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Chivasso esplode di colori: il Carnevalone 2026 accende il cuore della città (FOTOGALLERY)

Sole, coriandoli e tradizione per lo Storico Carnevalone promosso dalla Pro Loco Chivasso L’Agricola: la Bela Tolera e l’Abbà guidano una sfilata che unisce il Canavese tra carri allegorici, maschere e migliaia di sorrisi.

Coriandoli, coriandoli e ancora coriandoli. Un tappeto variopinto ha ricoperto le strade del centro storico di Chivasso, trasformandole in un mosaico scintillante sotto il sole di febbraio.

L’aria profumava di festa, mimose, zucchero filato e tradizione. Una di quelle domeniche in cui il tempo sembra rallentare e in cui, come vuole la regola non scritta del Carnevale, “ogni scherzo vale”.

Fin dal mattino, la città si è svegliata con il ritmo allegro delle bande e il fruscio delle maschere che sbucavano da ogni angolo. Alle 10 in punto, in Piazza d’Armi, la presentazione ufficiale ha dato il via allo Storico Carnevalone 2026, promosso dalla Pro Loco Chivasso L'Agricola. Un programma fitto, costruito per intrecciare tradizione e spettacolo: la passeggiata musicale delle 11 tra le vie del centro e, nel pomeriggio, alle 14.30, la Gran Sfilata.

I rappresentanti della frazione Pogliani con Monsù Prejve e Madama Tofeja

Il cuore pulsante del Carnevalone batte nei nomi e nei volti della tradizione: la Bela Tolera, interpretata quest’anno da Isabella Caruso, e l’Abbà impersonato da Enzo Falbo.

Con la loro Corte hanno aperto ufficialmente il corteo da Palazzo Rubatto, storica sede della Pro Loco, accompagnati dalle note della Banda Città di Chivasso e della “Giuseppe Verdi”. Un avvio solenne e festoso insieme, capace di accendere gli applausi fin dalle prime battute.

E poi la fantasia, quella vera, quella che non conosce limiti. Subito si incontrano i rappresentanti della frazione Pogliani con Monsù Prejve e Madama Tofeja: un costume che è un omaggio gastronomico e identitario. Fagioli e cotiche cucinati nella tradizionale tofeja diventano abito, racconto, orgoglio locale.

Poco più avanti, ecco chi ha scelto di vestirsi da “Tavernello” con tanto di grappoli d’uva, chi ha rispolverato lo spirito dei “figli dei fiori” coinvolgendo anche il proprio cane, chi ha trasformato il corpo in un “giardino verticale” o ha rievocato gli anni Cinquanta e Sessanta con gonne a ruota e brillantina tra i capelli. Un caleidoscopio umano che ha reso ogni angolo del centro una sorpresa.

La sfilata dei carri allegorici, provenienti dal Canavese e dai borghi chivassesi, ha rappresentato il momento più atteso. Strutture imponenti, colori sgargianti, movimenti coreografici studiati nei dettagli: dietro ogni carro mesi di lavoro silenzioso, di mani sporche di colla e vernice, di serate trascorse nei capannoni a progettare meraviglia. E la meraviglia, puntuale, è arrivata negli occhi dei bambini, i veri protagonisti della giornata, con le guance arrossate dal sole e le tasche piene di coriandoli.

Il corteo ha visto una partecipazione straordinaria da tutto il territorio: Brandizzo, Foglizzo, San Raffaele, Montanaro, Villanova Canavese, Crescentino, Caluso, Verrua Savoia, Settimo Torinese, San Giusto Canavese, Leinì, Gassino, Castlerosso, Casalborgone, Sciolze, Bertolla, Rondissone, fino ai gruppi di Santhià, Bosconero, Varallo Sesia e molti altri. Un mosaico di comunità che si sono date appuntamento a Chivasso per condividere un patrimonio comune fatto di maschere, storia e appartenenza.

Spazio alla fantasia per le maschere 

Amatissima anche la presenza della Famija Turinèisa con la Giacometta, dei personaggi Brandeur e Caterinetta della Pro Loco di Torino e dell’intramontabile Gianduja, simbolo per eccellenza della tradizione carnevalesca torinese. Tra i protagonisti anche i Marchesi Paleologi di Chivasso e la Confraternita del Sambajon e dij Noasett, custodi di sapori e memoria.

Presente alla manifestazione anche il consigliere della Città metropolitana di Torino, Andrea Gavazza, insieme al sindaco di Chivasso Claudio Castello, a sottolineare il valore istituzionale di un evento che è prima di tutto popolare. Perché il Carnevalone è questo: una festa che appartiene alla gente, che unisce generazioni diverse sotto lo stesso cielo terso di febbraio.

L’ingresso fissato a 10 euro, gratuito per i bambini fino a 12 anni e per i residenti chivassesi, non ha scoraggiato il pubblico, accorso numeroso fin dal mattino. Le vie del centro erano un fiume in piena di volti sorridenti, macchine fotografiche alzate, mani che salutavano al passaggio della Corte.

Quando, nel tardo pomeriggio, gli ultimi coriandoli hanno iniziato a posarsi e la musica si è fatta più lontana, Chivasso aveva ancora negli occhi e nel cuore i colori della sua festa.

Il Carnevalone 2026 si è chiuso così: con la consapevolezza di aver rinnovato una tradizione antica, di aver intrecciato passato e presente in un’unica, grande, rumorosa, gioiosa giornata.

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