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29 Giugno 2021 - 17:10
SETTIMO TORINESE. Chissà cosa avrebbe detto Giovanni Ossola al termine di una simile commemorazione, a dieci anni dalla sua scomparsa. Avrebbe utilizzato la sua ironia, pungente e mai scontata, per chiudere con un commento sorridente la tavola rotonda a lui dedicata e organizzata domenica 27 giugno in piazza della Libertà, di fronte al Municipio in cui ha vissuto la sua carriera da sindaco, dal 1987 al 2004, e poi all’opposizione nel 2009 fino alla sua scomparsa, nel giugno 2011. Il Comitato Organizzatore, costituito da Angelo Storgato, Massimilano Barone, Giorgio Carbone, Cinzia Condello, Franco Ferraresi e con la collaborazione di Francesco Bessone, Silvio Bertotto e Tancredi Pistamiglio.
Ormai è ufficiale: la parte settimese del Parco Fluviale del Po sarà intitolata a Giovanni Ossola ed è un risultato apprezzato dalla sua famiglia anche per la collocazione dell’area, prosecuzione naturale dei parchi Pertini e Berlinguer, due grandi nomi della politica nazionale.
Ossola ha amato la sua città, la sua urbanistica e la “città sociale”: lo ha detto a gran voce Silvio Bertotto, storico locale, con voce rotta dalla commozione. E l’ha amata al punto da rifiutare la proposta di diventare un parlamentare nel 2001: lo ha confermato Enrico Buemi, segretario provinciale dello SDI, durante il suo intervento.
Prima dell’avvio della tavola rotonda hanno parlato, oltre allo storico locale, anche l’assessore regionale Andrea Tronzano e Silverio Benedetto, amico di lunga data e presidente del Consiglio comunale durante i suoi mandati da sindaco. “il mio sarà un ricordo non istituzionale, parliamo dei suoi pregi e non dei difetti, che erano tanti - ha detto Benedetto sorridendo con la sua elegante ironia - . Era concreto, un democratico che ha sempre difeso e rispettato il ruolo del consiglio comunale. Quarant’anni di impegno politico ed è stato il padre del centro storico da lui voluto. Spero che i giovani appassionati di politica approfondiscano la sua opera”. L’asse attrezzato sud, quello di via Generale dalla Chiesa e via Galileo Ferraris, fu una pietra milare della trasformazione della città ed è l’opera che ha segnato una vera svolta urbanistica.
Per i settimesi Giovanni Ossola era della famiglia dei Punghett, un nomignolo che si perde nelle nebbie della notte dei tempi settimesi. Molto appassionato di sport, era cresciuto giocando nelle squadre cittadine e nelle giovanili della Juventus.
L’ordine degli interventi della tavola rotonda è stato definito insieme a Nino Battaglia, ex giornalista di Rai Tre e molto legato alla città di Settimo.
Il primo sindaco ad essere chiamato in causa è stato Tommaso Cravero, ex sindaco comunista.
“Fummo entrambi coinvolti in una vicenda giudiziaria senza motivo. Nel 1987, era uscito un titolone ma l’inchiesta fu archiviata perché non sussisteva il fatto. Organizzammo una conferenza stampa per dirlo, ma i giornali non diedero lo stesso risalto”.
Aldo Corgiat (ex sindaco): “Metteva in relazione maggioranza e opposizione, con lunghe discussioni. Nel 1993, Ossola mi chiamò per andare a chiedere i finanziamenti per la città. L’Ecomuseo del Freidano nacque così. E poi l’ospedale di Settimo, i viaggi fatti da D’Ambrosio insieme a Corica. Ci abbiamo messo vent’anni. Non era facile lavorare con Ossola, più difficile ancora lavorare con me. E poi l’idea di realizzare Insieme per Settimo, la civica della città”.
