Oltre ad avviare la raccolta firme, alcuni cittadini che abitano vicino al sito dove dovrebbe sorgere l’impianto di produzione di biometano e compost hanno letto il progetto e hanno cominciato e stendere delle osservazioni. Un lungo e dettagliato documento del quale riportiamo solo delle parti e riassumiamo il resto.
Il sito è troppo vicino alle abitazioni
Prima di tutto, i residenti indicano le abitazioni e i nuclei abitati che si trovano vicini al sito e che il progetto non menziona: “Nella ‘sintesi non tecnica’ si legge che l’impianto disterebbe Km. 5,3 dal centro abitato di Caluso. È un dato fuorviante perché non considera le distanze dai centri abitati di Frazione Mandria di Chivasso, Frazione Boschetto di Chivasso, Frazione Tonengo di Mazzè, Frazione Carolina di Caluso. Altresì non viene neppure indicata la distanza delle unità abitative che sorgono in prossimità dell’impianto: da una misurazione con Google Maps (non da carta topografica), le distanze appaiono inferiori ai 500 metri. Si tratta di Cascina Nuova del Tuono (circa 458 metri), edifici a Nord dall’altro lato della strada (386 metri), edifici a Nord a sinistra della strada (258 metri)”.
I residenti passano poi alla corposa “relazione tecnica generale”, di 180 pagine, dove sono descritte in dettaglio la fase di digestione anaerobica e quella di compostaggio. E la confrontano con le prescrizioni delle “Linee Guida” per il compostaggio formulate nel 2009 dalla Regione Piemonte, Direzione Sanità della Regione Piemonte: “Tra i problemi rilevati maggiormente in seguito alle attività di compostaggio e legati al sito, in base alle linee guida della Regione si evidenziano i rischi microbiologici, odori, polveri, rumori e di traffico veicolare. Si possono prevedere anche i problemi legati ad incendi/esplosioni, contaminazione delle acque, attrazione di animali (es. uccelli, roditori ed insetti)”
Il rischio microbiologico
Per quanto riguarda il “Rischio Microbiologico” le Linee Guida - osservano i residenti - riportano che i microrganismi presenti nelle materie prime e nel compost possono essere pericolosi per i lavoratori. Il bio-aerosol si sviluppa nei centri di compostaggio: il ciclo non è in grado di assicurare che non si sviluppino microrganismi pericolosi per la salute, principalmente degli operatori. Il bio-aerosol può essere costituito da microrganismi (batteri, spore, tossine e funghi) presenti nel materiale organico trattato o sviluppantisi durante il processo di compostaggio. In particolare il buio-aerosol può contenere, trasportati anche con le polveri, funghi, batteri, actinomiceti, endotossine, micotossine, glucani (polimeri del D-glucosio contenuti nelle pareti di funghi, batteri e vegetali)”.
Oltre che dalla fase di compostaggio, i residenti sono preoccupati anche dalla fase di digestione anaerobica, poiché anche questo processo non garantisce la scomparsa di microrganismi patogeni. I nuclei abitativi vicini potrebbero essere soggetti ad alcuni pericoli. Quelli “conseguenti all’innesco della fermentazione anaerobica (ad esempio, d’inverno a causa della bassa temperatura o d’estate a causa della perdita di acqua) ed in caso di incendio (favorito da innesco di fermentazione anaerobica che produce metano) sono allarmanti, sia per gli incendi che per i rischi alla salute: i batteri Gram negativi e gli actinomiceti sono i microrganismi maggiormente identificati nel compost tra quelli che possono causare allergie e problemi ai polmoni. Gli attinomiceti producono un elevato numero di spore del diametro tra 1 e 3 µm, capaci, quindi, di raggiungere facilmente parti più profonde del polmone causando allergie. L’Aspergillosi cresce bene a temperature inferiori a 45°C in materiale organico in fermentazione e costituisce un rischio principalmente per i lavoratori (e gli utilizzatori in alcuni casi) e per le attività svolte nelle vicinanze (fino a poche centinaia di metri). In generale, esistono pochi studi che esaminano i rischi per la popolazione residente in vicinanza e si stima che la residenza ad una distanza inferiore ai 200 metri, per oltre 5 anni continuativi, aumenti il rischio di avere bronchiti e tosse: se consideriamo che la portata complessiva dell’impianto sarà di 75 mila tonnellate, il problema esiste”
Si stima che verranno prodotti tra “163 e 186 g di particolato per tonnellata di FORSU trattato. Il compostaggio è considerato il sistema di trattamento dei rifiuti che produce più polveri: più dell’incenerimento o delle discariche o della digestione anaerobica per produrre biogas. Dalle attività di compostaggio possono derivare particelle del diametro inferiore ai 10 o ai 2,5 µm. Circa il 50-85% delle particelle in sospensione nell’atmosfera generate dal compostaggio possono essere inspirate perché hanno un diametro inferiore ai 5 µm, potendo così raggiungere gli alveoli polmonari e trasportare microrganismi”.
