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CHIVASSO. Cambiamenti climatici e progetto Alcotra

Nei giorni scorsi, si è tenuto a Torino un convegno, organizzato dall’Arpa Piemonte, sulla qualità dell’aria e i cambiamenti climatici, un argomento, quest’ultimo, di grande attualità, vista la mobilitazione giovanile a livello mondiale sul tema.

Il convegno rientrava nell’ambito del programma Alcotra, un progetto europeo di cooperazione transfrontaliera tra Italia-Francia, che in Francia coinvolge la Savoia e le regioni alpine confinanti con l’Italia, in Italia le province di Torino, Cuneo, Imperia e la Valle d’Aosta. Si tratta di un’area da sempre caratterizzata da un intenso traffico di merci e mezzi di trasporto diretti soprattutto dai porti liguri verso il resto d’Europa attraverso le Alpi e viceversa, ma anche da grandi siti industriali e forti concentrazioni urbane. Nei prossimi anni, questi territori dovranno far fronte ad impatti causati dai cambiamenti climatici, che, combinandosi agli effetti dovuti alle pressioni antropiche, fanno di quest’area una delle zone più vulnerabili d’Europa. Basandosi sui dati dell’inquinamento dell’aria e dei gas serra relativi all’anno 2013, il progetto intende formulare degli scenari di qualità dell’aria tendenziale fino al 2030 e dei cambiamenti climatici fino al 2050. Questo permetterà, secondo gli autori del progetto, “di fornire ai decisori delle indicazioni utili per la pianificazione e la gestione territoriale, che porteranno allo sviluppo di nuove politiche e misure di adattamento e di mitigazione a tutela e vantaggio della popolazione.”

Al convegno hanno partecipato i rappresentanti delle aree interessate, con in veste di moderatore Luca Mercalli. Per la zona piemontese era presente Roberto Ronco, della direzione ambiente della Regione Piemonte. Mercalli ha ricordato anzitutto come quella appena trascorsa sia stata un’estate da record, con i mesi di giugno, luglio e settembre più caldi di sempre, mentre il mese di agosto si è piazzato al secondo posto, dopo quello famoso del 2003. Come conseguenza, abbiamo avuto gli incendi in Siberia, dovuti al secco eccezionale, e lo scioglimento dei ghiacciai.

Se si continuasse con gli stili di vita attuali, senza fare nulla, si rischierebbe un disastroso aumento delle temperature fino a più 5 gradi. Applicando gli accordi di Parigi del 2015, cosa che si sta facendo solo in parte, si arriverebbe a più 2 gradi. In ogni caso, territori come Venezia, il delta del Po, la Camargue e altre aree costiere pianeggianti corrono dei gravi pericoli. Per le zone che rientrano nel progetto Alcotra, un aumento delle temperature di 2 gradi non avrebbe gravi conseguenze sulle zone costiere, visto che le coste liguri sono alte, ma porterebbe ad un incremento dei periodi di siccità e di caldo estivo, con aumento degli incendi boschivi e diminuzione della disponibilità di acqua per le coltivazioni agricole, oltre a un intensificarsi degli eventi estremi, come temporali violenti, grandinate, alluvioni e frane. E non sarebbero da sottovalutare gli effetti sulla salute umana.

Secondo gli scienziati, occorre agire su due fronti. A livello individuale, si possono modificare le abitudini alimentari riducendo gli sprechi e i consumi di carne, cambiare le modalità di spostamento, migliorare l’efficienza energetica delle nostre abitazioni, ma anche piantare alberi e favorire un’agricoltura meno impattante e di qualità: i due terzi della deforestazione mondiale sono dovuti alle coltivazioni industriali, come la soia, la gomma, l’allevamento intensivo, il mais, il cacao, il caffè e l’olio di palma. Le scelte individuali, però, non sono sufficienti, occorrono degli interventi di pianificazione globale, con l’obiettivo primario di arrivare ad una inversione energetica, eliminando le energie non rinnovabili: oggi, gli investimenti nel settore fossile, come il petrolio e il metano, sono più alti che mai.  Fondamentale è anche una corretta pianificazione e gestione a livello locale. Il rappresentante della Regione Valle d’Aosta al convegno, Luca Franzoso, ha affermato che la Valle ha programmato un azzeramento dell’uso di combustibili fossili entro il 2040. Il problema è che, ad esempio, la linea ferroviaria da Ivrea ad Aosta non è elettrificata. Invece di prevederne l’elettrificazione, la Regione ha investito nell’acquisto di treni bimodali, che quindi, da Ivrea in su, continueranno a funzionare a diesel. Sollecitato su questo tema da Mercalli, il rappresentante della Valle ha risposto che la questione non è di sua competenza.

E per restare nella nostra città, che senso ha acquistare due autobus nuovi a gasolio per il trasporto urbano? E che senso ha potenziare la centrale a metano?

Domenico Cena, Chivasso

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