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Ivrea inaugura il Giardino del Ricordo nel Giorno delle foibe

Cerimonia il 10 febbraio tra via dei Mulini e via Grande Torino. Interventi istituzionali, studenti e Anpi per una memoria condivisa che abbraccia tutte le vittime del Novecento

Il 10 febbraio 2026, nel Giorno del Ricordo, Ivrea ha inaugurato il Giardino del Ricordo, un nuovo spazio dedicato alla memoria delle vittime del Novecento, realizzato nell’area verde tra via dei Mulini e via Grande Torino. Un luogo raccolto, incorniciato dagli alberi, con due panchine rivolte verso una targa in marmo bianco, pensato per la sosta e la riflessione, a pochi passi dal centro cittadino.

Alla cerimonia hanno partecipato le Associazioni d’Arma, la Banda musicale Città, numerosi cittadini e una rappresentanza di studenti delle scuole superiori eporediesi. Un’iniziativa sobria, partecipata, senza eccessi retorici, che ha voluto tenere insieme memoria storica e responsabilità civile.

Ad aprire gli interventi è stato il Presidente del Consiglio comunale Luca Spitale. Ha richiamato il significato istituzionale della giornata e della nuova intitolazione.

«Oggi ci ritroviamo qui per inaugurare una targa che richiama una pagina dolorosa della nostra storia: il 10 febbraio, il dramma delle foibe e l’esodo istriano-dalmata», ha esordito. «Lo facciamo con rispetto, con senso delle istituzioni e con la consapevolezza che la memoria non è mai un atto neutro, ma una responsabilità collettiva».

Nel suo intervento, Spitale ha insistito sul riconoscimento del dolore delle vittime e delle loro famiglie, ricordando come per troppo tempo quella sofferenza sia rimasta ai margini del racconto pubblico.

«Ricordare significa dare dignità a una sofferenza che è stata ignorata, rimossa o ridotta al silenzio», ha affermato, precisando però che la memoria non può diventare strumento di contrapposizione politica. «La storia è complessa e va affrontata con serietà, studio e onestà intellettuale, non piegata a letture parziali o strumentali».

Un passaggio centrale del discorso ha riguardato il contesto storico. «Ricordare le foibe e l’esodo istriano-dalmata non significa riscrivere la storia del Novecento europeo», ha aggiunto Spitale, «ma riconoscere che la violenza, l’odio nazionale ed etnico, l’autoritarismo e la negazione dei diritti umani producono sempre tragedie». Da esponente della sinistra democratica, ha poi affidato alla memoria un compito preciso: «Unire e non dividere, costruire consapevolezza e non rancore, educare alla pace e alla convivenza».

La cerimonia è proseguita con le letture delle studentesse e degli studenti del Liceo classico Carlo Botta e dell’Istituto di Istruzione Superiore “Giovanni Cena”, con testimonianze di uomini della Resistenza, deportati ed esuli. Interventi brevi, misurati, con al centro le voci e le storie delle persone, restituendo concretezza a eventi spesso ridotti a date e numeri.

A concludere gli interventi istituzionali è stato il Sindaco di Ivrea Matteo Chiantore.

«Da oltre vent’anni il nostro Paese si impegna a conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata», ha affermato, sottolineando come questa giornata abbia contribuito a rompere una lunga indifferenza. «Migliaia di persone furono vittime delle foibe e centinaia di migliaia furono costrette ad abbandonare le proprie case da un giorno all’altro».

Chiantore ha poi evocato immagini semplici e quotidiane: «Tavole rimaste vuote, oggetti lasciati indietro, fotografie, giocattoli, con la speranza, un giorno, di poterli ritrovare». Una memoria che parla ancora al presente. «Ricordare è un atto di responsabilità», ha detto, «significa riconoscere che ogni vita spezzata dalla violenza della storia appartiene alla stessa umanità».

E il Giardino del Ricordo vuole essere proprio questo: «Un simbolo e un monito a non dimenticare mai che siamo tutti esseri umani». E anche queste sono parole del sindaco.

Sulle note del Silenzio è stata quindi scoperta la targa in marmo bianco, con una dedica ampia, che ha volutamente ricompreso tutte le vittime, senza distinzioni o gerarchie.

Si legge: "La Città di Ivrea dedica IL GIARDINO DEL RICORDO, alle vittime del nazi-fascismo e dei totalitarismi, le Donne e gli Uomini della Resistenza, gli Internati Militari Italiani, i Deportati, gli Infoibati, gli Esuli, i soldati di tutte le guerre. Addì, 10 febbraio 2026."

A manifestazione conclusa, Mario Beiletti, presidente dell'Anpi, ha parlato di «una ferita rimasta aperta per troppo tempo, coperta dal silenzio colpevole delle istituzioni». Una ferita che il Giorno del Ricordo contribuisce a ricucire, «inserendo quelle tragedie in un quadro più ampio che ha alla base le colpe del nazifascismo».

Perchè «i morti vanno pianti tutti, senza distinzioni» e ai vivi spetta il compito di approfondire cause e responsabilità con lo sguardo dello storico. "Proprio per questo viene giudicata significativa la scelta del Comune di Ivrea di abbracciare, in un’unica dedica, tutte le vittime del nazi-fascismo e delle guerre di aggressione."

Secondo l’Anpi, foibe ed esodo rappresentano «il passato in comune di tre popoli» e devono oggi tradursi in un impegno per la cultura del rispetto, della tolleranza e dell’integrazione. «I confini non devono essere barriere, ma porte aperte alla collaborazione».

Insomma un Giardino del Ricordo, un luogo e un messaggio: una memoria che non esclude, non divide e non semplifica, ma prova a tenere insieme la complessità della storia e la responsabilità del presente.

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