In Italia, non in Burundi, c’è un istituto penitenziario che per 10 giorni è rimasto al freddo e con l’impianto per il riscaldamento rotto. C’è un istituto penitenziario con le finestre, ormai decrepite, incapaci di fermare gli spifferi o di bloccare all’esterno l’acqua quando piove controvento, costringendo così i detenuti a raccoglierla goccia dopo goccia, a volte a secchiate e a barili. Secchielli nelle celle e pure al secondo piano, ma qui la colpa è del tetto che non regge più. In Italia c’è un istituto penitenziario che oltre che con gli spifferi e con l’acqua fa i conti tutti i giorni con l’umidità e con le muffe, tanto che tutti gli anni deve essere ridato il bianco alle pareti.
E’ il carcere di Ivrea.
L’avesse visitato Dante, state certi che ne avrebbe fatto il decimo girone dell’inferno. Facile in queste condizioni beccarsi un raffreddore e, infatti, anche di questo si preoccupano i 258 uomini qui detenuti. Non tanto per il raffreddore, piuttosto perchè, con un sintomo da Covid, uno qualsiasi, anche solo due linee di febbre o un colpo di tosse, se malauguratamente lo si dichiara, si finisce immediatamente in isolamento, a volte per giorni, a volte anche per settimane, in attesa del tampone.
L’altro mercoledì, in occasione della video conferenza organizzata per presentazione del Quinto Dossier delle criticità strutturali e logistiche degli istituti penitenziari piemontesi, elaborato dal garante regionale Bruno Mellano in collaborazione con il Coordinamento piemontese dei garanti comunali, anche di questo ha parlato il garante di Ivrea Paola Perinetto.
Tra le richieste di risistemazione una fa riferimento al campo sportivo inutilizzabile dall’autunno fino alla tarda primavera. E ci sarebbero da rifare anche le recinzione pericolose, arrugginite e pericolanti, sia del campo che esterne all’Istituto.
Il dito Perinetto lo ha puntato anche sulla videosorverglianza richiesta a gran voce in seguito alle denunce per maltrattamenti che negli anni scorsi sono approdate in quattro fascicoli di indagine, di cui tre avocate dalla Procura di Torino. “E’ stata attivata su due piani ma rimangono due piani scoperti – ha stigmatizzato – Con la videosorveglianza i detenuti si sentono più protetti, senza una prova, la parola degli agenti vale più della loro….”
In generale Perinetto, nel dare la notizia che il CPI ha organizzato un team di 9 insegnanti,ha richiesto la sistemazione di alcuni spazi, oggi inutilizzati, per esempio l’ex lavanderia, per i colloqui, ma anche per la scolarizzazione e l’alfabetizzazione. “Oggi – ha concluso – possono fare lezione un massimo di 7/8 persone, ma si potrebbe fare di più...”
Oltre al carcere di Ivrea il dossier pone con urgenza all’attenzione delle Amministrazioni nazionali e territoriali le croniche esigenze e criticità di altri dodici Istituti penitenziari piemontesi e dell’Istituto penale minorile.
Il documento finale è stato indirizzato al capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia, al provveditore dell’Amministrazione penitenziaria del Piemonte Pierpaolo D’Andria, al ministro di Giustizia Alfonso Bonafede e ai sottosegretari di Stato Vittorio Ferraresi e Andrea Giorgis.
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