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21 Gennaio 2026 - 12:07
C’è una violenza che non fa rumore, ma che scorre senza freni sul web, alimentata dall’indifferenza e dalla mancanza di leggi. Una violenza che ha come vittime migliaia di gatti e gattini, torturati e uccisi per puro sadico divertimento. Venerdì 16 gennaio, davanti al Consolato cinese di Milano, in via Benaco, quel silenzio è stato spezzato.
I volontari dell’OIPA di Milano, insieme alla sezione OIPA di Novi Ligure e agli attivisti di Feline Guardians Italia, si sono riuniti in un presidio carico di dolore, indignazione e determinazione. Un sit-in nato per denunciare pubblicamente una realtà che continua a essere ignorata: le crudeltà inflitte agli animali in Cina e diffuse online come fossero spettacolo.
Dietro questa violenza c’è una rete criminale conosciuta come Cat Torture Network, un sistema organizzato che si dedica alla tortura e all’uccisione brutale di gatti, spesso per trarne profitto o visibilità. Le atrocità vengono filmate, fotografate e diffuse attraverso siti web e piattaforme social, in particolare su Telegram, dove raggiungono un pubblico vastissimo, composto in larga parte da giovani e adolescenti.
Le immagini che circolano sono estreme, scioccanti, disumanizzanti. Scene di sofferenza pura, di violenza reiterata, di animali ridotti a oggetti. Contenuti che non solo mostrano il dolore, ma lo trasformano in consumo, alimentando un voyeurismo che annulla ogni empatia. In un contesto in cui mancano leggi efficaci contro la crudeltà animale, chi commette questi atti agisce spesso in totale impunità.
Ed è proprio questo vuoto normativo a rendere possibile l’orrore. Pratiche che a livello locale vengono considerate “legali” entrano in conflitto diretto con numerose convenzioni e principi internazionali sulla protezione degli animali, creando una frattura profonda tra ciò che dovrebbe essere tutelato e ciò che viene tollerato. Un’assenza di responsabilità che consente alla violenza di proliferare, di replicarsi, di normalizzarsi.
La diffusione incontrollata di questi contenuti online non è solo una questione di maltrattamento animale. È un problema culturale e sociale. Alimenta un circolo vizioso di brutalità, in cui la sofferenza diventa intrattenimento e la crudeltà viene percepita come qualcosa di accettabile. Un rischio enorme, perché la normalizzazione della violenza sugli animali può facilmente tradursi in comportamenti emulativi, mettendo in pericolo non solo altri animali, ma anche le persone.
Per questo gli Angeli blu dell’OIPA di Milano hanno scelto di scendere in strada, unendosi ai Guardiani Felini in una richiesta chiara e ferma: serve un intervento deciso delle autorità cinesi e delle istituzioni internazionali. È indispensabile che i responsabili di queste atrocità vengano identificati e puniti, affinché questa catena di violenza venga finalmente spezzata.
Il presidio davanti al Consolato non è stato solo un atto simbolico, ma un grido collettivo contro l’indifferenza. Un appello a non voltarsi dall’altra parte, a non considerare quelle immagini come “lontane”, “altre”, “non nostre”. Perché la violenza, quando viene tollerata, non conosce confini.
L’OIPA invita tutti a fare la propria parte. Segnalare immediatamente video e immagini di torture agli animali è un gesto concreto di responsabilità. Chi si imbatte in questi contenuti può rivolgersi alla Polizia Postale o utilizzare i canali ufficiali dell’OIPA per denunciare quanto visto. Ogni segnalazione è un passo in più verso la tutela delle vittime.
È possibile anche agire in modo diretto e consapevole informandosi sul sito di OIPA International, dove sono disponibili indicazioni per inviare lettere di protesta alle Autorità cinesi e a Telegram, chiedendo la rimozione dei contenuti e un intervento strutturale contro queste pratiche.
Fermare la tortura degli animali non è solo una battaglia per chi ama i gatti. È una battaglia di civiltà. E il presidio di Milano ha ricordato a tutti che il silenzio, davanti all’orrore, è già una forma di complicità.
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