Cerca

L'assessore Icardi "ordina" a Scarpetta di non parlare con i sindaci dell'Asl To4

L'assessore Icardi "ordina" a Scarpetta di non parlare con i sindaci dell'Asl To4

Scarpetta Stefano Asl to4

Un ordine categorico dell’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi all’indirizzo del direttore generale dell’Asl To4 Stefano Scarpetta. “Guai a te se continui a parlare con i sindaci o anticipi loro le scelte che vogliamo fare...”, gli avrebbe più o meno detto, certamente non con questi toni.  Da qui la decisione di rimandare, a non si sa quando, la conferenza di tutti i sindaci, dapprima in programma a fine ottobre, quindi spostata a inizio novembre. Icardi ha deciso, Scarpetta s’è adeguato e la parte politica, cioè il presidente della Conferenza Stefano Sertoli, che è anche sindaco di Ivrea, non ha detto beh, con l’aggravante che, anzichè svolgere appieno il suo ruolo di “Presidente”, ha preferito fomentare le divisioni tra i sindaci dell’eporediese per il nuovo Ospedale di Ivrea, primo firmatario di una missiva al Governatore in antitesi all’ipotesi di Pavone. Per il resto continua il suo “Su e giù” con la testa con la solita scusa sulle difficoltà a leggere i bilanci dell’Asl e sull’incapacità (non essendo un tecnico o un medico) a comprenderne le esigenze. Come Sertoli pure il direttore generale Scarpetta. S’è chinato alla direttiva “icardiana”, ma ha incontrato laqualunque. Basta una telefonata e lui corre come un “rider” a Pont, a Gassino, a Locana, al quartiere San Giovanni di Ivrea... Una specie di “birillo” o di “Bela Maria” in processione. Contento lui... Morta qui? Più o meno, nel senso che all’ordine del giorno della “Conferenza” ci sarà, quando non si sa, il piano di svariati milioni di euro che riprogetterà la sanità sul territorio attraverso 11 “Case di Comunità”, alcuni “Ospedali di Comunità” e 5 “Centrali Operative” o “COT”. I Comuni, quindi l’assemblea dei sindaci, dovrà essere coinvolta su due fronti: quello più ovvio è gestionale, considerata la necessità di integrare nel Distretto e in questa struttura operativa le attività sanitarie con quelle sociali; il secondo ambito è più immediato e riguarda la realizzazione delle strutture cominciando dagli edifici  esistenti di proprietà pubblica valutando le problematiche di accessibilità, quali la prossimità di stazioni metropolitane o fermate di mezzi pubblici, parcheggi e percorsi per portatori di handicap. La polemica è dietro l’angolo considerando che tutti i sindaci vogliono portare nel proprio comune qualcosa e per le Casa di Comunità, nel solo Distretto di Chivasso, si sono già fatti avanti Cavagnolo, Crescentino, Brandizzo, Gassino e San Mauro. Stesso film nel distretto di Cuorgnè con Rivarolo e Castellamonte, a Ivrea con Borgofranco e Bollengo, a Settimo con Leini e Volpiano e a Ciriè con Caselle Lanzo e Borgaro “Il piano ai sindaci - commenta Luigi Genesio Icardi - io e Scarpetta glielo presenteremo insieme. E lo faremo quando i nostri funzionari avranno letto ed eventualmente corretto l’elenco degli immobili individuati dalla direzione regionale dell’Asl To4. Se si anticipa oggi qualcosa e magari poi gli uffici fanno delle scelte tecniche diverse, si rischia di creare false aspettative. Questo non vuol dire che non si possano fare dei correttivi. Questo lo decideremo insieme alla parte politica ma solo in un secondo momento...”. Tutto bene non fosse che la differenza tra scelta politica e scelta tecnica potrebbe essere davvero minima e questo “tempo”che ci si è presi potrebbe assecondare imbarazzanti privilegi. In ogni caso, tutto previsto nel PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) che a questo capitolo assegna circa 10 miliardi di euro dei 200 messi a disposizione dall’Europa.  “La Casa della Comunità - si legge nel PNRR - sarà una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute (logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione e via discorrendo, ndr) e potrà ospitare anche assistenti sociali”. La Casa di Comunità dovrà, insomma, diventare un punto di riferimento per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica. Nell’offerta al cittadino saranno inclusi servizi consultoriali con particolare attenzione alla tutela del bambino, della donna e dei nuclei familiari. Secondo il PNRR, questi luoghi di assistenza dovrebbero essere attivati entro la metà del 2026, sfruttando sia strutture già esistenti che nuove. La figura chiave nella Casa della Comunità  sarà l’infermiere di famiglia introdotta dal Decreto Legge n. 34/2020 che, grazie alle sue conoscenze e competenze specialistiche nel settore delle cure primarie e della sanità pubblica, diventa il professionista responsabile dei processi infermieristici in famiglia e Comunità. Ogni Casa della comunità costerà a livello strutturale e tecnologico circa 1,6 milioni di euro e sarà dotata di 10-15 sale di consulenza ed esame, punto di prelievo, servizi diagnostici di base (es. ecografia, elettrocardiografia, radiologia, spirometria, ecc.), nonché un innovativo sistema di interconnessione dati. Tenendo conto delle esperienze precedenti, si stima una spesa complessiva di 351.098.496 euro per ciascuna Casa della Comunità. All’interno della Casa della Comunità vi saranno, più  o meno, 5 impiegati amministrativi, 10 medici di medicina generale e 8 infermieri (In tutta Italia serviranno 6.440 amministrativi e 10.091 infermieri in più). Queste figure professionali saranno implementate quando le Case della Comunità saranno diventate operative a pieno titolo, e quindi nel 2027 per cui il PNRR non prevede risorse per il loro finanziamento  dato che l’effetto si esaurisce nel 2026. Altro capitolo sugli ospedali. di oggi che diventeranno il luogo preposto alla cura di malattie  gravo o ad interventi chirurgici. Per quanto riguarda invece i ricoveri brevi e i pazienti a bassa intensità di cura, ci si rivolgerà all’Ospedale di Comunità: una struttura a gestione prevalentemente infermieristica, con un numero limitato di posti letto. Il PNRR punta anche sull’assistenza domiciliare. L’obiettivo è aumentare il volume delle prestazioni a domicilio fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10% della popolazione over 65. Secondo il PNRR, è prevista l’attivazione di Centrali operative territoriali (Cot), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza. Gli interventi, dunque, si rivolgono in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti. Liborio La Mattina

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori