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Cuorgnè
27 Aprile 2023 - 12:12
I lavori sul ponte di via Ivrea
Il ponte di Cuorgnè riaprirà entro la fine di maggio e probabilmente anche un po’ prima: l’obiettivo è quello di consentire il transito in un senso di marcia dalla metà del prossimo mese.
E’ quanto emerso durante l’incontro organizzato nella serata di martedì 18 aprile ed al quale sono intervenuti il vice-sindaco della Città Metropolitana Jacopo Suppo, il dirigente della Direzione Mobilità Matteo Tizzani ed il progettista e direttore dei lavori Massimiliano Ferrari.
“La data contrattuale del 29 maggio – ha spiegato Suppo - è cautelativa; la speranza – anzi qualcosa in più di una speranza - è quella di accorciare i tempi”.
Un momento dell'incontro di Cuorgnè
Appare pertanto superata l’ipotesi di riaprire temporaneamente (e sempre in una sola direzione) nei due fine settimana del Torneo di Maggio, sia per la prevista accelerazione sia perché - come ha detto il sindaco di Cuorgnè Giovanna Cresto - “se questo influisse sulla riapertura definitiva, ritardandola, allora meglio lasciar chiuso in quei giorni, tanto chi vuol venire al Torneo lo fa ugualmente”.
L’incontro era destinato “a fornire informazioni sia di natura tecnica che di contesto”, quindi a spiegare a che punto si trovassero i lavori e quali fossero i motivi del ritardo accumulato. Malgrado il tema sia molto sentito in città, l’ex-chiesa della Trinità era tutt’altro che piena ed anche i commercianti non erano numerosi: una quindicina all’incirca. In compenso erano molto agguerriti e poco disposti a prendere per buone le spiegazioni dei tecnici.
Da parte sua, il rappresentante della Città Metropolitana ha detto di “condividere le loro preoccupazioni: arrivo anch’io da una famiglia di commercianti e capisco i loro problemi. Detto questo, dobbiamo avere la consapevolezza che un investimento di 400.000 euro sul territorio è un segnale importante. Dobbiamo decidere se vogliamo essere il Paese del Ponte Morandi (che non si occupa delle proprie infrastrutture finché non succede il disastro) oppure un Paese che lavora per metterle in sicurezza. L’installazione della passerella va inserita anche in un contesto: la mobilità sta cambiando in maniera profonda. Non è più fatta solo di auto; la richiesta di spazi pedonali e ciclo-pedonali sta aumentando su tutto il territorio piemontese”.
Dall’incontro non sono emerse novità clamorose ma una serie di precisazioni e di chiarimenti. Come ci aveva già spiegato due settimane fa il sindaco di Cuorgnè Giovanna Cresto, lo slittamento dei tempi è stato causato essenzialmente dallo spostamento e ricollocazione dei sottoservizi. E’ lì che si annidava il rischio di sorprese perché, trattandosi di cavi nascosti alla vista, solo nel momento in cui fossero stati portati alla luce si sarebbe potuto sapere con certezza quali interventi dovessero essere effettuati. Anche perché – com’è emerso dai discorsi dei tecnici – soprattutto per le tubazioni più vecchie non esistevano mappe e non si sono potuti pianificare gli interventi a tavolino in modo dettagliato. “L’ENEL non sapeva bene dove passassero i cavi – ha ammesso l’ingegner Ferrari – D’altra parte i grossi lavori sulla struttura risalgono al 1961. ENI ha invece provveduto subito allo spostamento mentre la SMAT ha approfittato dell’occasione per intervenire sull’acquedotto”.
Gli abbiamo chiesto se la mappatura ora venga eseguita per evitare in futuro problemi analoghi. “Sì – ha risposto - loro posano e io mappo”.
Sia lui che l’ingegner Tizzani hanno precisato che “alcuni spostamenti sono provvisori, altri no. Il progetto prevedeva che le tubazioni di Telecom ed ENEL durante i lavori corressero in superficie e infatti la Telecom le ha collocate sul passaggio pedonale a valle. ENEL-Distribuzione invece, nel corso dei sondaggi seguiti alla chiusura del ponte, ha visto che poteva re-interrare subito i tre cavi della Media Tensione: questo ha allungato i tempi ma ha permesso di fare tutto in una volta sola”. Ha spiegato Tizzani: “Si tratta di lavori che non possono essere fatti dall’impresa che si occupa della passerella: nel campo dei sottoservizi è essenziale un alto livello di sicurezza e le decisioni spettano alle rispettive società, che possono scegliere fra un numero limitato di ditte qualificate. Incastrare bene i tempi dei vari interventi non è facile”.
A quanto si è capito, c’è chi è stato efficiente e chi meno, visto che “Enel e Telecom hanno lasciato in loco delle tubazioni vuote che abbiamo provveduto noi a far rimuovere”.
