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16 Aprile 2026 - 09:41
Tra mito e realtà, “Vietato gufare” arriva a Gassino Torinese (foto di repertorio)
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Data di inizio 18.04.2026 - 17:30
Data di fine 18.04.2026 - 20:00
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Per secoli li abbiamo guardati con sospetto. Silenziosi, notturni, immobili sui rami mentre tutto dorme: i gufi sono stati trasformati dall’immaginario collettivo in simboli di sventura, presagi di morte, creature da temere più che da osservare. Eppure, dietro quello sguardo fisso e apparentemente inquietante, non c’è nulla di oscuro. C’è piuttosto una storia fatta di equivoci culturali, tradizioni tramandate e narrazioni ripetute fino a diventare verità.
È dentro questa distanza — sottile ma persistente — tra ciò che è reale e ciò che viene raccontato che si inserisce il secondo appuntamento della rassegna letteraria “Riflessi di carta”, promossa dal Comune di Gassino Torinese e curata da Eleonora Galluzzo, scrittrice attiva sul territorio.
Sabato 18 aprile, alle 17.30, nella Sala Primo Levi della Biblioteca civica, sarà ospite Marco Mastrorilli con il libro “Vietato gufare! Gufi e civette tra storia, letteratura e credenze popolari”.
Il punto di partenza è una domanda semplice, quasi automatica, ma difficile da smontare davvero: perché i gufi portano sfortuna?
Una convinzione diffusa, resistente, trasversale alle generazioni. Proprio per questo, interessante da analizzare.
Nel suo lavoro, Mastrorilli non si limita a smentire un luogo comune. Compie un’operazione più ampia e rigorosa: torna indietro, ricostruisce il contesto in cui quella convinzione è nata e si è consolidata. Mostra come, nel corso dei secoli, l’immagine dei rapaci notturni si sia stratificata attraverso racconti, simboli e interpretazioni spesso lontani dall’osservazione diretta.
La notte, il silenzio, i suoni improvvisi: elementi che, nelle società tradizionali, erano associati a ciò che sfuggiva al controllo. Il gufo, animale notturno per eccellenza, finisce così per abitare questo spazio di incertezza. Non perché lo generi, ma perché lo attraversa.
Da qui prende forma un processo lento e continuo. Le credenze si diffondono oralmente, si radicano nelle tradizioni locali, entrano nella letteratura, si fissano nelle immagini, si ripetono. E, con il tempo, si consolidano.
Quando un’immagine attraversa epoche e contesti diversi, smette di essere percepita come interpretazione. Diventa abitudine. Poi convinzione. Infine, verità condivisa.
È questo il meccanismo che “Vietato gufare” mette in discussione. Non con un approccio polemico, ma analitico. Ricostruendo le fonti, distinguendo tra osservazione e simbolo, riportando l’attenzione su ciò che è stato costruito e su ciò che invece è reale.
Il fatto che ancora oggi, in alcune aree, il canto di una civetta venga interpretato come un presagio negativo è indicativo. Non di una realtà oggettiva, ma della forza delle narrazioni culturali.
Il secondo appuntamento arriva dopo il debutto del 28 marzo, con Roberta Colombo e il libro “Cani specialmente abili. Maestri nell’arte di vivere”. In quell’occasione il tema era la disabilità.
Durante l’incontro, Eleonora Galluzzo ha posto una domanda che ha guidato la riflessione:
"La mente di un cane in che cosa differisce da quella umana?"
La risposta ha chiarito subito il nodo:
"L'essere umano ha un'autocoscienza narrativa: non solo vive un'esperienza, ma la interpreta, la valuta e la confronta con un'idea di "come dovrebbe essere". Quando a un cane manca un arto, non ha un confronto con un prima ideale, nè una costruzione di un'identità basata sulla perdita: non si percepisce come incompleto e non si giudica. Vive nel qui e ora. Questo non significa che il cane non si accorga del cambiamento, anzi. Ma ha un adattamento corporeo e funzionale quasi immediato".
Il punto è chiaro.
L’essere umano costruisce un significato attorno alla perdita.
Il cane si adatta.
Nel lavoro dell’autrice, questo si traduce in pratica. Cani con disabilità modificano il comportamento, trovano nuovi equilibri, si riorganizzano. Senza costruire un’idea di “mancanza”.
Alla seconda domanda, "chi sei, da dove vieni e soprattutto dove vuoi andare?"
Colombo ha raccontato il proprio percorso:
"Sono istruttore e formatore cinofilo, specializzata in riabilitazione comportamentale, sia a terra che con l'ausilio dell'acqua, e nel lavoro con cani affetti da deficit sensoriali e fisici. Da dove arrivo? Il punto di partenza è una bambina di 4 anni che raccontava a tutti che da grande avrebbe avuto una fattoria. Dove voglio andare? Nella direzione del mio sogno. Con la convinzione che il mio lavoro con gli animali possa, in qualche modo, cambiare lo sguardo e il modo di vivere anche delle persone. Portare avanti un'idea diversa della disabilità in cui non ci si fermi su ciò che manca ma che si possa riconoscere e valorizzare ciò che c'è. Il mio sogno è aprire un'accademia cinofila in cui fare cultura di qualità e creare uno spazio in cui la relazione sia al centro".
Due incontri diversi, ma con una linea chiara.
Nel primo caso si parla di disabilità. Nel secondo, di superstizione.
In entrambi i casi, il punto è lo stesso: ciò che vediamo non coincide sempre con ciò che è.
Da una parte si rischia di fermarsi alla mancanza.
Dall’altra si attribuisce un significato costruito nel tempo.
In mezzo c’è lo sguardo.
“Riflessi di carta” lavora proprio qui. Non aggiunge semplicemente informazioni. Prova a rimettere in ordine quelle che abbiamo già.
La rassegna proseguirà il 20 giugno con Marianna Gioconda Rotella e “Sfigatto sarai tu!”, mantenendo lo stesso percorso tra cultura, percezione e realtà.

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Primo appuntamento della rassegna con Roberta Colombo e il libro “Cani specialmente abili. Maestri nell’arte di vivere”
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