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Chivasso
24 Luglio 2023 - 12:46
Le case popolari del quartiere Borgo Sud Est di Chivasso
Non c’è solo la bomba di Pratoregio che ha messo in allerta in queste settimane l’amministrazione del sindaco Claudio Castello.
Ce n’è un’altra, meno pericolosa per la salute pubblica ma sicuramente più devastante per gli effetti che potrebbe avere sulla tenuta della maggioranza consiliare, che sta tenendo sulle spine il gruppo di Castello & company.
Parliamo del caso anticipato, qualche giorno fa, in commissione consiliare dall’assessore al bilancio Chiara Casalino.
“Dobbiamo approvare in Consiglio una variazione al bilancio di 650 mila euro…”.
Urca!
Per quanto i conti di un Comune delle proporzioni di Chivasso pareggino a svariate decine di milioni di euro, “so’ soldi”, direbbe Maccio Capatonda.
E già, “so’ soldi” che verranno prelevati dall’avanzo di amministrazione per saldare il debito che il Comune ha maturato, dal 2008 ad oggi (prima determina di pagamento nel 2010, ndr) nei confronti di ATC.
Sorbole! Direbbero sulle spiagge di Rimini.
Me cojoni! Sotto l’ombrellone a Coccia di morto!
La variazione verrà portata in Consiglio questa sera e la maggioranza, su intuizione del vice sindaco Pasquale Centin che da qualche settimana s’è preso il mal di pancia di dirimere la matassa, avrebbe già orchestrato il piano per salvare la faccia e per uscirsene - lui, Centin - come l’uomo che ha evitato lo sfratto di 64 nuclei famigliari del Borgo Sud Est.
Nella sua testa, e nel messaggio che sta facendo arrivare nelle orecchie di chi bazzica un po’ nei corridoi del Municipio, ci sarebbe da fargli un monumento.

Pasquale Centin vice sindaco
Ancor più per il fatto che il sindaco questa sera in Consiglio non ci sarà, avendo già preso il volo per le vacanze, e gli onori è pronto a prenderseli tutti il suo vice.
La realtà però è un po’ più complicata rispetto a come la starebbero vendendo gli amministratori chivassesi.
Ma perché il Comune di Chivasso deve 650 mila euro ad ATC (l’Agenzia Territoriale per la Casa)?
Facciamo un passo indietro.
“Sì, buonasera. Sono Bruno, posso salire per cortesia?”.
C’è stato un tempo, che inizia ad essere relativamente lontano, in cui fare l’assessore alle Politiche Sociali era uno dei fardelli più pesanti per chi voleva fare l’amministratore pubblico.
Bruno Matola, ad esempio, prima di diventare sindaco di Chivasso, è stato assessore al Welfare nella Giunta di Andrea Fluttero.