Fabrizio Puppo (e sindaco): “Mi ha chiesto di candidarmi nella civica e ho accettato. Amava il suo partito, la sua città. Quando ero assessore della giunta Corgiat portammo in commissione il regolamento sui pubblici esercizi. Lui era all’opposizione, ma mi chiamò per dirmi come migliorare quel testo. Di lui conservo l’ulivo che ci ha regalato nel 2004, al termine del suo mandato”.
Elena Piastra (sindaca): “Ho conosciuto Ossola durante il mio lavoro. Ogni documento, ogni carta, parla di lui. L’azione sulla città lo rende immortale. Aveva realizzato un disegno d’insieme che tutto tiene e lo mantiene nel tempo. L’Ospedale è un’opera e poi c’è l’intuizione straordinaria della Tangenziale Verde. E’ giusto dedicare a Giovanni Ossola l’innesto di quella Tangenziale”.
Andrea Fluttero (ex sindaco di Chivasso e parlamentare): “Giovanni mi diede i primi consigli quando sono stato eletto a Chivasso. Metteva da parte l’appartenenza politica e si ragionava sulle cose concrete. Con lui abbiamo messo insieme progetto del territorio”.
Antonio Saitta (ex presidente della Provincia): “Era necessario ricomporre socialmente le nostre comunità sconvolte dall’immigrazione. Lui l’aveva fatto con grande forza per generare un’identità. In Provincia, ha portato l’esperienza di sindaco, era pragmatico, un ottimo assessore attento alle risorse. Era la nostra ossessione: investire e risparmiare. E con quegli investimenti si erano creati 18mila posti di lavoro. Non volevamo essere solo i cortili delle fabbriche, ma Comuni protagonisti come la città di Torino. Lui aveva proprio quel senso della Provincia”.
Architetto Ennio Matassi (tecnico): “Negli anni Settanta erano gli anni della risacca del boom economico. Chiese un parere autorevole sul progetto del centro storico ad Astengo e ci fece una lezione di urbanistica. Demolire un fabbricato di un centro storico, anche se non è rilevante, è togliere un elemento che rappresenta la comunità e la storia delle persone. Il piano regolatore tenne conto di questo. Il Prusst, il piano da cui nacque anche la tangenziale verde, una conclusione ideale della sua vita”.
Ing. Aldo Gervasio (tecnico): “Era un mio compagno di scuola, il primo della classe, avevamo il maestro Soragna. Aveva una mia foto nel cassetto, in cui ero in Sardegna: mangiavo un piatto di pasta vicino ad un cinghiale, su un molo al mare. Lui la teneva nascosta e prima di convocarmi nelle riunioni la faceva vedere agli altri tecnici chiedendo loro: “Secondo voi chi è di questi due che verrà a parlare delle acque?”. Arrivavo e trovavo sorrisi. Poi capii”.
Enrico Buemi (parlamentare socialista): “Giovanni amava Settimo talmente tanto da penalizzare la propria ambizione. Ha rinunciato a fare il parlamentare per i socialisti nel 2001 perché doveva finire il mandato in città, nel 2004. Vincemmo una sfida che non era certa nel collegio di Chieri, Settimo e San Mauro. Oggi non vedo tanti socialisti e mi dispiace. Perché Ossola aveva una capacità di mediazione. E quando non bastava più, arrivava l’ironia come una botta. Giovanni Ossola è vivo in questa città. Settimo era una roba dell’altro mondo: inquinamento, caos, un ceto medio non molto aperto e contro la pedonalizzazione. Ora è una città bella. Forza Giovanni, aiutaci”.
Pamela Ossola (figlia di Giovanni Ossola): “Ero un po’ gelosa della sua passione per la politica. Quando mi aveva chiamato che doveva andare a Roma, mi ha però ribadito la sua passione a Settimo. Ho vissuto le sue battaglie politiche, la perdita di tanti amici, la Festa dell’Avanti, la Casa del Popolo. Ma ora questo Comitato continuerà a vivere attivamente la città.
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