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05 Settembre 2021 - 10:24
Direzione generale Asl To4
Una denuncia alla Procura regionale della Corte dei Conti firmata da tutto il collegio sindacale insediatosi il 17 gennaio del 2019 (Marinella Lombardi, Gianfranco Gallinotti e Marco Meloro) sulla cattiva gestione dell’Asl To4 da parte dell’ex direttore Lorenzo Ardissone e dell’ex commissario Luigi Vercellino. Qualcuno se la ricorda? La notizia fece capolino su queste pagine proprio mentre l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi stava procedendo alla nomina del nuovo direttore. Oggi c’è un’aggiunta. La Corte dei Conti, presieduta da Luigi Gili, non se n’è stata con le mani in mano e il 16 giugno scorso, in videoconferenza, ha convocato Stefano Scarpetta facendogli il “pelo e il contropelo”. Ed è un po’ come se lo avessimo di fronte. Lui così timidino, incapace di avere un confronto con i giornalisti, tutto sudato a rispondere ai giudici. La denuncia (Asl avvisata mezza salvata) riguardava una serie di mancate applicazione delle disposizioni di legge in materia di bilanci e di conti consuntivi. Talmente “incomprensibili” che ad un certo punto, tra il 2017 e il 2018, pur di fronte ad un calo di personale che non s’era più fermato, è iniziata a consolidarsi una perdita passata da 3.229.876 a 18.895.742 e che poi è diventata di 24 milioni nel 2019 e di altrettanti nel 2020. Troppi! Nella relazione i tecnici, dopo aver ricordato di aver sempre espresso parere contrario a questo “andazzo” si dicevano stupiti della scelta, dell’ex direttore e dell’ex Commissario, di considerare la perdita “necessaria a garantire l’erogazione dei servizi sanitari in maniera continuativa rispetto al passato...” pur in assenza di specifiche autorizzazione della Regione. Tra i compiti della Direzione Generale – diceva ancora il Collegio dei sindaci – ci sarebbe (non a caso) infatti anche “di verificare puntualmente ogni singolo costo preventivato al fine di individuare una legittima giustificazione degli stessi”. E parliamo dei contratti di manutenzione, di affitti, di convenzioni, di acquisti… Tra le chicche una non faceva affatto ridere. Sul bilancio di previsione 2020 si rilevava un incremento dei costi di circa 12 milioni superiore al valore della produzione che era di 5. Insomma cose da Mago Silvan L’ultimo controllo del Collegio sindacale risale al 14 gennaio del 2021. E anche in questo caso il parere fu negativo, pur tenendo conto della pandemia che aveva reso difficile una reale comparazione con gli esercizi precedenti. Insomma l’Asl To4 non poteva e non può gestire la sanità come cavolo gli piace. O, peggio ancora (ed è questa l’idea che un po’ tutti si eran fatti) avere direttori e commissari in balia dei primari, dei funzionari e dei sindaci. Talmente grave la situazione che per sei mesi, dal gennaio del 2020 fino al giugno di quello stesso anno, in gran silenzio, quasi si era rischiato di non riuscire a pagare gli stipendi dei 4.200 dipendenti. Se lo si è fatto è solo perchè si è chiesta un’anticipazione di cassa alle banche per circa 10 milioni di euro. Che la situazione sia stata gestita male era venuto fuori in maniera limpida e cristallina anche dal disallineamento dei dati tra le fatture elettroniche caricate nel cassetto fiscale e quelle presenti nella piattaforma gestionale interna, sia per il numero di creditori sia per gli importi. Infine il dito era anche puntato sui costi del personale interinale scesi da oltre 10 milioni a poco meno di 8 nell’ultimo anno, poi sulle difficoltà dell’azienda a reperire personale e infine sui contratti per la fornitura di beni e servizi, prorogati di anno in anno. “Queste proroga – stigmatizzavano – costituiscono un vero e proprio problema. Nuove gare potrebbero determinare un risparmio per l’Ente…”… Gli investimenti E chi crede che il disastro sia finito qui si sbaglia di grosso. Nel solco delle informazioni che mancavano, delle fatture caricate in piattaforma che non combaciavano con il cassetto fiscale e delle spese sostenute ma non autorizzate, si erano aggiunte una lunga serie di spese (queste sì autorizzate dalla Regione Piemonte tra i mesi di novembre e dicembre 2020) che si sarebbero dovute sostenere ma, a quanto pare, non lo si è fatto. E parliamo di fondi destinati al potenziamento delle attività connesse alla gestione del COVID-19, per l’assunzione di infermieri (2.407.705,23 euro), per il potenziamento delle terapie intensive (588.606,00 euro), per le poltiche sociali e per la sistemazione alberghiera dei casi in isolamento (1.947.342,00), per l’attività dell’ADI e l’acquisizione della relativa strumentazione, per servizi infermieristici distrettuali (2.894.827,00 euro), per piani aziendali di potenziamento del territorio (2.969.684,00 euro) per i trasporti (72.044,00 euro). In totale più di 10 milioni di euro S’aggiungono quei 4,2 milioni previsti dal piano Arcuri utili ad incrementare i posti letto in terapia intensiva, che sarebbero dovuti passare dagli attuali 19 ad un totale di 32 evitando così, nella seconda ondata, la chiusura delle sale operatorie utilizzate come reparti di rianimazione. E sarebbero stati 10 posti letto in più a Chivasso (oggi sono 6), 2 in più a Ciriè (anche qui attualmente 6), 1 in più ad Ivrea (sono 7). Quindi, in totale, 16 a Chivasso, 8 a Ciriè e 8 anche ad Ivrea. E con quei soldi si sarebbero anche dovuti allestire 18 letti di terapia semi-intensiva, 6 per ognuno dei tre presidi ospedalieri (oggi non ce n’è nessuno) di cui la metà riconvertibili, all’occorrenza, in posti di terapia intensiva. Ciliegina sulla malasanità i 10 milioni di euro di investimenti rientranti nel decreto Speranza del 10 febbraio dell’anno scorso per lavori che, nella gran parte, si sarebbero dovuti chiudere entro il 2020. A Ciriè, 2,5 milioni di euro per l’adeguamento degli impianti tecnologici, antincendio e per la sicurezza nei luoghi di lavoro. A Ivrea 1,5 milioni per il rifacimento dei montanti elettrici e anche qui per l’impianto antincendio. A Chivasso, 5 milioni e 928mila euro per ristrutturazione del vecchio ospedale, in questo caso in base a un piano che dovrebbe andare avanti sino al 2025. I posti letto Morale? La morale non c’è! Semmai resta tale e quale la domanda (ancora senza una risposta) che già la scorsa settimana abbiamo rivolto a Stefano Scarpetta sui posti letti in terapia intensiva (TI)…”. Lui lo sa quanti sono? Nell’AslTo4 sarebbero dovuti passare da 19 ad un totale di 32. . La verità è che durante la pandemia si era scoperto (aprite bene le pupille) che, per indicare il numero totale di posti letto in terapia intensiva, si era aggiunto l’aggettivo “strutturale” con ciò aggiungendo ai posti letto reali di rianimazione quelli creati ex novo perlopiù nelle sale operatorie. E a Chivasso si contavano 12 posti letto, 10 a Ciriè e 13 a Ivrea. Tutto scritto nero su bianco in un documento del 12 dicembre 2020 attraverso cui la la Regione, anticipando un potenziamento, ne contava appena 626 in tutta la Regione. Bene (per modo di dire), oggi, a sei mesi da quel giorno, la Regione Piemonte ha comunicato all’Agenas (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari) 628 posti letto di nuovo “strutturali”, contando in sostanza anche quelli che non ci sono. “Questo numero – sottolineano i medici e i dirigenti della sanità piemontese – è rilevante, perché il tasso di occupazione dei posti letto determina i colori delle regioni e quindi, in base a questi dati, nelle prossime settimane, verranno impartite disposizioni più o meno restrittive…”. E pazienza se il decreto legge del 23 Luglio 2021 dice chiaramente che i posti letti debbano essere tutti “reali” con possibilità di essere incrementati senza incidere su altre attività.
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