Le molestie odorigene
I residenti affrontano poi la questione degli odori: “Riguardo alle emissioni in atmosfera si considera che ogni tonnellata di materiale in ingresso produca:
- da 100 a 482 Kg di CO2;
- 240 g di ammoniaca dal FORSU e 120 g da altre tipologie di rifiuti;
- 2 g di cloro”
Una parte delle emissioni in atmosfera possono costituire solo un fastidio. Ma altre sono pericolose: “Le fonti maggiori di odori saranno le aree di fermentazione e di stoccaggio. Per quanto possa essere potente un sistema di filtraggio, non vi è certezza che l’effetto odorigeno non arrivi per via aerobica in prossimità dei centri abitati vicini. In particolare in prossimità dell’area in oggetto, troviamo la Frazione Mandria, ex tenuta sabauda unica nel suo genere, tutelata dalla Soprintendenza delle Belle Arti. Si tratta di un luogo di attrazione per i numerosi eventi organizzati (festa patronale S. Eligio, gara podistica StraMandriamo, il festival della birra, etc.), eventi che attirano ogni anno migliaia di persone. Si aggiungano le passeggiate delle persone che dal centro città si spostano anche in bicicletta per respirare aria pulita e vivere momenti di tranquillità”.
Un rumore di sette giorni su sette
I residenti aggiungono che il progetto riconosce che alcune fasi dell’attività di compostaggio, come il trasporto o la triturazione, possono produrre rumori (sino a 90 dBA). Questi rumori hanno bensì carattere solo episodico negli impianti che trattano quantitativi inferiori a 1.000 t/anno. Ma l’impianto in progetto prevede 20 mila tonnellate di compostaggio all’anno: vi sarà un inquinamento acustico dato che l’impianto sarà attivo 7 giorni su 7, e un inquinamento ambientale dovuto all’aumento della circolazione veicolare.
Il traffico e l’inquinamento prodotto
Scrivono i residenti: “Si suppone che per trasportare 75mila tonnellate per un periodo di 313 giorni l’anno, transiteranno all’incirca 24 mezzi (se si considera un mezzo di grandi dimensioni che può trasportare fino a 10 tonnellate), mentre con mezzi piccoli da 1 tonnellata ci sarebbero 240 mezzi in transito giornalmente, oltre al prodotto finito che in qualche modo deve uscire dalla sede di produzione, quindi ad ogni andata dev’essere aggiunto un ritorno”. Un traffico che si svilupperà in una strada molto stretta: “ Sia nella prima , che nella seconda ipotesi, stiamo parlando di transito di mezzi su di una strada provinciale (SP81) che attraversa un centro abitato in Frazione Boschetto, con percorrenza ad alta velocità e non adeguata al transito di mezzi di grandi dimensioni, essendo una strada estremamente stretta (un pullman ed un camion non possono transitare contemporaneamente), percorsa inoltre da mezzi agricoli di grandi dimensioni durante tutto il periodo della preparazione alla semina, irrigazione, sino alla raccolta, oltre che al trasporto di liquami, insilato di triticale, di mais e digestato, per la presenza di un altro impianto di biogas posto nelle vicinanze”.
