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22 Aprile 2026 - 13:10
Settanta chilogrammi di rifiuti raccolti in poche ore non sono un dato trascurabile. Ma a Rivarolo Canavese, domenica 19 aprile, il numero più significativo è un altro: 42 partecipanti, tra cui molti bambini. È da qui che parte la riflessione su una giornata che ha un valore che va oltre la semplice pulizia urbana.
L’iniziativa, promossa da Plastic Free Onlus, ha trasformato una mattinata di volontariato in un momento di educazione collettiva. Non solo raccolta, ma consapevolezza. Non solo intervento, ma partecipazione. Un modello che si sta diffondendo sempre di più anche nei centri più piccoli, dove il rapporto tra cittadini e territorio resta diretto e concreto.
A coordinare il gruppo è stato il referente locale Angelo Ferrante, che ha guidato i volontari lungo un percorso organizzato in collaborazione con il gruppo scout del territorio. Una presenza, quella degli scout, che ha inciso in modo significativo sull’impostazione dell’evento: non un’azione isolata, ma un’attività strutturata, pensata anche per trasmettere valori.
Ed è proprio questo il punto centrale. Il risultato quantitativo — i rifiuti raccolti — passa in secondo piano rispetto al significato dell’iniziativa. La forte presenza di bambini ha trasformato la giornata in un’esperienza educativa, in cui il contatto diretto con il problema diventa strumento di apprendimento.

I più piccoli hanno partecipato attivamente, osservando, raccogliendo, chiedendo. Un approccio che permette di comprendere concretamente cosa significa inquinamento, evitando astrazioni e trasformando il tema ambientale in qualcosa di tangibile.
Il percorso si è svolto sotto la supervisione delle Guardie Ambientali, che hanno accompagnato i partecipanti garantendo sicurezza e supporto. Una presenza che ha contribuito a rafforzare il carattere organizzato dell’iniziativa, evitando improvvisazioni.
Accanto all’aspetto operativo, non è mancato il contributo della comunità locale. Alcune realtà del territorio hanno scelto di sostenere l’evento, trasformandolo in un momento condiviso. L’Antica Pasticceria Pan Belmonte ha offerto cioccolatini ai bambini, mentre Playzone Ivrea ha donato un gadget al gruppo scout. Gesti semplici, ma che rafforzano il senso di appartenenza.
Presente anche l’amministrazione comunale, con l’assessore Giacomo Meaglia, che ha seguito l’iniziativa manifestando l’intenzione di proseguire con attività simili. Un segnale politico, oltre che simbolico, che conferma l’attenzione verso le tematiche ambientali. Il sindaco Martino Zucco Chinà ha portato il proprio saluto, sottolineando l’importanza del coinvolgimento civico.
La giornata ha offerto anche uno spunto di riflessione su comportamenti ancora diffusi. Tra i rifiuti raccolti, infatti, una presenza costante è quella dei mozziconi di sigaretta, uno degli elementi più comuni e al tempo stesso più sottovalutati dell’inquinamento urbano. Piccoli, ma numerosi, difficili da smaltire e spesso ignorati.
È proprio su questi aspetti che iniziative come quella di Rivarolo possono incidere. Non solo ripulire, ma cambiare abitudini. Rendere visibile ciò che normalmente viene ignorato. Costruire una consapevolezza che non si esaurisce in una giornata, ma che può tradursi in comportamenti quotidiani. Il coinvolgimento dei bambini assume, in questo senso, un valore strategico. Educare le nuove generazioni significa intervenire sul lungo periodo. Significa creare cittadini più attenti, più responsabili, più consapevoli.
In un contesto globale in cui il tema ambientale è sempre più urgente, esperienze locali come questa mostrano come il cambiamento possa partire dal basso. Senza grandi numeri, ma con partecipazione reale. Rivarolo Canavese, per una mattina, è diventata un laboratorio di cittadinanza attiva. Un luogo in cui il problema dell’inquinamento è stato affrontato in modo diretto, coinvolgendo chi quel territorio lo vive ogni giorno.
Il dato finale resta: 70 chili di rifiuti raccolti. Ma il risultato più importante è un altro. È la costruzione di un legame tra persone, ambiente e responsabilità. Un processo lento, ma necessario. Perché, in fondo, la vera sfida non è raccogliere ciò che è stato abbandonato. È evitare che venga abbandonato ancora.
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