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22 Marzo 2021 - 16:28
Beppe Valesio
Beppe Valesio, giornalista, docente presso le Unitre di Chivasso Foglizzo e Cavagnolo - ma non nel suo paese -, sta terminando la sua esperienza come consigliere comunale di Brusasco.
Beppe, sei soddisfatto?
In realtà ho vissuto due vite in una. Prima come vicesindaco e principale collaboratore della sindaca, poi come consigliere indipendente di minoranza. In mezzo c’è stato l’esonero proprio da parte della sindaca pro-tempore Luciana Trombadore. E’ stato un momento tutt’altro che facile, per cui sono sicuramente cambiato, ho faticato, ho continuato il mio cammino e sono rimasto ancorato ai miei valori. D’altra parte, essere esonerato senza preavviso, a seguito di pressioni e aut-aut assurdi e ingiustificati sia interni che esterni al consiglio comunale, non è stato certo un momento facile da vivere. A me non era mai successo. Per cui, no, non sono soddisfatto.
Cosa si è rotto con la sindaca Luciana Trombadore?
Cosa sia successo da parte sua per arrivare al mio esonero, non lo so esattamente. Forse neppure lei lo sa. Dopo di che si è rotto il rapporto di fiducia, considerato che ero stato cercato e chiamato dalla candidata sindaca, per finire con l’essere mandato via in quel modo assurdo. Qualcuno ha pensato che volessi fare io il sindaco al posto suo e lei forse ci ha creduto. Non aveva capito che quando una squadra vince la coppa, il primo a sollevarla è il capitano, non chi segna i goal...
Come è stato essere vicesindaco?
Complesso, istruttivo, significativo. E’ un mestiere complesso. La sindaca mi aveva affidato il compito di presenziare alle riunioni esterne al comune, assemblee, riunioni, convegni, giornate di studio, al suo posto ove consentito. Questo, pur impegnativo, mi ha permesso di vedere al lavoro molti altri amministratori, alcuni davvero notevoli. Soprattutto stavo imparando il mestiere, per cui potevo studiare e approfondire le questioni, per far sentire la voce di Brusasco. Essere in grado di intervenire in questi consessi vuol dire far conoscere il proprio comune, vuol dire valorizzarlo, ed anche portare a casa qualcosa.
E stare all’opposizione?
“In realtà sono stato in minoranza, creando un nuovo gruppo, perché era impossibile continuare a restare nel gruppo di maggioranza dopo l’esonero: nessuna discussione, nessun confronto, nessuna spiegazione, nessuna attenzione, la sindaca ha deciso, va bene così. Però essere obbligato a cambiare posizione è stato tutt’altro che indolore, per me. Invece è stata molto positiva la collaborazione con gli altri colleghi delle minoranze, Giulio Bosso, Carlo Giacometto e Anna Marolo, che ringrazio di cuore: ho imparato molto, da loro. Pur con orientamenti diversi, mi sono sentito tranquillamente accolto, alla pari, potendo ogni volta confrontarmi con loro. Questo significa che lavorare per il bene del proprio paese, quello dove dimorano le radici profonde, permette di superare le personalità e le visioni differenti, perché è un valore essenziale superiore alle singole persone.
Come giudichi l’operato dell’amministrazione Trombadore?
Non giudico, constato i fatti. Avere rotto con i suoi principali collaboratori, con i dipendenti, con le associazioni, lasciando decadere la Consulta, avere avuto 8 segretari comunali mi pare, significa avere difficoltà a confrontarsi con le varie componenti della macchina comunale, per poi trovare una sintesi ed una mediazione. Attitudine al confronto ed alla mediazione sono invece indispensabili, vista la complessità di aspetti che ogni sindaco deve affrontare. Tutto questo porta ad una valutazione complessiva negativa dell’operato di questa amministrazione.
Un merito della sindaca?
Quello di avere difeso e gestito direi bene l’istituto comprensivo, praticamente su ogni aspetto. L’attenzione è stata massima ed efficace. Il resto è ordinaria amministrazione.
Un difetto?
L’accentramento di fatto nelle sue mani di quasi tutte le deleghe, (esclusa la cultura, delegata di fatto all’esterno). Significa insicurezza, mancanza di fiducia, forse timore. Al contrario, non solo è giusto affidare le deleghe ai collaboratori, ma è necessario coinvolgere tutto il gruppo, affinchè diventi squadra. Altrimenti non c’è condivisione. Infatti così è stato, perché si cresce sul campo, affrontando i problemi in prima persona, non certo ascoltando i consigli comunali senza intervenire.
Cosa si poteva fare e non si è fatto?
Era possibile realizzare i due principali obiettivi del programma elettorale presentato alle elezioni del 2016: valorizzare l’esistente e diventare produttori di cultura. Valorizzare l’esistente voleva dire valorizzare le persone prima di tutto, e invece è stato fatto il contrario. E poi il paesaggio, i beni storici, l’ambiente. Qualcosa si è mosso, ma era già programmato, mentre per palazzo Ellena c’era un progetto vero e proprio mai neppure avviato. E poi c’era il discorso culturale. L’obiettivo era rendere Brusasco produttore di cultura. Non solo quindi biblioteca o presentazione di libri, ma un programma complessivo, studiato insieme alla Consulta, per riuscire a realizzare eventi nuovi. Con un nuovo modo di fare comunicazione, che è cultura. Brusasco poteva diventare un po’ più centrale anche verso gli altri Comuni. La sindaca ha interrotto bruscamente il lavoro in corso, e questo è il mio rammarico più grande. Chi mi ha sostituito a mio parere ha abbandonato completamente tutto ciò che era stato avviato, dimostrandosi inadeguato per questa funzione. Le uniche iniziative culturali sono state gestite dall’Unitre. Bene, ma l’assessore dov’era?
Cosa avrebbe potuto evitare di fare la sindaca?
Sarebbe un elenco troppo lungo. Mi limito a rilevare che una persona matura con ruolo pubblico dovrebbe avere ben chiaro il significato del termine “politica” sia sul piano etico, e mi riferisco alla lealtà, che culturale, in particolare conoscenze. Altrimenti faccia altro. Ma difficilmente riuscirà a cambiare in meglio, perché dubito ci sia interesse a capire questi aspetti..
Veniamo alle prossime elezioni: ti candiderai ancora?
No. Ho cercato di mettere a disposizione delle due comunità, di Brusasco e Marcorengo, la mia esperienza in vari settori, il mio tempo, la mia disponibilità. E’ stato buttato via dall’amministrazione a Brusasco, apprezzato a Marcorengo. Non credo che riannoderò quel filo.
Secondo te, quante liste ci saranno?
Spero due, per garantire il dibattito e la possibilità di scelta. I cittadini hanno diritto a scegliere fra due programmi in concorrenza fra loro.
Come non deve essere il futuro sindaco di Brusasco?
Non deve essere come l’attuale, facendo riferimento a quanto detto. Al contrario deve essere capace di mediare, che vuol dire ascolto, confronto, analisi e sintesi, per unire anziché dividere. Vecchi strumenti molto dimenticati nell’era dei social, dove conta solo l’immagine e due parole su facebook per sentirsi importanti. Non è così. La preparazione e l’attitudine sono i due elementi fondamentali per il sindaco perché hanno grande importanza per le sue comunità. Speriamo in bene.
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