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CHIVASSO. Una handbike speciale per la Hope Running

CHIVASSO. Una handbike speciale per la Hope Running

In foto Giacomo Teppati Losè

CHIVASSO. Ci sono i gesti che arrivano dal cuore, gesti inaspettati che inconsapevolmente regalano momenti di vera gioia e di infinita gratitudine. Gesti grandi o piccoli, ma che com’è accaduto all’associazione Hope Running ASD di Chivasso, lasciano una traccia. L’associazione ha ricevuto in dono una handbike speciale, quella di Giacomo Teppati Losè. Una bicicletta dotata di tre ruote, in cui la spinta al movimento viene esercitata con le sole braccia, e che viene utilizzata dalle persone con disabilità motoria. Una bicicletta che ha alle spalle la storia di un vero guerriero, una storia di vita bella e importante, che parte dal racconto di Nadia, cugina di Giacomo. Nadia e Giacomo erano uniti da un forte legame fin da piccini, un legame che purtroppo è venuto a spezzarsi alla fine del 2020, anno in cui Giacomo viene a mancare. “Mio cugino Giacomo era una persona stupenda – racconta emozionata la cugina Nadia – Con lui ho avuto l’onore di condividere parte della mia esistenza, dall’infanzia fino ai 50 anni. Insieme a suo fratello Modesto, unico sopravvissuto di questa sfortunata famiglia, abbiamo deciso di fare questa donazione, per onorarne la sua memoria, ma soprattutto per permettere ad altri guerrieri come lo era Giacomo, di usufruirne, non solo per gioire e divertirsi, ma per permettere loro di andare oltre gli ostacoli, godendosi la vita nonostante tutto. La vita di Giacomo è stata purtroppo molto complicata, ma lui non ha mai perso la sua voglia di vivere, che affrontava invece sempre con grinta e determinazione”. Un esempio di vita, quello di Giacomo, di quelli che tutti dovrebbero seguire e che parte da molto lontano quando all’età 13 anni resta orfano. Perde prima la madre e poi il padre per un brutto male, restando così solo con i suoi due fratelli Modesto e Giorgio, di 14 e 12 anni, in una casa nella frazione di Mezzenile Boglianetto, in provincia di Torino. “Vivevano in questa casa – continua Nadia –costruita dai genitori prima di morire. Era un palazzo a tre piani, uno per ogni figlio, a cui loro restano legati come se in essa ci fossero ancora i genitori. Poi tra le varie difficoltà che si presentano, con il passare del tempo, riescono a superarle tutte, trovando un lavoro e condividendo molti interessi. Tra i tanti la moto, ma è proprio con essa che una mattina Giacomo ebbe un incidente, restando paralizzato”. Giacomo aveva solo 24 anni e pur restando paralizzato dalla vertebra all’altezza dello sterno in giù, la forza e la sua naturale capacità di superare le peggiori disgrazie della vita, lo portano ad affrontare anche questo ostacolo con grinta e determinazione. “Giacomo così trascorre un anno presso un centro di riabilitazione specializzato in Francia – dice ancora Nadia, la cugina - Tornato a casa, prende la patente dell’auto per diversamente abili e si appassiona alla handbike, partecipando a diversi eventi organizzati dalle associazioni del territorio torinese. Poi però gli viene diagnosticata una malattia genetica che lo porta in breve tempo a perdere l’udito e la capacità di respirare autonomamente ed abbandonare casa, interessi e la sua handbike, trasferendosi presso una struttura specializzata di Torre Pellice”. Giacomo si spegne il giorno dell’Immacolata, nel 2020, in un anno difficile, in cui la sua proverbiale forza lo porta anche ad affrontare un lock-down. Una forza che non è descrivibile, ma che mette in luce il suo vivere fino in fondo, al di là di tutto e che di certo da oggi, attraverso la sua handbike potrà essere l’esempio per tanti guerrieri, come lo era lui.
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