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Cronaca
21 Gennaio 2026 - 11:36
Foto di repertorio
La morte di un cane, avvenuta in modo violento e improvviso, è diventata il simbolo di una tragedia più grande che riguarda la gestione degli animali, la sicurezza pubblica e un vuoto normativo che continua a produrre conseguenze devastanti. È accaduto nella provincia di Lecce, dove un Amstaff avrebbe aggredito mortalmente un altro cane, un Bulldog, all’interno del giardino di un’abitazione privata.
A esprimere cordoglio e profondo sconcerto è l’OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali, che ha diffuso un comunicato stampa durissimo, puntando l’attenzione non solo sull’episodio in sé, ma su ciò che lo ha reso possibile.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, l’Amstaff sarebbe uscito dal cancello della propria abitazione, raggiungendo una casa vicina. L’aggressione sarebbe stata immediata e violenta, tanto da non lasciare scampo al Bulldog. Una scena avvenuta sotto gli occhi della proprietaria del cane ucciso, che si trovava in casa al momento dell’attacco.
Ma la tragedia non si è fermata alla morte dell’animale. La donna, incinta, avrebbe perso il bambino che portava in grembo, probabilmente a causa dello shock subito. Una conseguenza drammatica che trasforma un episodio di cronaca in una ferita irreversibile, difficile anche solo da raccontare.
L’OIPA sottolinea come, ancora una volta, il prezzo più alto venga pagato da vittime innocenti: un animale che perde la vita in modo brutale e una persona la cui esistenza viene stravolta per sempre. Una catena di dolore che, secondo l’associazione, poteva essere evitata.
Nel comunicato diffuso il 16 gennaio 2026, il presidente Massimo Comparotto richiama con forza il tema della responsabilità individuale, ribadendo che detenere un cane non è mai un gesto neutro o superficiale.
«Troppo spesso si sottovaluta il fatto che detenere un cane – a prescindere dalla tipologia o dalla razza – comporta delle responsabilità enormi, sia nei confronti del benessere dello stesso animale, sia verso la sicurezza pubblica. Un cane mal gestito, come molto probabilmente in questo caso, può creare danni irreversibili e gravi responsabilità previste dalla legge: si può ferire, anche mortalmente, una persona così come uccidere un altro animale».

Bulldog
Parole che mettono al centro non la razza, ma la gestione, la consapevolezza e la preparazione di chi sceglie di convivere con animali che richiedono competenze specifiche. Una responsabilità che, secondo l’OIPA, non può più essere lasciata all’improvvisazione.
Il comunicato evidenzia anche un altro punto cruciale: l’assenza di una normativa chiara e adeguata sulla gestione dei cani, soprattutto quelli appartenenti a tipologie che richiedono maggiore preparazione. Un vuoto legislativo che, nel tempo, ha prodotto solo tragedie annunciate.
A ribadirlo è l’avvocata Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio Legale OIPA Italia, che punta il dito contro i continui rinvii del legislatore.
«Il legislatore continua a rimandare un intervento normativo per affrontare in modo serio e responsabile la detenzione di razze o simili razze di cani non alla portata di tutti. Le conseguenze, purtroppo, sono drammatiche. Servono regole chiare, formazione obbligatoria per i detentori, controlli e strumenti di prevenzione. Solo così si possono evitare nuove tragedie, per le persone e per gli animali. L’attuale assetto normativo in Italia è assolutamente inutile, se non a tratti inesistente».
Secondo l’OIPA, la prevenzione passa da formazione, controlli, responsabilità e regole applicabili, non da semplificazioni o demonizzazioni. Senza un quadro normativo serio, il rischio è che episodi come quello avvenuto nel Leccese continuino a ripetersi, lasciando dietro di sé scie di dolore che coinvolgono animali e persone.
L’associazione ha annunciato che continuerà la propria campagna di sensibilizzazione, chiedendo un cambiamento culturale e normativo che metta davvero al centro la responsabilità nella detenzione degli animali. Perché ogni tragedia evitabile è una sconfitta collettiva. E perché nessuna vita, animale o umana, dovrebbe essere sacrificata all’assenza di regole.
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