Bruno Matola ex assessore alle Politiche Sociali
In via Togliatti e in via Ajma se lo ricordano bene il suo faccione sorridente e la sua testa all’epoca già pelata.
Oltre che per l’aspetto, se lo ricordano anche per i modi cordiali con cui, entrando negli appartamenti della Coppina di proprietà dell’ATC, prendendo un caffè, strigendo mani e accarezzando le teste dei bambini, riusciva nella maggior parte dei casi ad uscirsene con un accordo bonario per far pagare gli affitti a chi gli affitti non voleva pagarli all’Agenzia Territoriale per la Casa.
“Ma dai Bruno è pieno di crepe e di umidità! Chi ci verrebbe a vivere qui?”.
“Epperò dai, qualcosa dobbiamo pur pagare no?”.
Negli anni - vuoi per l’avvento dei social, vuoi per le diverse abitudini della politica e per le diversità di approccio di chi si è succeduto in Comune nell’assessorato alle Politiche Sociali (Gianfranco Scoppettone, Annalisa De Col, Claudio Moretti e l’attuale Tiziana Siragusa, ndr) - è cambiato il modo di gestire le morosità del quartiere popolare.
E’ cambiato o, a seconda dei punti di vista, della questione a Palazzo Santa Chiara la politica se ne è proprio fottuta.
Altro che andare a citofonare Gianni al civico 66 di via Togliatti, ad esempio, come faceva Matola.
E così è capitato che, in 15 anni, ATC abbia maturato un debito di 650 mila euro per affitti non pagati.
Ma perché, torniamo a bomba, deve pagarli il Comune di Chivasso?
Allora, di questi crediti che vanta l’Agenzia Territoriale per la Casa si deve fare un distinguo tra chi non ha potuto pagare (morosità incolpevole) e chi non ha voluto pagare (morosità colpevole).
Per i primi, esiste un fondo comunale e regionale che provvede al pagamento dell’affitto: negli anni, dal 2008 ad oggi, il Comune ha versato la sua parte, ma in misura ridotta rispetto a quanto chiedeva ATC.
Morale: secondo i calcoli dell’Agenzia Territoriale per la Casa, esclusi gli interessi che non chiederà, le casse comunali devono ancora versare 450 mila euro circa.
Facciamo un esempio per capire meglio: se nel 2009 Chivasso ha impegnato a bilancio e versato 49.913 euro, ne deve ancora 78.475 perché, nei conti di ATC, le morosità incolpevoli ammontavano per quell’anno a 128.388 euro.
Bene.
Ma perché ATC non le ha chieste prima?
In realtà le ha chiesta, ma… boh, la comunicazione s’è fermata all’ufficio Welfare.
Sulle morosità incolpevoli, in realtà, non ci sono molte questioni da fare.
Più delicata, invece, la questione delle morosità cosiddette colpevoli, ossia di chi poteva pagare l’affitto, secondo l’Isee, ma ha preferito comprarsi un telefono nuovo, vestiti, un’auto, da mangiare. Insomma, di chi ha preferito spendere i soldi diversamente.
Il capitolo delle morosità colpevoli, dal 2019 al 2023, dunque nei due mandati di Castello con assessori al Welfare Moretti e Siragusa, ha prodotto un debito verso ATC che ammonta a pochi euro in meno di 200 mila.
Ecco, e qui viene il nocciolo della questione: perché il Comune di Chivasso deve pagare anche questi 200 mila euro?

Tiziana Siragusa assessore al Welfare
Perché da regolamento regionale sulla Casa dell’anno 2017 all’articolo 1, è previsto che “[…] Se il Comune non provvede al pronunciamento della decadenza entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta, l’eventuale morosità successivamente maturata dall’assegnatario e ogni altro costo sopportato dall’ente gestore sono posti a carico del Comune medesimo […]”.
In pratica: se ATC chiede i soldi all’affittuario, l’affituario non paga, il Comune entro 30 giorni deve dichiarare la decadenza del contratto d’affitto. Se non lo fa, il debito passa al Comune medesimo.
E Chivasso, “ovviamente”, non l’ha fatto per le 64 morosità colpevoli accertate da ATC.
Perché? Boh.
Sicuramente perché nessun assessore ha più citofonato ai campanelli di via Ajma e via Togliatti come si faceva in passato.
Resta un punto, da chiarire: perché la questione è venuta fuori oggi?
Perché la storica responsabile del Welfare di Palazzo Santa Chiara è andata in pensione a fine 2022 e, si sa, quando c’è un cambio di responsabilità possono emergere situazioni da risolvere e su cui non sta a noi indagare.
In conclusione, questa sera in Consiglio si dovrà votare una variazione al bilancio di 650 mila euro di cui 450 mila paiono “cristallizzati”, ma di cui 200 mila è evidente la responsabilità dell’Ente comunale per la mancata assunzione del provvedimento richiesto da ATC.
Dunque, come ne uscirà la politica?
Centin è pronto a prendersi gli applausi per aver evitato lo sfratto di 64 famiglie che tanto “io pago”.
Ma perché “io pago” quando non avrei dovuto pagare se il Comune avesse ottemperato alle regole?
E, soprattuto, come verrà giustificata a bilancio la cifra di 200 mila euro per le “morosità colpevoli” del Borgo Sud Est?
A nascondere la polvere sotto il tappeto sono tutti bravi, ma la grana è grossa come una casa. Popolare.
Ecco perché al ritornello di “bravo Centin” che già si sente ripetere sotto i portici di via Torino noi non abbiamo alcuna intenzione di unirci.
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