Tutto era fuorchè una finta. Ad Albiano Padre Enzo Bianchi sta per arrivare davvero. Lo avevamo già scritto e adesso non solo è ufficiale ma c’è pure un comitato che lo aiuterà a realizzare il progetto di una “Casa della Madia”. Ciò significa raccogliere i fondi necessari a pagare il mutuo decennale acceso per l’acquisto della cascina, nonché per portare a termine la sua ristrutturazione e renderla il luogo che merita di essere, a beneficio di moltissime persone. Ne fanno parte l’ex sindaco di TorinoValentino Castellani (Presidente), Corrado Colli e il consigliere regionale Mauro Salizzoni.
“Care amiche e amici -scrive nel suo blog Padre Bianchi -trascorsi poco meno di due anni di esilio dalla comunità alla quale ho dato inizio e nella quale ho vissuto per cinquantacinque anni e non potendo tornare a Bose per finire i miei giorni da monaco nella vita fraterna, ho acquistato con l’aiuto di amici e attraverso un mutuo decennale un cascinale nel comune di Albiano dove poter vivere nella pace gli ultimi anni della mia vita.Terminati i necessari lavori di ristrutturazione al fine di renderlo abitabile,questo cascinale sarà una casa che accoglierà chi vorrà vivere con me, gli amici e gli ospiti che cercheranno un luogo di silenzio, di dialogo e di ospitalità.Chi genera un figlio non può rigenerarlo né farlo nascere di nuovo: ogni figlio è in un certo senso unico ed io non intendo rifare la comunità che da me ha avuto inizio, né fondare una nuova comunità religiosa canonicamente riconosciuta. Voglio solo vivere da monaco cenobita e non eremita come ho sempre vissuto. Cammin facendo vedremo cosa ci riserverà il Signore e cosa ci suggerirà lo Spirito santo. Questo cascinale – che da sempre porta il nome augurale di Camadio, ossia “Casa della madia”, casa dove si fa il pane –sarà certamente un luogo di preghiera, di incontro, di fraternità e sororità, una tavola approntata per la condivisione e lo scambio delle parole, degli affetti e della speranza...”.
La trattativa di acquisto, conclusasi il 5 luglio scorso, sarebbe stata portata a termine in prima persona da Padre Bianchi.
All’immobile (un edificio su due piani con tanto di cortile), venduto il 5 luglio scorso dal falegname Maurizio Ollearis, di Viverone, si accede percorrendo una stradina sterrata immersa nel verde che parte dalla Provinciale per Ivrea. I lavori di ristrutturazione sono stati appaltati all’impresa edile di Ugo Ollearo di Piverone.
Classe 1943, originario di Castel Boglione nella Langa Astigiana, Padre Bianchi ha lasciato Bose rispettando un provvedimento di allontanamento a tempo indeterminato (di 5 anni anni per altri tre confratelli, Goffredo Boselli, Lino Breda e Antonella Casiraghi) firmato dalla Santa Sede, datato maggio 2020, senza alcuna possibilità di appello, quale unica soluzione alla risoluzione dei contrasti ai vertici della Comunità e il difficile passaggio di consegne al successoreFra’ Luciano Manicardi, priore dal 2017.
Risale, invece, al febbraio dello scorso anno un secondo decreto, a firma del Delegato Pontificio, Amedeo Cencini, con invito a Bianchi di andare a vivere nella pieve di Cellole di San Gimignano, di proprietà della Comunità stessa. Le condizioni poste dal decreto e dal contratto di comodato d’uso però vennero ritenute dall’ex priore “lesive della dignità” sue e dei suoi fratelli, e per questo motivo il monaco non accettò e iniziò la ricerca di una struttura che lo potesse accogliere senza “disumane” richieste. In molti si appellarono in allora al Papa, ma in un incontro col nuovo priore e il delegato pontificio, alla vigilia del suo viaggio in Iraq, Francescoribadì che Bianchi doveva lasciare la Comunità di Bose, al cui interno, peraltro, il clima si era fatto sempre più pesante, prefigurando addirittura una scissione.
“Cari amici/e per alcuni giorni sono stato silente e non vi ho inviato i pensieri emersi nel mio cuore ma un faticoso, sofferente trasloco me lo ha impedito: per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile anche perché ci prepariamo all’esodo finale, non a cambiar casa e terra”, aveva scritto Bianchi nelle ultime ore Bosesu Twitter.
In tutti questi mesi,comunque, Padre Bianchi non ha mai smesso la sua attività di commentatore, editorialista e scrittore, più volte manifestando il suo pensiero anche su Twitter. “Stiamo attenti quando parliamo di sofferenza – aveva scritto ad esempio il 3 maggio –: perché non è vero che il dolore purifica, redime, rende più buoni, anzi rende irritabili, abbrutisce, e ci induce all’egoismo. Il dolore è sempre in-sensato e al dolore insopportabile abbiamo il diritto di dire basta!“.
Ad Albiano, Padre Bianchi, nessuno lo ha visto, almeno per ora. La nuova comunità - perchè di questo si tratta e sarebbe inutile negarlo – qualcuno potrebbe anche considerarla una sorta di rivalsa nei confronti di chi lo ha cacciato dal Monastero distante appena 15 chilometri, per lo più tornanti sulla serra Morenica, percorribili in auto in poco più di venti minuti.
Inutile chiedersi che cosa dirà l’attuale vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Cerrato già costretto all’ingombrante e onnipresente figura del suo predecessore con cui, nella Diocesi di Ivrea, continuano ad avere rapporti decine e decine di preti, diaconi e viceparroci.
Tutto e bene quel che finisce bene, termina così un lungo e doloroso tira e molla, che a tratti aveva preso i contorni di una specie di ‘telenovela’. Ora Padre Bianchi una casa, anzi una cascina ce l’ha a due passi dal castello e dall’amico Bettazzi. E presto avrà anche una nuova comunità tutta sua...
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