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29 Aprile 2026 - 12:36
Trent’anni di passi, di salite affrontate insieme e di una comunità che si ritrova, anno dopo anno, lungo lo stesso sentiero. La Camminata a Belmonte, giunta alla sua 30ª edizione, non è più soltanto un appuntamento sportivo o ricreativo, ma un rito collettivo che racconta l’identità di Rivara e il valore delle sue tradizioni.
Domenica 26 aprile, complice una giornata di sole pieno, l’iniziativa organizzata dalla Protezione civile di Rivara, con il supporto dell’Oratorio, della Casa di Bibinò e della Farmacia locale, ha richiamato una partecipazione trasversale: famiglie, bambini, adulti e anziani. Un gruppo eterogeneo, unito dalla voglia di condividere tempo e fatica lungo il percorso che conduce al Santuario di Belmonte.
Non è una competizione, non ci sono cronometri o classifiche. Il ritmo è quello della comunità, fatto di soste, chiacchiere e piccoli gesti. Lungo il tragitto, il punto di ristoro allestito dai volontari ha rappresentato una pausa necessaria, ma anche un momento di incontro, uno spazio in cui la dimensione organizzativa si intreccia con quella umana.
La salita verso Belmonte, per chi conosce il territorio, è un percorso che mette alla prova, ma che restituisce anche un senso di appartenenza. È qui che la camminata assume un significato che va oltre l’evento: diventa esperienza condivisa, occasione per rinsaldare legami e per trasmettere ai più giovani un modo diverso di vivere il tempo libero.
Il momento centrale della giornata si è consumato al “Campass”, dove i partecipanti si sono fermati per il tradizionale pranzo al sacco. Un gesto semplice, quasi essenziale, ma capace di restituire il senso profondo dell’iniziativa: stare insieme, senza formalità, condividendo ciò che ognuno porta con sé.
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Nel pomeriggio, la dimensione della festa ha lasciato spazio alla memoria. Al Santuario si è svolta una funzione dedicata ai volontari delle associazioni rivaresi che non ci sono più. Un momento raccolto, sentito, in cui la comunità si è fermata per ricordare chi ha contribuito a costruire, negli anni, quella stessa rete di solidarietà che oggi continua a sostenere eventi come questo. È un passaggio che segna il confine tra presente e passato, tra ciò che è stato e ciò che continua. Perché la Camminata a Belmonte non vive solo nel giorno in cui si svolge, ma si alimenta di una storia fatta di persone, di impegno e di continuità.
Il rientro, intorno alle 17, ha chiuso la giornata senza fretta, con la consapevolezza di aver condiviso qualcosa che va oltre la semplice escursione. Un evento che si regge su una macchina organizzativa discreta ma efficace, resa possibile dal lavoro dei volontari e dalla collaborazione tra realtà diverse del territorio.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Eric, impegnato nella cura del Santuario, figura che rappresenta uno dei tanti volti silenziosi di questa rete. In un tempo in cui molte tradizioni faticano a sopravvivere, la Camminata a Belmonte continua a rinnovarsi, mantenendo intatto il suo significato. Non è nostalgia, ma continuità. Non è abitudine, ma scelta.
Ed è proprio in questa capacità di unire generazioni diverse attorno a un gesto semplice che si misura il valore di iniziative come questa. Perché camminare insieme, oggi, significa anche costruire il domani.
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