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Canavese, le streghe tornano sullo schermo: il rogo del 1474 rivive nel docufilm “Masche” girato a Levone

Debutto il 5 marzo a Ivrea per “Masche, le Streghe di Levone”, un progetto lungo oltre un anno che coinvolge più di cento persone e riporta alla luce il processo del 1474

Canavese, le streghe tornano sullo schermo

Canavese, le streghe tornano sullo schermo: il rogo del 1474 rivive nel docufilm “Masche” girato a Levone

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C’è una pagina di storia che per secoli è rimasta sospesa tra leggenda e silenzio. Ora torna alla luce con il linguaggio del cinema. Il docufilm “Masche, le Streghe di Levone” è pronto a debuttare in sala, riportando al centro dell’attenzione una vicenda del Quattrocento che segnò profondamente il territorio canavesano: la condanna al rogo di quattro donne accusate di stregoneria nel 1474.

Non è una semplice rievocazione storica. È un’operazione culturale che intreccia storia e attualità, memoria collettiva e riflessione contemporanea. Il progetto nasce all’interno dell’iniziativa “Sui passi delle Streghe di Levone”, sostenuta dal bando “Territori di luce” finanziato dalla Fondazione San Paolo. Una produzione ambiziosa, firmata Masterblack 2025 e diretta dal regista Andry Verga, che ha richiesto oltre un anno e mezzo di lavoro.

La prima proiezione è fissata per giovedì 5 marzo al cinema Splendor Boaro di Ivrea. Un evento inizialmente riservato a chi ha contribuito alla realizzazione del film, ma con la possibilità di apertura al pubblico in caso di posti disponibili, che verranno comunicati nei giorni precedenti attraverso i canali social. Dopo Ivrea, il docufilm farà tappa a Valperga, Candelo, Torino – al cinema teatro Massaia – e in altri comuni del territorio che ne faranno richiesta.

Con una durata di 70 minuti, l’opera ha ottenuto la qualifica di film storico dal Ministero della Cultura. Un riconoscimento che certifica la serietà dell’impianto narrativo e l’attenzione alla ricostruzione documentale. Ma la forza del progetto non sta solo nei titoli ufficiali. Sta nella capacità di coinvolgere una comunità intera.

Oltre cento persone hanno partecipato alla produzione tra attori, tecnici e comparse. Una cinquantina di figuranti, molti dei quali residenti a Levone, hanno preso parte alle riprese. Il film è diventato così un’esperienza collettiva, un cantiere culturale che ha unito generazioni diverse. Non solo professionisti del settore, ma anche volontari, famiglie, bambini.

La macchina organizzativa ha mobilitato energie e risorse. Il sostegno economico è arrivato dalla Fondazione San Paolo e da realtà locali che hanno creduto nel valore dell’iniziativa. I Comuni dell’Unione montana Alto Canavese hanno garantito appoggio istituzionale. Dietro le quinte, il lavoro è stato minuzioso: studio dei costumi, preparazione delle scene, ricostruzione degli ambienti.

Tra i momenti più impegnativi, la realizzazione della scena del rogo, simbolo tragico di una stagione in cui l’accusa di stregoneria poteva trasformarsi in sentenza di morte. Accanto alle sequenze più drammatiche, il film alterna momenti di vita quotidiana, scene ambientate in contesti rurali che restituiscono il quadro sociale dell’epoca. Una docufiction che non si limita a raccontare, ma prova a far vivere allo spettatore l’atmosfera del XV secolo.

Il caso delle masche di Levone non è un episodio isolato nella storia europea. I processi per stregoneria attraversarono il continente tra Medioevo ed età moderna, spesso colpendo donne marginali, vedove, figure ritenute scomode o semplicemente diverse. Il rogo del 1474 rappresenta una ferita ancora presente nella memoria del territorio, una vicenda che per anni è stata tramandata più attraverso il racconto popolare che tramite studi approfonditi.

Il docufilm interviene proprio su questo crinale: recuperare la memoria senza trasformarla in folklore. Restituire dignità alle protagoniste di una storia segnata dalla paura e dal sospetto. Nel Canavese, il termine “masche” richiama ancora oggi un immaginario potente, fatto di superstizione e racconti serali. Il film prova a spostare lo sguardo, inserendo quelle vicende in un contesto storico preciso.

La scelta della docufiction consente di alternare ricostruzioni sceniche a elementi di approfondimento, in un equilibrio tra narrazione e analisi. È un formato che permette di coinvolgere il pubblico senza rinunciare alla dimensione documentaria.

Per Levone e per l’Alto Canavese, l’uscita del film rappresenta un’occasione di rilancio culturale. Non solo un prodotto cinematografico, ma uno strumento di valorizzazione del territorio. La memoria diventa leva identitaria, occasione di confronto con il passato.

L’attenzione ora è tutta rivolta al debutto in sala. Dopo mesi di riprese, montaggio e post-produzione, il lavoro arriva davanti al pubblico. Il passaggio dalla dimensione locale a quella più ampia delle sale di Ivrea e Torino segna un salto di visibilità.

Il progetto dimostra come anche un piccolo comune possa trasformare una pagina dolorosa della propria storia in un’occasione di crescita culturale. Non si tratta di riaprire ferite, ma di comprendere meglio un passato che continua a interrogare il presente.

Il rogo del 1474 non è più soltanto un episodio nei libri di storia o nei racconti tramandati. Con “Masche, le Streghe di Levone” diventa immagine, voce, racconto condiviso. Un film che nasce da una comunità e torna alla comunità, riportando sullo schermo una vicenda che per secoli è rimasta ai margini.

E ora, a pochi giorni dalla prima proiezione, resta l’attesa. Perché il cinema, quando incrocia la memoria, non è solo spettacolo. È un modo per fare i conti con la propria storia.

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