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24 Marzo 2026 - 12:36
La vittoria del No al referendum sulla giustizia diventa un punto di svolta politica per il Partito Democratico e per la sua segretaria Elly Schlein, che dal Nazareno rivendica un risultato andato oltre ogni previsione e rilancia la sfida al governo.
«Una maggioranza del Paese ha fermato una riforma sbagliata. Una vittoria ancora più bella, perché partivamo da una sconfitta annunciata, invece abbiamo ribaltato quell'esito», afferma Schlein commentando i risultati.
Al centro dell’analisi, il ruolo delle nuove generazioni: «Possiamo dire che i giovani hanno fatto la differenza». Un dato confermato anche dai numeri: nella fascia tra i 18 e i 34 anni, il No ha raggiunto il 61%.
Un risultato che, secondo la leader dem, assume ancora più valore alla luce delle difficoltà incontrate dai fuorisede: «Hanno fatto la differenza i giovani, nonostante non potessero votare i fuorisede». E proprio su questo tema Schlein rilancia un impegno preciso: «quando vinceremo le elezioni politiche, a fare una legge per farli votare fuori sede».
Nel suo intervento, la segretaria del Pd sottolinea anche un altro elemento politico rilevante: «Ci sono più elettori di destra che hanno votato 'No' che non il contrario», segnale di una possibile frattura nel campo avversario e di un voto trasversale che va oltre gli schieramenti tradizionali.
La lettura politica del risultato è netta: «Gli italiani difendono la propria costituzione antifascista e vogliono una politica che la rispetti e la attui, non che la stravolga».
Schlein guarda già avanti e respinge l’idea di un semplice voto referendario: la consultazione, per il Pd, segna l’inizio di una nuova fase. Alla domanda sulle dimissioni della premier Giorgia Meloni, la risposta è una dichiarazione di intenti: «Avevo detto prima del voto che batteremo Meloni alle politiche. Lo confermo: batteremo Meloni e questa destra alle prossime elezioni politiche. Di questo sono sicura».
Un messaggio che apre ufficialmente la campagna politica verso le prossime elezioni, con il Pd che punta a costruire un’alternativa ampia.
Sul possibile tavolo con i leader del campo progressista, Schlein mantiene la linea dell’unità: «Intanto spero di vederli ora in piazza. Abbiamo sempre detto che troveremo insieme le modalità per la costruzione del programma. Discuteremo di tutto, modalità e tempi».
E ribadisce la disponibilità anche alle primarie: «Ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari».
Dall’altra parte, il governo mantiene un profilo più istituzionale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio prende atto del risultato: «Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli».
Nordio sottolinea come l’esecutivo non voglia politicizzare l’esito: «Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico», aggiungendo: «Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia».
Il risultato del referendum, però, va oltre il merito della riforma e si inserisce in un quadro politico in evoluzione. La partecipazione elevata, il peso decisivo dei giovani e il voto trasversale indicano una possibile ridefinizione degli equilibri elettorali.
Per il centrosinistra, la vittoria del No rappresenta una base su cui costruire un nuovo progetto politico, mentre per il centrodestra apre interrogativi sulla tenuta del consenso, soprattutto tra gli elettori moderati e nelle nuove generazioni.
In questo scenario, il tema della partecipazione democratica – a partire dal voto dei fuorisede – diventa centrale, così come la capacità dei partiti di intercettare un elettorato sempre più mobile e meno legato alle appartenenze tradizionali.
La sfida, ora, si sposta sul terreno politico: dalla consultazione referendaria alle prossime elezioni, con una partita ancora tutta da giocare.
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