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CAVAGNOLO. Profughi ucraini: la guerra di Dimitri e Miroslava (VIDEO)

https://www.youtube.com/watch?v=atJmGgNMBSo&t=1s

A Santa Fede, da oltre tre settimane a questa parte, è un continuo via vai di gente. Donne, uomini, bambini. Chi arriva dall’Ucraina e riparte per raggiungere parenti, famigliari, amici, lontano dalla guerra. E chi arriva qui per dare una mano e portare aiuti, come l’ex sindaca di Brusasco Luciana Trombadore che dà qualche lezione di italiano, al mattino, ai giovani studenti ucraini. 

Nella struttura gestita dalla Comunità Siloe di Suor Silvana Moncalvo, dal 7 marzo in poi sono già transitati 148 profughi di guerra. Fino all’altro giorno gli ospiti erano 68, di cui 47 minori. Di loro si stanno occupando i volontari di Siloe, del Rachel’s Learning Center, le autorità locali e l’associazione “La Città del Sole” di Montiglio Monferrato. 

E di loro si sta occupando la comunità locale, in fatto di aiuti economici, beni di prima necessità e tempo investito.

Servono soprattutto creme per i bambini più piccoli”. Come Lyubov, che è arrivata con la mamma e con la nonna ed ha poco più di un mese e mezzo.

Ci occupiamo nello specifico dei permessi, della parte burocratica, dell sicurezza, dei rapporti con la Prefettura di Torino e con la Procura dei Minori, oltre che di tutta quella parte educativa necessaria per questi bambini - spiega la presidente, Flavia Godino -. Abbiamo intenzione di organizzare un progetto educativo a lungo termine per questi minori: vedremo cosa sarà possibile fare”.

I bambini, mentre Godino parla, giocano tutt’intorno sotto il primo caldo sole primaverile. 

La guerra, da questi giochi, da questi prati che iniziano a fiorire, è lontana.

Dimitri ha 41 anni. E’ originario della regione del Krivoy Rog. E’ l’unico uomo qui. Le bombe sono arrivate vicino a casa sua e lui, che di mestiere fa l’impresario edile ed ha un’impresa con qualche dipendente, è partito. “Ma mia moglie non ha potuto lasciare l’Ucraina perchè è una deputata - spiega, con l’aiuto di un’interprete -. Si è fermata là per aiutare gli uomini al fronte con cibo, vestiti e medicinali. Ho portato con me i nostri quattro figli e anche tre bambini di un’altra famiglia: mi hanno detto: “Salva le loro vite,  perché noi non possiamo fuggire””.

Non pensavamo potesse scoppiare la guerra, non lo immaginava il governo - racconta, mentre stringe le mani, seduto all’ombra di un albero e guarda all’orizzonte -. Non ci abbiamo creduto finchè non hanno iniziato a bombardare le città. È successa la stessa cosa che accadde alla Polonia con Hitler. Noi ucraini abbiamo già vinto, perchè tutto il Mondo è dalla nostra parte. Quando finirà? Questo lo può sapere solo Dio... Chiaramente vogliamo la pace il prima possibile”.

Anche Miroslava, 39 anni, viene dalla città di Krivoy Rog. E’ qui con cinque dei suoi otto figli. Tre sono dovuti rimanere in Ucraina perché in quell’età in cui non possono più lasciare il paese. Il marito è impegnato al fronte.  Sì, ci sentiamo tutti i giorni”. Ha paura, Miroslava. Occhi azzurri, sguardo fiero, è convinta di tornare in Ucraina tra pochi giorni.  Zelesnky è il miglior presidente che il nostro Paese abbia mai avuto e Putin è un settantenne completamente fuori di testa”, dice, mentre si domanda ancora come sia possibile una guerra oggi, nel cuore dell’Europa.

Da madre, una sola cosa vorrei dire alle madri russe che mandano i loro figli a combattere in Ucraina - ci tiene a sottolineare, osservando la camera che l’inquadra - tenete i vostri ragazzi a casa, non mandateli a morire nella nostra terra. Come fate a non sentirvi male per questo?”.

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