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Revocata la scorta al testimone di giustizia Pino Masciari

Revocata la scorta al testimone di giustizia Pino Masciari

Pino Masciari, imprenditore, in una foto del 2018 quando si candidò alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle in Piemonte

Revocata la scorsa al testimone di giustizia Pino Masciari. La decisione è stata presa dall’ufficio centrale interforze del Ministero dell’Interno, che ha comunicato aMasciari di aver avviato la procedura per la revoca. Masciari viveva sotto protezione da 22 anni, da quando cioè denunciò le collusioni tra ‘ndrangheta, pezzi di imprenditoria e pezzi del mondo della giustizia, in Calabria. Denunce fondate. Ma chi è, Pino Masciari?

L’imprenditore edile calabrese,  sottoposto dal 18 ottobre 1997, assieme alla moglie e ai due fgli, ad un programma speciale di protezione per aver denunciato la ’ndrangheta e le sue collusioni politiche, ma anche le banche che gli consigliavano di rivolgersi agli usurai per ottenere quella liquidità che gli veniva meno dai mancati pagamenti dei lavori, già realizzati, per i quali investiva le proprie risorse.

I suoi problemi iniziano nel 1990, il giorno in cui decide di non sottostare più alle pressioni mafiose dei politici e al racket della ‘ndrangheta, con furti, incendi, danneggiamenti, minacce e gli spari alle gambe ad uno dei suoi fratelli. Una delle due imprese in suo possesso, la “Masciari Costruzioni”, operava nel campo degli appalti pubblici, case popolari, impianti sportivi, scuole, strade, restauri di centri storici, ecc. L’altra impresa, ereditata dal padre, in cui Masciari svolgeva il ruolo di amministratore, si occupava del settore privato, quindi costruzione di abitazioni civili destinate alla vendita.

Nel 1988, alla morte del padre, Pino Masciari si trova da solo con nove fratelli e per proseguire con le attività decide di cedere alle estorsioni, ossia alla corresponsione del 3% ai mafiosi e del 6% alla parte collusa con la politica, nonché a numerose imposizioni delle cosche fra cui le assunzioni pilotate, le forniture di materiali e di manodopera, regali di appartamenti ecc. ed all’elargizione di denaro e di lavori pubblici pretesi dai politici.

Nel 1994 ci ripensa, licenzia tutti i suoi operai e il 22 novembre incontra il Maresciallo Nazareno Lo Preiato, allora Comandante della Stazione dei Carabinieri di Serra San Bruno e inizia a raccontare, la sua vita alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro i cui giudici, valutate la vastità dei racconti e dei personaggi accusati, considerato il pericolo grave e imminente per lui e per la sua famiglia, gli prospettano di entrare in un programma di protezione.

Grazie alle sue dichiarazioni sono stati arrestati e condannati decine di capi e gregari di importanti famiglie ndranghetiste come i Vallelunga di Serra San Bruno, i Sia di Soverato, gli Arena di Isola Capo Rizzuto, i Mazzaferro nonché politici e amministratori.

Pino Masciari con la sua famiglia vive da anni in località protetta, senza nessun cambiamento d’identità, senza alcuna possibilità di lavoro né per lui né per Marisa, sua moglie.

E sono tanti i comuni che gli hanno conferito la cittadinanza onoraria: Sperate (CA) il 24 settembre 2009, Torino il 10 novembre 2008, Ivrea il 24 novembre 2008, Nichelino il 13 aprile 2010, Bologna il 21 maggio 2012.

A Leini (comune in provincia di Torino commissariato dal 2012 per infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese), nel maggio del 2014, durante la campagna elettorale, Pino Masciari è stato proposto per il ruolo di assessore ai lavori pubblici dalla lista del Movimento 5 Stelle con candidata sindaco Silvia Cossu. Il Consiglio comunale nel dicembre dello stesso anno gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

E sempre in campagna elettorale a maggio 2014 (ballottaggio) per rinnovare la giunta comunale di Piossasco, Pino Masciari è stato proposto per il ruolo di assessore ai lavori pubblici dalla lista del Movimento 5 Stelle con candidato a sindaco Francesco Colucci.

A maggio di quest'anno anche il Comune di Verolengo gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

Le reazioni alla notizia

"Il Movimento 5 Stelle esprime profonda preoccupazione per l'avvio del procedimento di revoca della scorta a Pino Masciari, testimone di giustizia, e alla sua famiglia. Pino, sotto scorta da 22 anni, non è solo un simbolo della lotta alla mafia, ma una vita che va tutelata". E' quanto dichiarano, in una nota congiunta, i consiglieri regionali Sarah Disabato, Ivano Martinetti e Sean Sacco. "La 'ndrangheta e le mafie - aggiungono - non archiviano le loro ritorsioni. Chi le denuncia deve e dovrà trovare sempre assoluto sostegno e protezione da parte dello Stato. Per questo ci chiediamo se, alla base del procedimento di revoca, vi siano elementi tali per stabilire con certezza che Pino Masciari e la sua famiglia non abbiano più bisogno della scorta. In caso contrario, auspichiamo un passo indietro".  
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