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10 Febbraio 2020 - 14:53
Franco Sampò, ex sindaco di Cavagnolo
A distanza di quasi dieci anni dall’inizio del procedimento, all’udienza fissata dalla Corte di Appello di Torino per il secondo grado di giudizio il Procuratore Generale ha rinunciato all’appello originariamente avanzato dalla Procura nei confronti di Franco Sampò, l’ex sindaco di Cavagnolo già assolto con formula piena in primo grado. Si chiude così un capitolo che ha interessato non solo l’ex primo cittadino, uscito dalla scena politica locale in seguito alle sue dimissioni, ma che ha segnato un’intera comunità.
Tre settimane di carcere, altrettante costretto a risiedere a Cormano, lontano da Cavagnolo, un altro paio in un altro domicilio che non fosse casa sua. Una brutta storia, quella vissuta da Franco Sampò.
Era il 27 maggio 2011 quando Sampò, all’epoca sindaco di Cavagnolo, venne coinvolto nel processo “Sanitopoli” per il filone d’inchiesta legato al bando di vendita degli ex capannoni militari di proprietà comunale, da trasformare in una residenza sanitaria da cento posti letto, in via XXIV Maggio. Un filone minore del presunto maxi scandalo che investì la sanità piemontese e che portò, tra gli altri, all’arresto dell’allora assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero.
Secondo il gip e i pm, l’allora sindaco si sarebbe adoperato affinché il bando venisse vinto da “Villa Iris”, di proprietà di Pierfrancesco Camerlengo, uscito dal procedimento ricorrendo al patteggiamento.
Il 22 dicembre 2010 la sua amministrazione emise il bando di vendita dell’area militare, partendo da una base d’asta di 499 mila e 500 euro. L’asta fu vinta da “Villa Iris”, l’unica società partecipante. Per la cronaca, non se ne fece poi più nulla perché “Villa Iris” non produsse mai i documenti richiesti dal Comune di Cavagnolo per considerare chiuso e affidato il bando.
Ma questo è l’epilogo marginale di una vicenda che ha assunto nel tempo tutt’altri contorni. Dopo tre anni di udienze, che l’hanno visto sempre presente nell’aula 45 del Palazzo di Giustizia di Torino, seduto di fianco ai suoi avvocati Sabrina Balzola e Gian Maria Mosca, udienze che hanno visto sfilare come testimoni decine di cavagnolesi, tra ex amministratori e dipendenti pubblici, Sampò nel giugno 2014 è stato assolto da ogni addebito. Per i giudici torinesi, con i suoi comportamenti non ha turbato l’asta pubblica di vendita dei capannoni.
Insomma, non ha commesso alcun reato. Per lui la Procura aveva chiesto poco più di un anno di reclusione. La scorsa settimana è giunta la rinuncia all’appello che chiude così definitivamente il processo.
“Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto, soprattutto per il contenuto giuridico di quanto accaduto oggi - commentano gli avvocati Sabrina Balzola e Gian Maria Mosca - con la rinuncia all’appello, forse intervenuta anche per la mancata condivisione da parte del Procuratore Generale dell’appello proposto dalla Procura, l’assoluzione con formula piena ottenuta nel 2015 è definitivamente sancita: Franco Sampò non ha mai commesso nessun reato, agì per il bene della sua comunità nel pieno rispetto della legge”.
“Sono molto contenta per la persona che è Franco - aggiunge Sabrina Balzola -. Non ho mai dubitato della sua innocenza e si meritava un riscatto pieno e indiuscutibile”.
Raggiunto telefonicamente Sampò commenta così: “Sono davvero sollevato, non potevo ricevere notizia più positiva. E’ stato un periodo davvero difficile della mia vita, ma ne è valsa la fiducia nella giustizia che ho nutrito fin dall’inizio. Ciò che mi fa ulteriormente piacere è vedere che il progetto per cui ho vissuto tutto questo, fino ad essere privato della mia libertà, ha preso vita ed è una realtà concreta per tutta la comunità di Cavagnolo. Un ringraziamento particolare ai miei difensori che non hanno smesso un attimo di supportarmi e assistermi, anche moralmente, soprattutto nei periodi più bui di tutta questa vicenda”.
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