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Famiglia, servizi e territori: a Ozegna un confronto pubblico sul futuro delle aree interne

A Ozegna il confronto tra amministratori, esperti e Parlamento su denatalità, servizi e politiche per rivitalizzare i piccoli comuni

Famiglia, servizi e territorio

Famiglia, servizi e territori: a Ozegna un confronto pubblico sul futuro delle aree interne

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L’iniziativa di lunedì 9 febbraio, promossa dal Comune di Ozegna, si inserisce in un percorso di riflessione che guarda oltre l’attualità immediata e prova a interrogarsi sulle trasformazioni profonde che stanno cambiando il volto dei piccoli Comuni. Un dibattito che mette al centro le famiglie, la qualità dei servizi e il ruolo dei territori, con l’obiettivo di individuare politiche capaci di rendere le comunità nuovamente attrattive e vive.

A moderare la serata sarà Patrizia Multari, psicologa e psicoterapeuta, mediatrice familiare ed esperta in EMDR, chiamata a guidare il confronto tenendo insieme dimensione sociale, relazionale e istituzionale. Un ruolo non secondario, vista la complessità dei temi in agenda e la pluralità di voci coinvolte.

Il parterre dei relatori riunisce rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali, oltre al mondo dei servizi. Interverrà Federico Pozzo, sindaco di Ozegna, che porterà il punto di vista di un Comune di dimensioni contenute, direttamente esposto agli effetti della crisi demografica e alla difficoltà di garantire servizi adeguati con risorse sempre più limitate. Accanto a lui, Sergio Bartoli, consigliere regionale del Piemonte, chiamato a offrire uno sguardo sulle politiche regionali e sugli strumenti a disposizione per sostenere i territori più fragili.

Dal fronte dei servizi socio-assistenziali, la parola passerà a Nicoletta Bellin, direttrice del CISS 38, che affronterà il tema dell’impatto della transizione demografica sui servizi alla persona, tra invecchiamento della popolazione, nuove fragilità e bisogni emergenti. Un nodo centrale, perché proprio i servizi rappresentano spesso il discrimine tra un territorio che resiste e uno che perde progressivamente abitanti.

Il confronto salirà poi di livello con la presenza dell’onorevole Elena Bonetti, esponente di Azione, già ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia e attuale presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto. Il suo intervento porterà al centro della serata il tema della denatalità come questione strutturale del Paese, non più rinviabile e non risolvibile con misure spot.

A completare il quadro sarà Daniela Ruffino, deputata della Repubblica per Azione, chiamata a contribuire al dibattito con un focus sulle politiche nazionali e sulle ricadute concrete nei territori periferici. Un’occasione per collegare le scelte legislative alle conseguenze quotidiane vissute dai Comuni e dalle famiglie.

L’incontro di Ozegna si propone dunque come un momento di ascolto e confronto, aperto alla cittadinanza, su problemi che non riguardano solo i piccoli centri, ma che anticipano dinamiche destinate a investire ampie porzioni del Paese. La perdita di popolazione, la difficoltà di accesso ai servizi essenziali, il calo delle nascite e l’invecchiamento non sono più fenomeni marginali, ma elementi strutturali che impongono una revisione delle politiche pubbliche.

Parlare di aree interne significa interrogarsi sul modello di sviluppo, sul rapporto tra centro e periferia, sulla capacità dello Stato e delle istituzioni locali di garantire diritti e opportunità indipendentemente dal luogo in cui si vive. In questo senso, la serata di lunedì non si limita a fotografare un problema, ma prova a costruire un terreno comune di riflessione, mettendo attorno allo stesso tavolo amministratori, esperti e rappresentanti del Parlamento.

Ozegna, per una sera, diventa così uno spazio di discussione più ampio, che guarda al futuro del Canavese e, insieme, a quello di tante altre comunità alle prese con le stesse domande. La risposta non è scontata, ma il confronto pubblico resta il primo passo per evitare che denatalità e spopolamento diventino un destino già scritto.

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