono l'amicizia sui social

Riportiamo qui di seguito un articolo di Avvenire sul tema.

Ci sono truffe digitali di cui si parla poco. Probabilmente perché toccano aspetti molto privati delle nostre vite. Ma i numeri ci dicono che, mai come in questi ultimi mesi di maggiore solitudine, queste truffe sono diventate ancor più invadenti e diffuse. Di solito le vittime sono uomini, ma sempre più spesso sono prese di mira anche le donne.
La scena è sempre la stessa. Arriva una richiesta di amicizia su Facebook o su Instagram da una bella ragazza (o da un bel ragazzo). Se vai a vedere il suo profilo, ti può capitare di scoprire che è già amico di qualcuno dei tuoi amici social. Così magari abbassi la guardia e accetti la nuova amicizia. E qui cominciano i guai.
Esistono varianti più sfacciate dove si viene contattati attraverso i sistemi di messaggistica di Facebook o Instagram da donne o uomini che vanno dritti al punto proponendo avventure di ogni sorta. Qualunque sia l'approccio, l'orientamento sessuale o il sesso di chi ci contatta, la finalità resta la stessa: ricattarci.
Come avviene la truffa lo spiega bene la storia di un'impiegata italiana di 39 anni che è stata «agganciata» su Instagram, lo scorso dicembre, da uno sconosciuto che l'ha convinta a mandargli una foto in cui appariva a seno nudo, salvo poi chiederle 500 euro per non diffonderla a tutti i suoi conoscenti.


La truffa funziona proprio perché il ricattatore non chiede cifre enormi e perché si basa su un dato comune a tutti: la vergogna. Perché la vittima, uomo o donna che sia, si vergogna due volte: di esserci cascata e di avere fatto una cosa tanto ingenua come quella di inviare a uno sconosciuto una sua foto mentre era nuda.
Se pensate che sia una truffa da poco, tenete conto che colpisce mezzo mondo e migliaia di vittime al giorno. Se a una banda riescono anche solo 100 ricatti al giorno, sono 50mila euro di guadagno facile ogni 24 ore.
A questo punto viene spontanea una domanda: come si fa a convincere una persona a fare una cosa così intima come mostrarsi nudi a un estraneo? Torniamo alla storia della 39enne italiana. A dicembre il «nuovo amico» si era presentato via social alla donna in modo «innocente e scherzoso». Dopo un po', aveva cominciato a vantarsi di avere «un fisico straordinario» e per provarlo aveva mandato alla ragazza una serie di foto in cui compariva nudo. Per la serie: vedi quanto mi fido di te. Solo dopo l'aveva invitata a fare lo stesso. Insomma, ha usato l'antico trucco di creare una finta complicità con la vittima, mostrandosi a lei nell'intimità, mettendosi letteralmente a nudo.



Come spiega la Polizia postale, le persone che ci contattano «nella stragrande maggioranza dei casi lo fanno con profili fake, costruiti a partire da foto rubate di utenti veri, attrici in erba o scattate durante sfilate o feste». Si tratta di vere e proprie «esche sessuali», costruite ad arte da organizzazioni criminali, spesso con base in paesi africani o nei Balcani. Per realizzare queste truffe non servono nemmeno grandi organizzazioni. Le foto sono false, i nomi inventati o rubati e chi ci contatta e «chiacchiera» con noi non è un essere umano ma un bot, cioè un sistema computerizzato.
«Se non si paga il riscatto richiesto, via money transfer o talvolta in Bitcoin, il passo successivo dei malviventi è quello di pubblicare la foto nuda della vittima, sotto i post dei suoi amici». Per paura dello scandalo, molti pagano.
Prima di sbeffeggiare chi è cascato nel ricatto guardate la lista dei vostri amici social e dite ai vostri conoscenti di fare pulizia delle loro amicizie virtuali. Perché chi le ha accettate, anche solo per superficialità o per vanagloria, ha inconsapevolmente aiutato i criminali a truffare qualcuno dei suoi amici reali.

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