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Celebrazione Giorno della Memoria 2026: Brandizzo ricorda Leone Casale

In occasione del 27 gennaio verrà posta la pietra d’inciampo per ricordare Il partigiano perito a Mauthausen nel 1945

Celebrazione Giorno della Memoria 2026: Brandizzo ricorda Leone Casale

Locandina Giornata della memoria 2026- Brandizzo

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Venerdì 30 gennaio 2026, alle ore 11.00, davanti all’ingresso del Palazzo Comunale di Brandizzo in Via Torino 121, si svolgerà la cerimonia di posa della Pietra d’Inciampo in memoria del concittadino Leone Casale, deportato a Mauthausen nel 1944.

L’Amministrazione Comunale di Brandizzo, in collaborazione con la sezione ANPI di Chivasso, celebrerà la ricorrenza internazionale della Giornata della Memoria 2026 con un’iniziativa dal profondo significato simbolico e storico.

Le Pietre d’Inciampo (Stolpersteine) sono piccoli monumenti commemorativi installati in tutta Europa per ricordare le vittime della deportazione nazista e fascista.L'iniziativa è partita a Colonia nel 1992 e ha portato, a inizio 2019, all'installazione di oltre 130.000 pietre.
La cinquantamillesima pietra è stata posata a Torino nel 2015; nel 2023 è stata installata a Norimberga la centomillesima pietra d'inciampo per Johann Wild, un vigile del fuoco.

Create dall'artista tedesco Gunter Demnig, hanno l’obiettivo di mantenere viva la memoria delle vittime del nazifascismo, restituendo un’identità e una storia alle persone che furono ridotte a mero numero nei campi di sterminio.
Alla cerimonia parteciperanno, oltre alle autorità, i parenti della vittima, le associazioni del territorio e gli alunni dell
’Istituto Comprensivo “G. Rodari” di Brandizzo.

Chi era il Partigiano Leone Casale?

Leone, nato nel 1917, di professione muratore, servì sotto le armi italiane fin dal 1937 raggiungendo il grado di caporale maggiore della Regia Artiglieria Alpina e partecipando alla rovinosa Campagna di Grecia.
Come molti altri militari, dopo la rotta dell’8 settembre 1943, divenne uno "sbandato" senza riferimenti né ordini superiori.

Il fratello di Leone gli portava spesso beni di prima necessità, lasciandoli alla loro sorella che lavorava come domestica presso una famiglia della zona che aiutava segretamente i partigiani.
Tra l’estate e l’autunno del 1944, le formazioni operanti nelle Valli di Lanzo subirono duri rastrellamenti da parte delle forze tedesche e repubblichine; in quella fase del conflitto, tali operazioni servivano non solo a contrastare la lotta partigiana, ma anche a liberare zone di passaggio per il prossimo ripiegamento nazista verso nord.

L’undicesima Brigata, di cui Leone faceva parte, si disperse: una parte riparò in Francia e l'altra nelle colline del Monferrato. Dopo essere stato in Francia, Leone tornò a casa, ma essendo ricercato insieme ad altri sbandati di Brandizzo, si rifugiò sul Gurin, un isolotto alla confluenza tra il Po, la Gora del Mulino e il torrente Malone.

Nella fuga dalle Valli di Lanzo, Leone (l'uomo nella foto al centro senza berretto, con un gruppo di partigiani ad Ala Di Stura nel 44) aveva portato con sé la bandiera dell’undicesima Brigata, chiedendo alla famiglia di conservarla finché non fosse tornato a riprenderla. Quando restare sul Gurin divenne troppo pericoloso, Leone trovò rifugio nelle colline attorno a Casalborgone, dove si aggregò alla formazione del "Diavolo Rosso".

Il 4 novembre 1944 fu catturato dalle Brigate Nere e imprigionato nella caserma di Chivasso; nell'arresto furono coinvolti anche fascisti locali di Brandizzo. Malmenato e derubato, Leone venne consegnato ai soldati tedeschi che lo condussero al famigerato Albergo Nazionale di via Roma a Torino, e da lì al campo di transito di Bolzano.

Proprio lungo la massicciata ferroviaria di Brandizzo, Leone riuscì a lanciare dal treno un biglietto per i familiari. Poco dopo, alla famiglia giunse una sua lettera da Bolzano: con poche e scarne parole chiedeva viveri e alcuni effetti personali che gli erano stati sottratti, raccomandando di spiegare la situazione alla fidanzata, per dirle che l’aveva sempre amata e l'avrebbe amata per sempre.

Fu la sua ultima comunicazione. Venne registrato con il numero di matricola 115428 nel campo di concentramento di Mauthausen (Austria) dove, secondo una comunicazione della Croce Rossa Italiana del novembre 1946, morì il 31 marzo 1945Leone Casale, al centro senza berretto, con un gruppo di partigiani ad Ala Di Stura nel 1944.

cc






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