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Milano-Cortina chiude, ma non si placa la polemica: «Fermate l’ecocidio» (VIDEO)

A Pragelato attivisti di Extinction Rebellion contro impianti inutilizzati e nuovi fondi per il 2030

Un enorme striscione rosso con la scritta «Fermare l’ecocidio» è apparso questa mattina a Pragelato, accanto alla pista di salto delle Olimpiadi invernali 2006, oggi in stato di abbandono. L’azione è firmata Extinction Rebellion, che nel giorno di chiusura delle manifestazioni sportive di Milano-Cortina 2026 ha scelto un luogo simbolo dello “spreco olimpico” per denunciare la distruzione degli ecosistemi alpini e gli investimenti in impianti destinati a non avere futuro.

Dopo lo striscione appeso al Forum di Assago domenica scorsa e la parata degli ermellini in centro a Milano, una decina di attivisti si è arrampicata nella neve per affiggere il messaggio proprio mentre a Milano e Cortina si disputavano le ultime gare.

«Le Olimpiadi vengono vendute mediaticamente come ecosostenibili per nascondere le ovvie preoccupazioni di fronte ad un habitat montano in sofferenza, ma sono in realtà l’ennesimo esempio di come le logiche del profitto abbiano scavalcato l'amore per la montagna e la genuina passione che muove lo sport» dichiara Extinction Rebellion, puntando il dito contro gli investimenti nell’industria dello sci e la costruzione di nuovi impianti ad alto impatto ambientale.

Il trampolino di Pragelato è indicato come esempio emblematico: realizzato per le Olimpiadi 2006 al costo di 35 milioni di euro, è oggi in completo stato di abbandono. Ancora più grave, secondo gli attivisti, la situazione della pista da bob di Cesana, costata 110 milioni di euro, sottoutilizzata per cinque anni e poi abbandonata. L’impianto verrà demolito con una spesa ulteriore di 10 milioni. Nonostante la proposta del Comune di Torino di riutilizzarla per Milano-Cortina, è stata scelta la costruzione di una nuova pista a Cortina, con un investimento di 118 milioni di euro e l’abbattimento di decine di larici secolari.

E mentre i Giochi 2026 si avviano alla conclusione, lo sguardo è già rivolto al 2030, quando le Olimpiadi invernali si terranno sulle Alpi francesi. Secondo quanto riportato, il sindaco Stefano Lo Russo ha candidato Torino a ospitare le gare di pattinaggio all’Oval, mentre i sindaci di Cesana e Oulx si sono interfacciati con la Regione Piemonte attraverso l’assessore al Turismo Paolo Bongioanni, chiedendo 150 milioni di euro alla Regione “per resistere alle Olimpiadi 2030” e competere con le località francesi destinatarie di ingenti finanziamenti.

Le Olimpiadi, però, non sarebbero generalmente ben accolte dalle popolazioni locali. A Cortina, un questionario del marzo 2025 ha evidenziato che più della metà dei residenti è contraria alle grandi costruzioni previste. A Milano il Comitato Insostenibili Olimpiadi denuncia l’assenza di consultazione e coinvolgimento della cittadinanza. Sul piano internazionale, il Comitato delle Nazioni Unite incaricato di garantire il rispetto della Convenzione di Aarhus sulla democrazia ambientale ha accolto il ricorso di alcune associazioni francesi che contestano la mancanza di dibattito pubblico sull’organizzazione dei Giochi invernali delle Alpi francesi 2030.

Sul fronte climatico, le Alpi rappresentano uno degli ecosistemi più esposti. I ghiacciai sono in contrazione e, secondo uno studio pubblicato sull’International Journal of Climatology, tra il 1920 e il 2020 le nevicate sull’arco alpino sono diminuite del 34 per cento.

«Per questo - dichiara Extinction Rebellion - rivendichiamo uno sport per vivere la montagna in modo sostenibile e non come un parco giochi, per sostenere gli ecosistemi che cambiano, per gestire la turistificazione, per rendere lo sport accessibile a tutte e tutti. Oggi e per le generazioni future».

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