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26 Ottobre 2022 - 14:46
Olon annuncia un investimento da 60 milioni di euro che avrà ricadute positive su innovazione industriale, occupazione e sostenibilità ambientale e rinnoverà profondamente lo stabilimento di Settimo. In accordo con il Comune, la trasformazione coinvolgerà anche il quartiere e contribuirà a cambiare volto a parte del Borgo Nuovo.
Un piano programmatico congiunto del comune di Settimo e di Olon, un progetto di ampio respiro pubblico-privato a favore del territorio, che nei prossimi anni porterà l’area del Borgo Nuovo a cambiare volto, all’insegna di una sempre maggior apertura e scambio tra lo stabilimento biotecnologico di principi attivi, sito nel cuore del territorio settimese, e la sua cittadinanza.
Viene presentato oggi, dalla sindaca Elena Piastra e dall’operation director di Olon Laura Coppi, il piano di attuazione del protocollo d’intesa siglato dal Comune di Settimo e da Olon, che ha nel suo impianto biotecnologico di Settimo un pilastro strategico fondamentale per la propria crescita e sviluppo. L’azienda infatti, ha formalizzato un massiccio piano di investimenti del valore di 60 milioni di euro, per ampliare e potenziare gli impianti per la produzione di principi attivi con avanzati processi di biotecnologici ad alta sostenibilità. Un piano che implica una forte ricaduta positiva in termini di innovazione industriale sul territorio, occupazione qualificata e giovanile, sostenibilità ambientale. Con il piano si integrano opere di riqualificazione del territorio.
L’investimento
L’investimento di Olon prevede nello specifico che lo stabilimento di Settimo aumenti la capacità produttiva come hub del gruppo per le proteine alternative. Si tratta di prodotti biotecnologici utili alla produzione di alimenti come latte e carne, che tuttavia non hanno origine animale. Sono lavorazioni ad altissima sostenibilità, perché consentono di abbattere le emissioni di CO2 e il consumo idrico degli allevamenti, una delle principali cause di inquinamento ambientale su scala globale. Alla Olon si produrranno ad esempio le proteine del latte, in processi che potranno successivamente essere perfezionati per altri prodotti simili.
Come cambierà lo stabilimento
Il percorso delineato dal Comune e da Olon prevede diversi interventi integrati.
A fronte dell’impegno dell’azienda, lo stabilimento di Settimo vedrà importanti opere di riqualificazione tecnologica all’interno dell’attuale area del sito, tutte focalizzate a produzioni di carattere biologico, a basso impatto ambientale e alto valore innovativo. Le aree interessate dall’investimento saranno visibili dall’esterno, e i nuovi edifici sono stati disegnati come elementi dialoganti con il territorio circostante. In particolare il nuovo impianto, in fase di costruzione, sarà dedicato a principi attivi utilizzati per la cura di patologie ad alta diffusione a livello globale. Sono anche in programma interventi energetici, in particolare per ridurre i consumi; infatti è in fase di installazione un importante impianto fotovoltaico in grado di coprire parte dell’energia consumata negli impianti.
Come cambierà il quartiere
In base al programma concordato, Olon ha preso l’impegno di cedere gratuitamente al comune di Settimo Torinese, nel 2023, alcune aree e alcuni immobili. Il terreno libero che confina con il perimetro nord dello stabilimento, oggi a destinazione industriale, verrà convertito in parco. Uno spazio che, nel tempo, potrà essere fruibile alla cittadinanza e favorire l’aggregazione in un’area oggi non particolarmente ricca di spazi verdi.
L’edificio su via Schiapparelli che ospita la mensa Olon, invece, verrà ceduto al Comune con l’obiettivo di trasformarlo in uno spazio a disposizione delle associazioni cittadine, in grado di sostituire il Centro Aglietta, che a sua volta farà spazio alla nuova scuola del quartiere.
La trasformazione prevede poi la creazione di spazi che, pur facendo a tutti gli effetti parte dello stabilimento, si aprano alla cittadinanza e al quartiere. È il caso del museo sulla storia della fabbrica e del suo auditorium: troveranno spazio in un fabbricato esistente che sarà riconvertito. Entrambi saranno aperti al pubblico e a disposizione della cittadinanza per eventi e iniziative di tipo culturale e aggregativo: convegni, mostre temporanee e altro. La realizzazione di questo spazio è prevista per il 2024. Infine, il piano prevede, nel tempo, di continuare a realizzare nuovi fabbricati adottando soluzioni architettoniche volte a migliorare la relazione con il contesto territoriale circostante.
La trasformazione include anche miglioramenti alla viabilità, con il completamento di via Solferino, che chiuderà attorno alla fabbrica un anello capace di sopperire al senso unico di via Schiapparelli, alleggerendo in modo significativo il traffico in zona. Inoltre, la modifica del perimetro permetterà, almeno in parte, di allargare un tratto di via Schiapparelli.
«In sintonia con l’amministrazione, abbiamo messo le basi per una migliore integrazione con l’ambiente cittadino – commenta Laura Coppi, operation director Olon di Settimo - Si tratta di un nuovo corso dello stabilimento all’insegna del senso di cambiamento, di un nuovo rapporto con la città, di un’immagine di qualità del costruito che sulla città si affaccia, oltre che alla necessità di rappresentare il cambiamento nei confronti di chi lavora nello stabilimento stesso».
«La fabbrica Olon, già Farmitalia, ha segnato profondamente la storia di Settimo – aggiunge la sindaca Elena Piastra - Attorno ad essa e anche grazie ad essa, la Città è cresciuta. Moltissime famiglie hanno potuto mettere radici grazie al lavoro che l’azienda ha garantito, e gli importanti investimenti che la proprietà oggi sta facendo per il sito di Settimo rappresentano un valore per la nostra Città, in termini occupazionali e non solo. Resta l’anomalia di un enorme fabbrica nel cuore dell’abitato, e credo che il protocollo di intesa che firmiamo oggi vada nella direzione giusta: aprire il più possibile la fabbrica alla Città, renderla almeno in parte vissuta dalla cittadinanza, portatrice di valore culturale e sociale oltre che industriale. L’occasione di ricavare nuovi spazi utilizzabili da tutti andava colta, e credo che questa trasformazione rappresenti un buon risultato capace di armonizzare le necessità di tutti: dell’azienda, dei suoi lavoratori e degli abitanti del quartiere».
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