Si deve tenere presente che, oltre al traffico veicolare dovuto dal collegamento fra il Comune di Mazzè e quello di Chivasso su strada SP 81, oltre a quelli sopracitati, vi è “la circolazione dei mezzi di media e piccola grandezza che ogni giorno transitano su questa strada (c’è un ricovero dei mezzi di trasporto per la raccolta rifiuti nell’area Frazione Mandria), che non è adatta a causa della sua ristrettezza”.
Un ulteriore aumento del traffico comporrebbe di conseguenza anche un aumento degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), i quali “potrebbero causare attività cancerogena, come viene ipotizzato da esperimenti di laboratorio e da indagini epidemiologiche. I composti ciclici aromatici sono molecole derivate da attività antropiche e purtroppo si ritrovano anche nel compost sia a seguito del bioaccumulo nei vegetali che di contaminazioni indesiderate, oltre ad essere presenti nelle emissioni degli autoveicoli (sia diesel che benzina)”.
Alcuni lavori scientifici evidenziano che i composti policiclici aromatici “sono stati ritrovati in maggiori quantità nei rifiuti “Verdi” (15,6 µg/kg di peso secco) rispetto ai rifiuti organici domestici (14,6 µg/kg di peso secco). Gli IPA nella frazione organica dei rifiuti domestici derivano in gran parte da contaminazioni accidentali (es. plastica), mentre la frazione verde è contaminata principalmente dall’aria (bioaccumulo). Gli IPA, 6 PCB (bifenili policlorurati) e 17 policlorurati di benzo diossine e furani si ritrovano in concentrazioni 12 volte superiori nelle foglie rispetto ad altri materiali di partenza per il compostaggio (in questo lavoro sono stati indagati 16 composti idrocarboniosi policiclici aromatici IPA derivati del benzene che sono originati principalmente dalle combustioni)”.
Rifiuti poco piacevoli…
Il progetto quantifica che la fase di processo del compostaggio produrrà 20mila tonnellate di rifiuti “Verdi” comprendenti “scarti di corteccia e sughero, segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare, piallacci, imballaggi in legno. Si consideri (oltre all’IPA) che alcuni di questi materiali, come ad esempio i pannelli di truciolare e la segatura, presentano formaldeide al loro interno. La formaldeide è un gas incolore con un odore forte, viene appunto impiegato come sostanza chimica nei pannelli truciolari, ed è scientificamente testato che un’eccessiva presenza di formaldeide è nociva alla salute, ed è cancerogena”. Inoltre il materiale strutturante ligneo-cellulosico, necessario per la fase di compostaggio aerobico, sarà ricevuto nell’impianto e stoccato sotto una tettoia (struttura aperta).
Lo scarico delle acque depurate
Il progetto spiega come saranno trattate le acque e dove saranno scaricate. Dapprima le acque transiteranno in un pozzetto di campionamento (P-01) per la verifica del rispetto dei limiti di scarico nelle acque imposti dalla legge. Poi defluiranno, in quantità variabile da 19 a 109 tonnellate, nel canale maestro del Consorzio Irriguo di Chivasso: “Questo canale è privo di scorrimento di acqua nel periodo autunnale, invernale e in parte primaverile. In sintesi ci si trova in presenza di acqua solo durante il periodo di irrigazione dei campi. Bisogna capire se non ci saranno ristagni, dove confluiranno queste acque in assenza di scorrimento di altra acqua, e se il controllo dei valori delle acque immesse sarà effettuato ogni qualvolta avverrà lo scarico. Il canale è confinante con parecchie unità abitative e un flusso di tale portata, in un canale che è in secca per circa 6/7 mesi l’anno, necessita di una valutazione approfondita (i valori presenti nelle acque immesse nel canale, non essendo mescolata con altra acqua, potrebbero non rispettare oltretutto i limiti di scarico essendo concentrate)”.