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24 Marzo 2026 - 12:54
Non è stato solo un concerto. È stata una fusione, un esperimento riuscito che ha trasformato il palco del Teatro Cardinal Massaia in un unico organismo sonoro, capace di unire tradizione bandistica e grandi colonne sonore in una serata di rara intensità.
Il 14 marzo, a Torino, le Filarmoniche di Torre Canavese e San Giusto Canavese hanno suonato come un solo corpo, affiancate dalle voci soliste dell’associazione torinese “Chi è di Scena”. A guidare questo complesso equilibrio, la bacchetta del maestro Donato Lombardi, con la direzione artistica affidata a Gioacchino Inzirillo, figura centrale nell’ideazione e nella costruzione dello spettacolo. Il risultato è stato un viaggio musicale capace di attraversare mondi diversi, mantenendo sempre una coerenza emotiva.
Il repertorio, interamente dedicato alle colonne sonore cinematografiche, ha costruito una narrazione senza immagini, ma sorprendentemente visiva. Le note hanno evocato scenari, atmosfere, ricordi. Il pubblico si è trovato proiettato tra i mari dei “Pirati dei Caraibi”, per poi essere riportato in una dimensione più intima e nostalgica con le melodie di “Nuovo Cinema Paradiso”.
Il momento centrale è stato il tributo a Ennio Morricone, con un medley che ha sospeso il tempo e trasformato la sala in uno spazio evocativo, quasi cinematografico. Un passaggio che ha messo in luce non solo la qualità dell’orchestra, ma anche la capacità interpretativa complessiva dell’ensemble. A questo si sono aggiunti altri brani iconici, da “La vita è bella” al “Fantasma dell’Opera”, fino alle suggestioni africane de “La mia Africa”, in un alternarsi continuo tra epica e delicatezza.
Il concerto ha saputo muoversi anche tra linguaggi più contemporanei. Non sono mancati riferimenti alla musica pop e rock, con omaggi a Lady Gaga, ai Queen con “Bohemian Rhapsody” e alle grandi voci internazionali, fino alla potente interpretazione legata al repertorio di Whitney Houston. Un equilibrio non scontato, che ha evitato l’effetto collage per restituire invece un racconto unitario.
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Il finale, affidato a un medley tratto da “Les Misérables”, ha rappresentato il punto di massima sintesi tra orchestra e voci. Sei interpreti hanno guidato l’ultima parte del concerto, sostenuti da una compagine musicale che ha saputo accompagnare senza sovrastare, costruendo un dialogo continuo. Il pubblico ha risposto con una partecipazione intensa.
La sala, gremita, ha accolto anche numerosi amministratori locali, musicisti e addetti ai lavori, segno di un interesse che va oltre il semplice evento. L’iniziativa ha mostrato come la collaborazione tra realtà diverse possa generare risultati di alto livello, capaci di parlare a un pubblico ampio. Il sindaco di Torre Canavese, Gianpiero Cavallo, ha sottolineato il valore dell’esperimento: «Voci meravigliose e una scenografia eccellente, una sinergia che conferma il talento straordinario di questi ragazzi, capaci di superarsi e di regalare emozioni autentiche».
Dello stesso tenore il commento del maestro Lombardi: «Sono fiero del lavoro fatto insieme, vedere l’impegno tradotto in un’armonia così compiuta è motivo di grande soddisfazione». Parole che raccontano non solo il risultato finale, ma anche il percorso che lo ha reso possibile.
Dietro il concerto c’è infatti un lavoro lungo, fatto di prove, coordinamento e costruzione di un linguaggio comune tra realtà diverse. Due filarmoniche, con storie e identità proprie, che hanno trovato un punto di incontro senza perdere le rispettive caratteristiche.
È proprio questo uno degli aspetti più significativi della serata. In un panorama musicale spesso frammentato, la capacità di creare sinergie diventa un elemento decisivo. Non solo per migliorare la qualità artistica, ma anche per rafforzare il legame tra territorio e cultura. Il Teatro Cardinal Massaia, in questa occasione, si è confermato spazio capace di accogliere e valorizzare progetti ambiziosi, dove la dimensione locale si apre a un respiro più ampio.
Alla fine, ciò che resta non è solo il ricordo dei brani eseguiti, ma la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile. Due filarmoniche, due identità, un unico suono. E fuori dal teatro, sotto la pioggia torinese, l’eco degli applausi sembrava ancora risuonare, come se quella musica non avesse davvero smesso di suonare. Una serata che ha dimostrato come, quando le energie si incontrano, anche la somma può diventare qualcosa di più.
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