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05 Luglio 2017 - 14:26
Carcere di Ivrea
Una lettera inviata al direttore del carcere e al Provveditorato regionale per dire “basta”. L’ha scritta e imbucata l’agente nonchè Segretario locale dell’Osapp (il sindacato di polizia penitenziaria) Raimondo Vinti il 27 giugno scorso.
“Basta”, senza “se” e senza “ma” a quel cibo bruciacchiato e mal cucinato servito nella mensa dell’Istituto.
E questa volta - manco a dirlo - fanno sul serio. Minacciano sit-in di protesta. Dicono di voler incrociare le braccia e manifestare ad oltranza. Chiedono rispetto. Vogliono parlarne e discutere a quattro o più occhi. Esigono e pretendono una soluzione rapida.
“Il cibo - srive Vinti - è semplicemente immangiabile. E’ una vergogna e ci auspichiamo che la Direzione sia al nostro fianco a dire anch’essa basta....”
E poi anche perchè il personale avrebbe diritto ad uno spazio mensa dignitoso della persona, .
“Qualora non venissimo ascoltati - preannuncia Vinci - inizieremo a chiedere le dovute autorizzazioni per indire un sit-in ad oltranza per manifestare contro i responsabili che persistono nella umiliazione della Polizia Penitenziaria proponendo cibo non degno di essere considerato tale....”.
L’Osapp punta anche il dito sugli strumenti utilizzati per la preparazione dei cibi, come ad esempio il forno che è guasto da svariati mesi.
Una minaccia che è anche un appello. “Quando inizierà - si rivolgono al direttore del carcere - a far rispettare anche il benessere della Polizia Penitenziaria? Il personale è importante. ed è da aiutare nello svolgimento del suo difficile lavoro. E’ difficile per la Polizia Penitenziaria svolgere ed affrontare quotidianamente il proprio lavoro osservando le buone prassi di equilibrio equità correttezza non perdendo mai la dignità sia professionale che personale...”.
Insomma ci voleva anche questa da mettere in coda ad un’altra protesta, risalente ad appena un paio di settimane fa, sempre dell’Osapp, sugli “episodi di violenza perpetrati dalla popolazione detenuta”, sulla “continua e ormai cronica carenza di personale” e sull’assoluto immobilismo.
“La professionalità, lo spirito di sacrificio e il senso di responsabilità sono la nostra arma vincente – scriveva il segretario regionale Amerigo Barassi, – e sono quotidianamente messe a dura prova dall’attuale dirigenza stessa”. E anche in questo caso l’Osapp chiedeva “un urgentissimo incontro” al provveditore regionale e al direttore della casa circondariale.
Il tutto a valle di una lunga serie di violenze ormai note e su cui sta indagando la Procura di Ivrea. Da una parte ci sono gli esposti dei detenuti sui pestaggi subiti, rimbalzati agli onori della cronaca anche grazie al garante nazionale e a diversi politici delle file di Sel e dei Radicali. Dall’altra gli agenti che dicono di vivere in condizioni disumane e che non ci stanno più a passare come i “cattivi”.
“Anche noi – urlano – siamo stati vittime di aggressioni e violenza da parte dei detenuti, ma l’amministrazione penitenziaria non ha mai mosso un dito…”.
Diciamo che la tensione sta crescendo mano a mano che si avvicina il tempo dell’esito delle indagini disposte dalla Procura della Repubblica? Diciamocelo...
Le indagini.
Nello scorso mese di maggio sette agenti della polizia penitenziaria sono stati iscritti nel registro degli indagati per presunti maltrattamenti ai danni di detenuti. Cinque detenuti, invece, risultano indagati per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Il fascicolo fa riferimento a lesioni relative a fatti avvenuti nel 2015. Altri fascicoli, a carico di ignoti, riguardano la sommossa del 25 ottobre 2016.
Nei fascicoli c’è anche la lettera, con nomi e cognomi, inviata dal detenuto Matteo Palo ai Radicali e pubblicata alcuni mesi fa sul sito infoaut.org. Si raccontano le rivolte del 25 e del 26 ottobre scorsi che sarebbero (il condizionale è d’obbligo) state sedate dalla polizia “con un pestaggio ai limiti della sopportazione e due detenuti quasi in fin di vita”.
Ultima fermata di un calvario cominciato con la protesta del 14 ottobre organizzata per richiedere un televisore in cella.
Ed è il racconto di chi si era ritrovato ostaggio di 3 o 4 agenti. E’ la disperazione che sale di notte, quando la direttrice non c’è. Ed è la paura di finire al quarto piano, in isolamento. Cui si aggiunge il dramma di gestire una struttura con 144 agenti effettivi, quando ne occorrerebero 156, senza un comandante di reparto e con pochi ispettori.
“Conosco il comandante che c’era quella sera, conosco il personale che ha lavorato e conosco le carte. E conosco anche i detenuti coinvolti – era intervenuta nel dibattito con una nota il direttore del carcere Assuntina Di Rienzo prendendo subito le difese degli agenti – I detenuti sono gli stessi che ad agosto avevano avuto 30 giorni di isolamento perché avevano malmenato un altro detenuto…».
“C’era chi stava lanciando oggetti, pezzi di sanitari, schegge di ceramica, si doveva pure intervenire in qualche modo – aveva aggiunto Di Rienzo – I primi accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria hanno permesso di acclarare una diversa verità sui gravi episodi a cui il detenuto fa riferimento già al vaglio dei competenti uffici ministeriali e della locale autorità giudiziaria”.
Peccato che non ci fossero testimoni, nè per la difesa, nè per l’accusa, dato che gli impianti di videosorveglianza del quarto piano non funzionavano
In consiglio comunale
Seguì, dopo le denunce un vero e proprio dibattito anche in consiglio comunale a Ivrea, grazie ad una mozione (poi bocciata dalla maggioranza) dei consiglieri comunali Francesco Comotto e Alberto Tognoli.
La domanda che si erano fatti è: “Il carcere di Ivrea è davvero uno dei peggiori di tutta Italia come è stato titolato e continuano a titolare un po’ tutti i giornali…”.
La risposta avrebbe dovuto essere “Sì”, almeno a sentire le tante incongruenze rilevate da quei consiglieri regionali (di diverso schieramento politico) che lì dentro ci erano entrati e avevano potuto constatare tutto, ma proprio tutto, con i propri occhi. Laddove per “tutto “s’intende, tutto quel che c’era da vedere.
E si ricomincia dai numeri: 244 detenuti anzichè 192 e 144 agenti penitenziari invece di 156.
Poi ci si era concentrati sulla relazione del Garante Nazionale, Mauro Palma, del 15 dicembre scorso.
“Abbiamo appreso – avevano commentato Comotto e Tognoli – di quei due locali di contenimento, definiti “cella liscia” nel reparto di isolamento e “acquario” a fianco della sala per le visite mediche. Sarebbero in condizioni strutturali e igieniche molto al di sotto dei limiti di accettabilità e del rispetto della dignità dell’essere umano …”.
Ma quel che più di tutto aveva stupito entrambi i consiglieri era stato il rifiuto della direttrice ad autorizzare una visita di una rappresentanza del consiglio perchè “il carcere non è uno zoo…”.
“Parole offensive – aveva tuonato Comotto – nei confronti di chi cerca di esercitare il proprio ruolo….”.
Ancora impresse nelle memoria la descrizione che il garante fa delle due celle senza vetri e senza riscaldamento, del materasso tagliato e dei resti fecali nella turca.
“Immagini che si vedono solo nei film – ci era andato giù secco Comotto – Mancava anche il registro degli eventi critici e dei procedimenti disciplinari…”.
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