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IVREA. O così o pomì? Io non ci sto! Per il momento niente “patti” con "Laboratorio civico"

Torniamo per la seconda volta (e non c’è il due senza il tre) a parlare dei “Patti di Collaborazione...” non foss’altro che se n’è discusso, anche un po’ grottescamente,  lunedì scorso in consiglio comunale.  Dal 2014, anno in cui il consiglio comunale ha approvato il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la valorizzazione dei beni comuni urbani”, ne sono stati sottoscritti più di una dozzina. Alcuni riguardavano la realizzazione di interventi circoscritti della durata di qualche giornata, altri, tuttora attivi, prevedono invece interventi continuativi che vanno dalla manutenzione del verde pubblico, alla gestione di spazi e di edifici. In un elenco aggiornato al 29/12/2020 se ne contano due a San Giovanni, due a Bellavista, uno al Lago di città, uno per piazza Freguglia, uno per la via Francigena, un per il percorso di corso Massimo d’Azeglio. E poi in vi via IV Martiri, uno per la piazzetta Caduti nei lager e a San Bernardo. In procinto di partire un patto al Borghetto e uno nell’area Unesco. Tutto questo per dire  - e lo abbiamo già detto - che se c’è una cosa che in città ha funzionato bene sono proprio questi accordi e quindi - si sono dette alcune associazioni - perchè non cercare di dare loro una forma ancora più solida? Da qui l’elaborazione di un testo, con allegata delibera, da sottoporre all’Amministrazione Comunale da parte  di un gruppo di cittadini riuniti in un’associazione chiamata “Laboratorio Civico” a cui aderiscono tra gli altri l’ex consigliere comunale Erna Restivo,  Giuseppe Bonaldo e l’ex assessore Augusto Vino. Il testo è poi stato sottoscritto anche da Rosse Torri, Zac!, Albero della Speranza, Serra Morena, Legambiente e Bellavista Viva, per un totale di 200 soci. Approvandolo l’Amministrazione comunale si sarebbe impegnata a considerare un arco temporale di almeno tre anni come prospettiva minima per poter elaborare progetti di adeguato respiro. Ma anche a favorire e a contribuire alla stipula di coperture assicurative a condizioni agevolate. A rendere pubblici i risultati ottenuti in un’apposita sezione del sito web del Comune. A mettere on line una modulistica con le linee guida generali per l’attivazione di nuovi Patti. Infine ad individuare un referente politico, nonché un referente amministrativo anche nella prospettiva della possibile costituzione di un “Ufficio Partecipazione”. Insomma nulla di strano o di sconvolgente. E invece? Sarà perchè la città è guidata dal centrodestra e questi “so comunisti”, sarà perchè gli è girato così, fatto sta ed è che dopo una vivace discussione sul da farsi il punto all’ordine del giorno è stato rinviato. “Le cose che ci chiedono già le facciamo -  s’è giustificato il sindaco Stefano Sertoli - Ma la verità è che volevano fosse approvata così com’è. Non vogliono che il testo sia emendato o messo in discussione e questo per noi è inaccettabile. Della serie o così o pomì non va bene. Chiunque al nostro posto risponderebbe così. L’atteggiamento dei proponenti mi ha sorpreso ...” Per il resto va bene quasi tutto:  la durata di almeno tre anni, la copertura assicurativa, la pubblicità sul sito del Comune e pure la predisposizione di una modulistica. “Qualche perplessità solo sul  referente politico che c’è già e sono io  - ha rimarcato il sindaco  - ma anche per il referente amministrativo. Non può esserci un unico referente amministrativo considerando che i Patti possono riguardare i più svariati settori, dalla manutenzione del verde alla cultura. Attualmente c’è Renato Lavarini che coordina. Io ai proponenti l’ho detto: sediamoci intorno ad un tavolo...”. Immediata la levata di scudi dell’Opposizione. “Tanto di cappello a questo gruppo di cittadini che volenterosamente ne ha discusso.- ha messo in chiaro il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti -  Nel testo non  trovo grosse contraddizioni. Le eccezioni sollevate dal sindaco mi sembrano di lana caprina.  Faccio fatica a capirle. La cosa mi genera qualche sospetto. Mi sa che non c’è volontà di  andare avanti su questo tema. Non c’è convergenza solo sul referente unico... E che problema è?. Oggi c’è Lavarini domani un sindaco potrebbe individuare un altro...”. Dello stesso avviso il grillino Massimo Fresc ( “E’ vero che un documento non emendabile non è il massimo... ma dal nostro punto di vista è approvabile. ”) non tanto la consigliera Monica Girelli (“Potevano essere un po’ più disponibili. Questo è un atteggiamento di chiusura...”), così come il presidente del consiglio Diego Borla (“Ho chiesto a Augusto Vino il perchè di un testo non emendabile ma non ho ricevuto rispsta”) La verità è che più che  una delibera il testo da approvare sembrava una mozione.  “Non ci si sta chiedendo di approvare un nuovo regolamento....” ha messo le mani avanti Francesco Comotto. E il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti ha fatto anche di più. Ha chiesto lumi al segretario generale Barbara Capo. “Che cos’è questa delibera? S’intende o non si intende che dopo si dovrà approvare un nuovo regolamento o una delibera quadro?”. E la conferma è arrivata. Nessun impegno ...! Solo parole! Quindi che si fa? “Sospendiamo il punto e facciamo un incontro con i proponenti...”, ha suggerito Borla. Detto. Fatto. Che poi, giustamente, ha eccepito la consigliere comunale Gabriella Colosso, una cosa è dire che “non vogliamo emendamenti” (parole del sindaco) tutt’altra cosa “non accettiamo emendamenti perchè non saremo presenti alla seduta” (parole della segretaria). “Siamo dispiaciuti - hanno poi commentato quelli di Laboratorio Civico  - Tale rinvio però può permettere un confronto diretto con i gruppi consiliari, che riteniamo possa consentire di superare alcune incomprensioni e giungere ad un testo condiviso.  Abbiamo ricercato sin da subito il confronto con l’amministrazione, anche prima della presentazione del testo di delibera. A maggio avevamo incontrato il Sindaco e concordato insieme alcuni passaggi del testo. Poi abbiamo chiesto di poter presentare e discutere la proposta con i capigruppo, come è avvenuto il 22 novembre. Infine abbiamo presentato una proposta di delibera non emendabile, perché le regole del Consiglio comunale, aperto alla partecipazione dei soli consiglieri, non avrebbero in realtà permesso alcun tipo di confronto, né avrebbero permesso ai soggetti firmatari della proposta di potersi esprimere, anche nel caso accettandole, eventuali modifiche....” Liborio La Mattina
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