Proseguendo nelle spiegazioni, il dirigente ha specificato: “Questi lavori sono stati eseguiti nella prima fase, fra ottobre e novembre 2022. Nel frattempo, smontando il parapetto, avevamo constatato l’esigenza di consolidare la struttura preesistente, risanando tutta la parte in muratura che dopo la collocazione della passerella non sarebbe più stato possibile raggiungere per eseguire la manutenzione. Abbiamo quindi cucito e scucito: certo si è trattato di operazioni aggiuntive, non previste in fase di progettazione perché non era possibile prevederle. Dopo la pausa stabilita per consentire il traffico veicolare nel periodo natalizio, quando in gennaio abbiamo ripreso i lavori sono stati effettuati i tagli per predisporre le putrelle ma, invece di togliere le mensole costringendo gli operai a lavorare legati, le abbiamo mantenute così hanno potuto operare più agevolmente e in maggior sicurezza”.
Come si sta procedendo ora?
“Da quando sono arrivate le putrelle – ha affermato – i lavori hanno subito un’accelerazione: le prime sono state collocate lunedì e si sta procedendo rapidamente. Cerchiamo di fare il più in fretta possibile ma avere a che fare con la Soprintendenza non aiuta a ridurre i tempi. Un altro aspetto da tener presente è che la passerella verrà realizzata a sbalzo ovvero sarà sostenuta da zavorre in cemento armato all’interno del corpo-ponte: solo dopo aver completato questa parte del lavoro saranno possibili il getto (prevediamo di farlo ad inizio maggio) e quindi l’asfaltatura. La passerella vera e propria potrà invece essere installata anche in seguito ed è questo che contiamo di fare. Dobbiamo però capire come garantire il transito dei pedoni perché il vecchio passaggio pedonale è occupato dai cavi della Telecom…”
Sia i tecnici che il vicesindaco della Città Metropolitana sono certi che non ci saranno altre dilazioni “salvo che piova a dirotto per 15 giorni”.
Lo scontento dei commercianti, così come delle minoranze consiliari, è stato espresso con veemenza. Più che porre delle domande, hanno fatto dei commenti irritati.
Qualcuno di loro ha avanzato dubbi sul fatto che i ritardi siano dovuti agli intoppi determinati dai sottoservizi: “Gli altri potrebbero dire di voi la stessa cosa: qui non ci sono rappresentanti dell’ENEL in grado di ribattere… Noi che passiamo di lì tutti i giorni vediamo come si lavora: gli operai sono due o tre per volta, impegnati dalle 8 alle 17 e non nei giorni festivi. Ci dovrebbero essere delle more per i ritardi!”
“Quando vedete due sole persone – hanno spiegato i tecnici – è perché il bridge non può portare più di 100 chili!”. Colui che aveva posto la questione ha replicato: “E utilizzatene più di uno!”.
“Certo si potrebbe fare – ha precisato Suppo – però la maggiorazione dei costi verrebbe pagata dai cittadini: per questo dobbiamo essere oculati”.
Anche in questa sede è stata riproposta l’ipotesi che i ritardi siano stati determinati dal fallimento della ditta appaltatrice ma il sindaco ha esclamato: “Questa ricorrente diceria è una cretinata! Non c’è stato nessun fallimento. La Edilmecos ha subappaltato alla SIMCO ovvero alla Mattioda. Vi risulta forse che sia fallita?”.
Suppo ha aggiunto che la scelta di una ditta del territorio è un fatto positivo poiché conosciuta direttamente dai cittadini e facile da contattare.
Un’altra accusa è quella riguardante la scarsa informazione: “Abbiamo saputo le cose dai giornali senza mai ricevere comunicazioni ufficiali. Mi auguro che in futuro non accada più” ha detto il capogruppo di “Cuorgnè C’è” Davide Pieruccini mentre Roberto Perotti, già assessore al Commercio in una delle giunte di Vacca Cavalot ha attaccato: “E’ casuale che quest’incontro sia stato organizzato solo dopo l’intervento delle minoranze e la lettera dei commercianti?”.
Il vicesindaco della Città Metropolitana ha “preso atto” delle critiche anche se la Cresto ha fatto notare “non credo che fossero rivolte a voi…”.
Sempre Perotti ha dichiarato: “Comprendiamo le difficoltà tecniche ma noi siamo a terra. Domani aprirò alle 6,30 e starò lì ad aspettare che passi qualcuno; il sabato pomeriggio viviamo nel Deserto dei Tartari. I disagi termineranno quando verrà riaperto il ponte ma la vera impresa sarà ricostruire il tessuto commerciale”.
Stessa preoccupazione espressa da una sua collega: “Dobbiamo recuperare il passaggio dalle valli, non c’è più, le abitudini sono cambiate, diverse attività stanno chiudendo o cercando altri posti in cui ricollocarsi. Il Comune ha qualche idea al riguardo?”.
Dopo un’uscita poco felice (“Le idee dovreste averle voi!”) alla quale si è sentita rispondere “Non ne abbiamo più, si sono esaurite”, il sindaco ha assunto un tono più conciliante: “Nessuno nega il disagio e sono pronta ad incontrarvi quando volete. Proprio per non crearvi altre difficoltà stiamo portando avanti i vari lavori per la riqualificazione del centro col contagocce, pezzo per pezzo, occupando volta per volta solo piccole aree. Senza cantieri però non si cambia nulla. Alla fine, se la città sarà più bella e più vivibile, sarà anche più attrattiva”.
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