Investigatori al lavoro sulle carte sequestrate nell'inchiesta sulla fondazione Open dove c'è un filone che sta richiamando la loro attenzione: è quello relativo all'imprenditore Marco Carrai, indagato per finanziamento illecito ai partiti, e a società a lui collegate. Insieme al suo ufficio la finanza perquisì lo studio di un commercialista a Firenze che ospita la sede legale di cinque società legate a Carrai, su cui i pm Luca Turco e Antonino Nastasi vogliono approfondire le indagini per chiarire il ruolo di Carrai, ma anche di alcuni suoi soci. Per gli inquirenti, si legge nel decreto di perquisizione, l'imprenditore amico di vecchia data di Matteo Renzi avrebbe svolto un "ruolo decisivo" nel reperimento dei finanziatori di Open e nel gestire i rapporti tra questi e politici vicini alla fondazione. Legate a lui anche due società in Lussemburgo, una di proprietà dell'altra, specializzate nella compravendita di quote societarie. Secondo quanto appreso, alcuni dei soci di queste società estere, che conterebbero tra i loro investitori anche finanziatori di Open, figurerebbero al contempo anche all'interno della compagine delle società italiane, la cui sede legale è stata perquisita presso il commercialista di Firenze, che non è indagato. "Le acquisizioni investigative - si legge nel decreto di perquisizione - evidenziano significativi intrecci tra fondazione Open e società lussemburghesi e fiorentine". Detto in altro modo, occorre accertare la natura dei rapporti tra l'ex presidente di Open Alberto Bianchi, Carrai, le imprese legate a quest'ultimo e la fondazione. Oggi, l'avvocato Alberto Bianchi, accusato di traffico di influenze illecite e finanziamento illecito, ha diffuso un comunicato per difendersi dall'accusa di aver realizzato una sorta di 'archivio segreto' dei finanziatori della fondazione. "Non esiste nessun archivio segreto dei finanziatori di Open - afferma - tutti i contributi sono stati effettuati su unico conto corrente bancario, intestato ad Open, ne era conoscibile e tracciata provenienza, data e importo", "non esistono elenchi con nomi diversi da quelli che hanno fatto bonifici bancari, non esistono carte di credito intestate a parlamentari" ma, dice lo stesso Bianchi, "intestate alla Fondazione e a disposizione di controllati soggetti, tra cui un parlamentare, che in oltre sei anni non ha mai usato la carta di credito e ha usato il bancomat per piccole spese"
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