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15 Marzo 2015 - 19:02
Carlo De Benedetti
Il Comune di Agliè non si costituirà parte civile nell'ambito del processo per i morti d'amianto all'Olivetti. Questione di conti e, di questi tempi, non ci si può permettere il rischio di esborsi così gravosi, come sarebbe nel sostenere una causa di queste dimensioni.
A spiegarlo è il Vicesindaco alladiese, avvocato di professione, Stefania Chivino: "è una questione di esiguità di risorse economiche. E' purtroppo un processo corposo, lungo. Abbiamo fatto verifiche. I presupposti probabilmente ci sarebbero anche stati, la costituzione in giudizio sarebbe stata meritevole, per salvaguardare salute, per la protezione dell'ambiente. Ma è un lusso che, con grande rammarico, in questo momento non ci possiamo permettere. Convidiamo la scelta di Ivrea, città di altre dimensioni e di altre capacità, rispetto ad Agliè".
Nell'occhio della Procura ci sono tutti gli stabilimenti dell'azienda Olivetti, e quindi le Officine Ico, i capannoni di San Bernardo, di Scarmagno, Palazzo uffici, e di Agliè, quest'ultimo chiuso dal 2008, 40mila metri quadrati in rovina a ridosso del centro storico.
Secondo la procura d'Ivrea non furono presi accorgimenti, in quelle strutture, affinché i dipendenti evitassero il contatto con le fibre di amianto. Tutto è cominciato in seguito ad una denuncia presentata dalla famiglie di una ex lavoratrice, morta il 27 dicembre 2007 per un mesotelioma pleurico maligno, che era stata a San Bernard dal 1965 al 1980. Trentatre le persona rinviate a giudizio, manager e dirigenti, tra cui Carlo e Franco De Benedetti, Roberto Colaninno e Corrado Passera.
Il Comune di Ivrea si costituirà, come da proposta del centrodestra condivisa dal consiglio comunale, seguito dall’avvocato Giulio Calosso.
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