Lekbir Nekkaz (Al Wafa Onlus) subentra a
Gabriella Colosso alla presidenza della Consulta per gli stranieri. Sarà coadiuvato da
Maria Jeanga (Vice presidente). Nel direttivo anche
Marian Badea Edwin (Rappresentante stranieri),
Davide Rodda (In.Rete),
Elena Gobbi (Cpia 4),
Jessica Passafiume (Eshorouk Aurora),
Zannini (Moabi). La notizia è stata data lunedì in consiglio comunale dalla stessa
Colosso che l'ha guidata fin dalla sua istituzione nel marzo del 2020.
"La Consulta - commenta
Colosso -
rappresenta uno strumento istituzionale privilegiato di confronto e di condivisione con l’amministrazione, tra l’Amministrazione comunale e le Comunità straniere residenti in città.
Uno strumento di informazione, di partecipazione attiva, di condivisione, di incontro e di dialogo culturale, parole queste a volte un po’ abusate ma fondamentali per una co-residenza nello stesso territorio.
Ha un compito importante quello di rispondere a tre bisogni fondamentali: inclusione, partecipazione e fare rete ...".
Durante la pandemia la Consulta si è adoperata in tutti i modi per dare assistenza agli stranieri, soprattutto per i giuramenti indispensabili per ottenere la cittadinanza italiana e per i permessi di soggiorno.
"La pandemia - ha sottolinea il presidente uscente -
è arrivata come un uragano ed è arrivata nella fase in cui la Consulta Stranieri iniziava a fare i suoi primi passi. Abbiamo imparato a incontrarci online, abbiamo provato a confrontarci e a cercare di riprendere i punti del programma e trovare il modo di procedere, ma l’incertezza dei tempi con cui poter fare ha innalzato un muro invisibile di paure e di incertezze che solo con la primavera inoltrata si è iniziato ad abbattere. I mesi che ci hanno accompagnato alla relazione di oggi ci hanno visti comunque attivi nel dare risposte alle diverse persone che ci hanno contattato per informazioni e accompagnamenti vari, abbiamo abbozzato idee e ci siamo confrontati in due riunioni della Consulta durate diverse ore...".
Tra le iniziative messe in cantiere, ricordiamo, nell'ottobre dello scorso anno, la mostra fotografica
#immaginideipregiudizi realizzata dai ragazzi dell’Istituto Albe Steiner di Torino sull’origine dell’intolleranza e delle discriminazioni,
il convegno #eguaglianza e discriminazione e una mostra di prodotti e manufatti in concomitanza con la catena per la pace in piazza e adesione alla catena umana Perugia/Assisi.
Doveroso aggiungere che la Consulta ha anche collaborato con la Caritas e con le cooperative Mary Poppins e Pollicino. Ha cercato di coinvolgere i Comuni limitrofi (Banchette, Cascinette, Montalto Dora) per affrontare in modo organizzato, consapevole e collaborativo interventi, progetti, idee che ricadono sui loro cittadini ma i cui servizi sono del Comune di Ivrea. Infine ha dato il pieno appoggio al progetto "Corridoio umanitario" grazie al quale in città si è ospitata una famiglia afghana giunta dal campo di Lesbo in Grecia.
Colosso, nella sua relazione al consiglio comunale, ha ricordato il lavoro svolto di concerto con l'assessora
Giorgia Povolo per la gestione dell'emergenza Afghanistan, tra cui una raccolta fondi ed una partita di calcio a Bollengo (
Juventus Women U19 vs
Independiente) insieme ad altre associazioni (Casa delle Donne, Lucy, Soroptomist, Inn Wheel e “Violetta la forza delle donne”) il cui costo del biglietto aveva lo scopo preciso di dare un contributo a
Pangea un’associazione che opera a kabul fin dal 2003, l’unica in quella città a dare “rifugio” a donne e bambini.
Tra i progetti per il futuro quello di uno sportello informativo aperto un paio di volte alla settimana e su questo fronte si sono avviati una serie di confronti con il sindacato e con i Caf per capire come procedere.
"Ringrazio Colosso per quello che ha fatto e anche per questo relazione - ha commentato durante il consiglio comunale
Maurizio Perinetti, capogruppo del Pd -
E’ la prima volta che un presidente viene a fare una relazione al consiglio comunale. E faccio gli auguri al nuovo presidente che è stato consigliere comunale aggiunto..".
Gli stranieri residenti a Ivrea al 1° gennaio 2020 erano
2.027 e rappresentavano l'8,7% della popolazione residente, un leggero incremento rispetto al 2019 quando erano 1.945 (8,3% della popolazione residente).
La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 43,5% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dal Marocco (14,6%) e dalla Nigeria (4,1%), dalla Repubblica popolare cinese (3,5%), dall'Albania (3,4%), dalla Moldavia (3%) e dal Brasile (2%).
"In questi mesi - ha ricordato Colosso -
la Consulta ha preso contatto con altre due etnie, cinese e brasiliana, oltre a quelle già inserite, rumena, moldava e marocchina..."
