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27 Gennaio 2026 - 11:46
Ci sono eventi che si raccontano con i numeri. E poi ci sono eventi che si raccontano con il fiato corto, con le mani che tremano prima di entrare in pista, con il sudore che scende sulla fronte mentre la musica non lascia scampo.
Il Freedom Dance Open, andato in scena il 24 e 25 gennaio al Palamaggiore di via Volpiano a Leini, è stato esattamente questo: un concentrato di emozioni, sacrificio e passione vera.
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Per due giorni Leini ha cambiato pelle, trasformandosi in una piccola capitale del ritmo, del movimento e dell’energia caraibica, ospitando una competizione nazionale che ha richiamato oltre 600 atleti e scuole da tutta Italia, a pochi minuti da Torino.
Un evento che non è stato solo gara, ma spettacolo, passione e formazione, inserito ufficialmente nella Latin Dance League con un punteggio da 300 punti, riconosciuto da A.S.C., A.S.A. e MIDAS, con il supporto di Promodanza e dell’Italian Dancesport Tour – Danze Caraibiche. Un biglietto da visita importante che conferma il valore sportivo e organizzativo della manifestazione.
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Marco Federico Rosato e Caterina Bruno, ballerini professionisti, campioni italiani assoluti e maestri della Freedom Dance Academy di Torino
Dietro il Freedom Dance Open ci sono Marco Federico Rosato e Caterina Bruno, ballerini professionisti, campioni italiani assoluti e maestri della Freedom Dance Academy di Torino. La loro è una storia che profuma di sacrificio, dedizione e amore autentico per la danza.
«Questa è la quinta edizione del Freedom Dance Open – raccontano – ed è nato cinque anni fa da una grandissima passione. Balliamo insieme da quasi 25 anni e nel 2021 ci è arrivata la proposta di organizzare una competizione tutta nostra. All’inizio era una scommessa, oggi è una realtà che cresce anno dopo anno».
La prima edizione si è svolta a Biella, poi ancora due volte nella stessa città, fino al trasferimento a Leini, che nelle ultime edizioni ha accolto l’evento in una struttura capace di ospitare numeri importanti e un pubblico sempre più numeroso.
Il programma si è sviluppato su due giornate intense, ognuna con una propria identità.
Sabato il parquet è stato dedicato alle discipline showcase, dove la danza si è fatta racconto e interpretazione: salsa, bachata e merengue su musica propria, heels, reggaeton e caribbean show dance, categorie in cui coreografia, presenza scenica ed emozione sono diventate protagoniste.
Domenica spazio invece alla competizione pura: salsa shine, bachata shine, merengue shine e danze caraibiche di coppia, con l’attesissima formula “all in”, che ha visto scendere in pista contemporaneamente atleti di altissimo livello. Qui a fare la differenza sono stati tecnica, musicalità, precisione e controllo, davanti a una giuria attenta ed esperta.
In scena si sono alternati bambini di appena 4 anni, giovani atleti e ballerini over 45, dimostrando come la danza non conosca età, ma solo passione, impegno e desiderio di mettersi in gioco. I concorrenti non si sono limitati a ballare. Hanno combattuto con se stessi, con la stanchezza, con l’emozione.
C’era chi stringeva i denti dietro le quinte, chi chiudeva gli occhi un istante prima di partire, chi usciva dalla pista con il respiro spezzato e le gambe che bruciavano. Ogni passo raccontava ore di allenamento, ogni sguardo concentrato parlava di rinunce, ogni applauso era un riconoscimento a chi, su quel parquet, ha deciso di dare tutto.
«Quando entri in pista non esiste più nulla – racconta un atleta – solo la musica, il battito del cuore e tutto quello per cui ti sei allenato mesi interi». Il sudore non era solo fatica: era il segno di un impegno totale, di chi ha scelto di mettersi in gioco fino in fondo.
Sul parquet si sono alternate centinaia di storie diverse, tutte unite dallo stesso filo: la passione per le danze caraibiche. Ogni coreografia era una dichiarazione d’amore alla danza, ogni performance un dialogo silenzioso con il pubblico.
A osservare tutto, una giuria d’eccellenza, composta da professionisti di altissimo livello, chiamati a un compito tutt’altro che semplice: scegliere i migliori tra i migliori: «Abbiamo voluto una giuria d’eccellenza, completamente incompatibile con gli atleti in gara – spiegano gli organizzatori – giudici che conosciamo da anni, per il loro livello e la loro carriera sportiva».
Tecnica, musicalità, interpretazione e presenza scenica sono stati valutati con attenzione, equilibrio e rispetto. In una competizione di questo livello, spesso la differenza sta in un dettaglio, in un accento musicale, in un’emozione trasmessa.
I titoli sono stati assegnati in ogni categoria, ma il Freedom Dance Open ha lanciato un messaggio chiaro: non vince solo chi sale sul podio. Vince chi ha avuto il coraggio di esserci, chi ha investito tempo, energie e sacrifici, chi ha ballato con rispetto, dedizione e amore per questa disciplina: «Qui hanno vinto tutti quelli che sono entrati in pista dando il massimo», dicono gli organizzatori. Ed è una verità che si leggeva negli occhi lucidi a fine gara, negli abbracci tra compagni di squadra, negli applausi che non facevano distinzioni.
Il Freedom Dance Open non è stato solo un evento sportivo. È stato un momento di condivisione, crescita e ispirazione, capace di unire atleti, maestri, giudici e pubblico in un’unica grande emozione collettiva.
E mentre le luci si spegnevano e la musica calava, una sensazione restava chiara a tutti: questo non è stato solo un evento da ricordare. È stato un evento da sentire. E chiunque fosse lì, spettatore o ballerino, portava con sé il ricordo di un weekend in cui il battito dei cuori ha fatto da musica, e in cui la danza è stata passione pura, energia vera, vita vissuta fino all’ultimo respiro.

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