Nel sito internet della società in cui lavora come socio si legge.... “Non basta che sia bello: ciò che facciamo deve riflettere la cultura del design e contribuire a una precisa strategia di comunicazione e posizionamento...”.
Epperò quando un lavoro è stato fatto male, con i propri clienti (in questo caso cittadini), bisognerebbe avere il coraggio di ammetterlo, senza tanti tentennamenti, senza accampare scuse, senza tergiversare. Non così Michele Cafarelli, sedicente agnosta, nei panni di assessore. Ha preso tempo. Ha detto che è tutto provvisorio. Ha parlato di sperimentazione. Insomma ha cercato di calmare i commercianti, ma non sembra che ci sia riuscito.
Parliamo di Piazza Maretta o piazza Gioberti. Situata nel centro d’Ivrea, a pochi passi dal ponte vecchio. E’, per tutti gli eporediesi, un angolo che trasuda di storia, un pezzo del proprio cuore, qualcosa che va aldilà di un semplice punto in una cartina toponomastica come solo può essere una pizza chiamata in due modi.Per anni si è discusso su come valorizzarla, ma non si è mai capito come.
Ci ha provato Cafarelli e l’ha letteralmente rovinata, con panchine ancorate ad un battuto di calcestruzzo, parcheggi nel bel mezzo e una nuova viabilità che nei giorni di Carnevale impedirà al carro della Mugnaia di passare da qui come è sempre stato.
Una porcheria da qualunque parti la si guardi. Una porcheria che andava evitata non foss’altro che i soldi spesi son soldi pubblici e da che mondo e mondo le sperimentazioni, quando occorrono, si fanno con i blocchi in new jersey.
E di cose da dire ce ne vengono in mente almeno un paio. La prima sugli anzani che, secondo una visione “caffarelliana”, amerebbero sedersi nel bel mezzo di una piazza, a un centimetro dai tubi di scappamento e dalle macchine in sosta, eventualmente con le gambe a penzoloni, considerando il basamento. La seconda sugli architetti che arriveranno in città ad ammirare le “architetture” olivettiane e poi per caso si imbatteranno in piazza Maretta. E’ come se li sentissimo: “Ma chi è che ha firmato una cosa orripilante come questa?”
Nei giorni scorsi, a seguito di un colloquio, proprio con Cafarelli, il farmacista Ernesto Ravetto ha protocollato in Municipio una lettera firmata da tutti i commercianti e pure da qualche cittadino del quartiere (più o meno una trentina di persone).
“Prendo atto di quanto affermato dall’assessore - scrive - e cioè che la sistemazione al momento rappresenta un primo tentativo di valorizzazione della piazza e di verifica della sostenibilità della nuova viabilità messa in atto. Mi preme sottolineare che la realizzazionesnatura l’aspetto architettonico e urbanisticomodificando profondamente la visibilità e la fruibilità dello spazio interno all’ovale che delimita il cuore della piazza stessa...”.
Il dito è puntato sui posteggima anche sui basamenti all’interno di uno spazio pavimentato con cubetti di porfido. “Al momento della rimozione delle strutture floreali e delle panchine per le manifestazioni relative al Carnevale - sottolinea Ravetto -rappresenteranno un indubbio pericolo di inciampo tenendo conto della grande quantità di persone presenti..”.
Diciamo che Ravetto è stato fin troppo buono ed educato. In tanti nella piazza, infatti, non vedono l’ora di confrontarsi anche con il sindaco per potergliene cantare quattro.
Chi gliele canta subito è il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti in una interpellanza da discutere al prossimo consiglio comunale.
“Si tratta - commenta -di una delle antiche piazze di Ivrea, che ha mantenuto uno stile ancora ottocentesco sia nella disposizione che nella fattispecie delle case che la circondano. E’ una piazzetta molto amata dagli eporediesi, anche se purtroppo ultimamente poco frequentata. L’attuale amministrazione di Ivrea aveva pomposamente annunciato, e anche iscritto a bilancio una significativa somma (140 mila euro) poi ridotta e infine sparita, per un suo abbellimento. L’esito dei lavori eseguiti è disarmante. Due pedane di cemento sui cui sono state sistemate due sgangherate panchine e qualche fioriera (senza fiori) anch’esse appoggiate su pedane rotonde di cemento. Non intendo commentare l’aspetto estetico, ma piuttosto la scarsa sensibilità nei lavori fatti...”.Perinetti perlatro ricorda che a Carnevale qui si tiene la storica fagiolata del Castellazzo.
“La sistemazione delle attrezzature è stata frutto di uno studio di precisone su cui sistemare pozzetti, cavità e pertugi atti ad accogliere pali e sostegni. Le realizzazioni fatte costituiscono degli ostacoli o impedimenti, come ad esempio la fioriera rotonda posizionata proprio dove viene collocato l’ingresso”.
Insomma: se non è questa la sistemazione di piazza Maretta pensata dall’Amministrazione perché sono stati eseguiti questi lavori?
Perché non sono stati interpellati e coinvolti i responsabili della Fagiolata del Castellazzo che avrebbero potuto dare utili indicazioni?
“Piazza Maretta è bella così com’è. Perché cambiarla?-passa e chiude Perinetti - Non è forse meglio invece immaginare cosa fare in piazza Maretta per rivitalizzare quella parte di città come abbiamo più volte suggerito e proposto all’Amministrazione?”
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