La mozione sbagliata
Anna Bono e Gabriella Colosso
E arrivati a questo punto perché non ricordare la "caduta di stile" (sempre che uno stile ci sia mai stato, sigh) della maggioranza di centrodestra che governa la città. Succedeva nel luglio scorso e parliamo della
mozione “sbagliata” nella forma e nella sostanza, presentata dalle capogruppo
Anna Bono (Lega)
e
Maria Piras (Gruppo Misto), poi firmata da tutta la maggioranza, per chiedere di avviare urgentemente le procedure per “rimuovere” la presidente della Consulta dei cittadini stranieri
Gabriella Colosso non foss’altro che, in base alla delibera, a suo tempo approvata, la carica doveva essere assegnata ad un/a cittadino/a straniero/a.
Nel contempo, sempre
Bono e
Piras chiedevano alla Colosso di fornire al consiglio comunale, nel più breve tempo possibile, una relazione sulle iniziative attivate, sui problemi emersi, sulle prospettive, i programmi e gli obiettivi. Insomma, un tentativo di toglierla di mezzo.
“Ci scusiamo per non aver detto prima queste cose – ci aveva messo un po’ di zucchero
Piras –
Non ci eravamo accorte dell’esistenza di questa clausola nel regolamento…. Non vogliamo dare dei giudizi, solo sottolineare un’irregolarità che deve essere sanata …”.
Una balla colossale. A spiegare come erano andate le cose, chiedendo
“memoria, coerenza e rispetto”, ci aveva pensato la diretta interessata, cioè
Colosso, ricordando a tutti che, quando si era eletto il direttivo, il 3 marzo del 2020, nessuno straniero aveva dato la disponibilità a ricoprire la carica.
“Si è candidata Bono e, allora, mi sono candidata anche io – aveva ricordato Colosso
– Lei ha preso due voti e io ne ho presi 9. Abbiamo chiesto al dirigente Repetto se la cosa era fattibile e lui ha risposto di sì, che si poteva andare in deroga.
Abbiamo concordato di andare avanti così, impegnandoci a lavorare per un nuovo presidente. Io credo che utilizzare il consiglio comunale per far saltare il presidente sia una cosa vergognosa e tante associazioni si sentono offese…”
Quel giorno, peraltro, si aggiunse il teatrino di Bono che, esclusa dal direttivo (come una bambina all’asilo) chiese di rifare le votazioni e il Garante dei detenuti
Paola Perinetto (membro di diritto) per evitare altre polemiche le cedette il suo posto.
“Non è competenza del sindaco e della giunta eleggere o rimuovere il direttivo – era intervenuto il consigliere
Francesco Comotto –
Come si fa a superare un organismo legittimamente votato? Come si può dire che è illegittima la votazione? Se qualcuno aveva cose da dire doveva dirle allora. Questa mozione non si sarebbe dovuta portare in consiglio. Cosa c’entra il sindaco e la giunta? Questa mozione ideologica ha l’obiettivo di metterla in caciara…”
Un invito alle due consigliere di maggioranza ad avere più coraggio nello scontro era arrivato dal consigliere
Andrea Benedino (PD). “
Avrei preferito – le aveva esortate
– che si dicesse che non si è d’accordo con la presidenza di Colosso. Nascondersi dietro un tecnicismo, peraltro con l’incoerenza di essersi candidati per quel posto, dimostra ancora di più l’ipocrisia che sta dietro questo testo…”.
Con il dente avvelenato il grillino
Massimo Fresc.
“Li avete letti i commenti degli altri membri della Consulta? – aveva stigmatizzato
Fresc guardando diritto negli occhi sia Piras, che Bono –
Questo è un atto ostile e siete state isolate. Siamo di fronte ad un tentativo di disconoscere e defenestrare un presidente legittimamente eletto…”.
E che non si
fosse trattato di un errore, ma di una mediazione politica, lo pensavano sia il capogruppo del Pd
Maurizio Perinetti sia il consigliere comunale
Fabrizio Dulla.
“Da un punto di vista legale – aveva spiegato quest’ultimo –
La revoca spetta al funzionario comunale oppure ci si sarebbe dovuti rivolgere al Tar…”.
Da “avanspettacolo” l’intervento del sindaco. Come al suo solito, aveva cercato di salvare capre e cavoli.
“Siamo d’accordo che la giunta non c’entra – aveva sintetizzato cercando di strappare un sorriso
–
Chiediamo scusa! Eravamo distratti… Cerchiamo di trovare una strada per riportare la cosa nella norma. Potrei candidarmi io che ho la doppia nazionalità. ”,
Ed è a questo punto che era arrivata la richiesta di sospensione da parte del consigliere
Marco Neri, forse l’unico ad aver compreso la “figuraccia” colossale di tutta la maggioranza.
Di lì a poco la conclusione con una mozione completamente stravolta in cui il consiglio non imponeva alcunchè al sindaco semplicemente “consigliava” alla Consulta di procedere ad una nuova elezione del direttivo. Il patto politico è che nessun consigliere comunale di maggioranza o di minoranza sarebbe entrato a farne parte.